A
- alcaloide
La maggior parte degli alcaloidi contiene azoto in un anello eterociclico e deriva da amminoacidi; tra gli esempi più noti figurano caffeina, chinino, morfina e nicotina. Molti agiscono sull'organismo anche in quantità minime e alcuni sono tossici, il che rende indispensabili la corretta identificazione della pianta e la prudenza nell'uso. Le proprietà variano molto da composto a composto.
Vedi anche: composto fitochimico, glicoside
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- annuale
Una pianta annuale, detta anche annua, passa dalla germinazione alla produzione dei semi e alla morte nel giro di un anno al massimo, spesso in pochi mesi. La specie si perpetua grazie ai semi, che superano nel suolo la stagione sfavorevole, e nella classificazione di Raunkiaer queste piante rientrano tra le terofite. Molte infestanti delle colture e diversi ortaggi da foglia sono annuali. Alcune perenni di clima caldo si coltivano come annuali dove l'inverno è rigido, ma si tratta di una scelta colturale e non di un tratto biologico.
Fonte: glossario botanico standard
- antocianina
Le antocianine sono glicosidi di antocianidine come cianidina, delfinidina e malvidina, e si trovano disciolte nel vacuolo delle cellule. Il colore cambia con l'acidità del mezzo, virando al rosso a pH acido e al blu o al verde a pH più elevato, il che permette di usare estratti ricchi di questi pigmenti come indicatori di pH. Sono composti sensibili a calore, luce e ossigeno, fattori che incidono sul colore di estratti e alimenti durante la preparazione e la conservazione.
Vedi anche: carotenoide, flavonoide, glicoside
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- arbusto
L'arbusto è una pianta legnosa perenne che in genere non supera pochi metri d'altezza e si ramifica vicino al suolo in diversi fusti di spessore simile. La distinzione dall'albero, dotato di un tronco principale ben definito, è pratica e ammette forme intermedie come l'arboscello. Il suffrutice, o semiarbusto, è invece legnoso solo alla base, con rami superiori erbacei. L'aggettivo arbustivo descrive questo portamento e anche la vegetazione dominata da arbusti.
Vedi anche: erbacea, perenne, rampicante
Fonte: terminologia di morfologia vegetale
- aromatica
In botanica è aromatica la pianta che produce e accumula sostanze volatili odorose, soprattutto fenilpropanoidi e terpeni, componenti degli oli essenziali. Queste sostanze si trovano in strutture specializzate, come canali secretori di fusti e radici, tasche secretrici nella buccia dei frutti o tricomi ghiandolari delle foglie, e si liberano quando il tessuto viene schiacciato o riscaldato. Famiglie come Apiaceae, Lamiaceae e Myrtaceae comprendono molte specie aromatiche. In chimica organica aromatico ha un altro significato, legato ad anelli come quello del benzene, e non riguarda l'odore.
Vedi anche: erbacea, infiorescenza
Fonte: terminologia di botanica economica
- autoctona
Una specie è autoctona, o nativa, di un territorio quando appartiene alla flora locale per processi naturali di evoluzione e dispersione, senza trasporto da parte dell'uomo. Il concetto è sempre riferito a un'area, e la stessa pianta può essere autoctona di un continente e alloctona in un altro. Autoctona non significa esclusiva, perché una specie autoctona del Brasile può crescere spontanea anche nei paesi confinanti. Quando l'areale naturale è limitato a una sola area si parla di specie endemica.
Vedi anche: endemica, invasiva, naturalizzata
Fonte: terminologia di fitogeografia
B
- basionimo
Quando una specie viene trasferita in un altro genere, l'epiteto originario di solito si conserva e si unisce al nuovo genere, dando luogo a una nuova combinazione. Il nome di partenza è detto basionimo, e l'autore che lo ha pubblicato compare tra parentesi nel nome nuovo. In Picea abies (L.) H.Karst., per esempio, il basionimo è Pinus abies L., descritto da Linneo.
Vedi anche: nome accettato, sinonimo botanico
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)
- biennale
Nel primo anno la pianta biennale si limita alla crescita vegetativa, spesso sotto forma di rosetta basale di foglie e di una radice che accumula riserve. Nel secondo anno emette il fusto fiorale, produce i semi e muore. In diverse specie la fioritura richiede un periodo di freddo, processo noto come vernalizzazione. Nei climi privi di un vero inverno alcune biennali si comportano da annuali oppure sopravvivono più a lungo.
Fonte: glossario botanico standard
C
- capsula
Le capsule rigide contengono polveri o estratti secchi, mentre quelle molli racchiudono di solito liquidi od oli. L'involucro protegge il contenuto e facilita l'assunzione di sostanze dal sapore sgradevole, e la scelta tra gelatina animale e cellulosa vegetale conta per chi segue un'alimentazione vegetariana. In botanica la stessa parola indica tutt'altro, cioè un tipo di frutto secco deiscente che si apre spontaneamente per liberare i semi, senza alcun legame con la forma farmaceutica.
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- carotenoide
I carotenoidi sono tetraterpenoidi a quaranta atomi di carbonio e si dividono in caroteni, formati solo da carbonio e idrogeno, come alfa-carotene, beta-carotene e licopene, e xantofille, che contengono ossigeno, come luteina e zeaxantina. Nelle foglie verdi il loro colore è mascherato dalla clorofilla e diventa visibile quando questa si degrada. Alcuni carotenoidi sono precursori della vitamina A nell'organismo umano, e le proprietà studiate variano da composto a composto.
Vedi anche: antocianina, terpenoide
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- cataplasma
Nella tradizione popolare il cataplasma si prepara cuocendo, grattugiando o schiacciando il materiale vegetale fino a ottenere una massa umida, a cui si possono aggiungere argilla o farine per renderla più compatta. L'applicazione è sempre esterna, direttamente sulla pelle oppure con un panno sottile interposto. Si distingue dall'impacco perché utilizza la massa vegetale stessa e non soltanto un liquido assorbito da un tessuto. Alcuni vegetali irritano la pelle, perciò la tolleranza cutanea va sempre tenuta presente con questa forma di preparazione.
Vedi anche: impacco
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- composto fitochimico
Il termine comprende sostanze che la pianta produce per interagire con l'ambiente, come aromi, molecole di difesa contro erbivori e microrganismi e pigmenti. La concentrazione varia con il clima, la parte della pianta, il periodo di raccolta, la specie e il suolo. Molte classi fitochimiche sono oggetto di ricerca farmacologica, ma le proprietà variano da composto a composto e dipendono dalla forma di preparazione.
Vedi anche: alcaloide, flavonoide, terpenoide
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- controindicazione
Le controindicazioni possono essere assolute, quando l'uso va escluso in ogni caso, oppure relative, quando l'uso richiede una valutazione attenta e un monitoraggio. Tra le circostanze elencate più spesso figurano allattamento, allergie note, età, gravidanza e uso contemporaneo di altri medicinali. Nei foglietti illustrativi la dicitura controindicato esprime una categoria di rischio più forte rispetto a sconsigliato o da usare con cautela, e non va letta come una semplice raccomandazione.
Vedi anche: effetto collaterale, interazione farmacologica
Fonte: terminologia farmacologica standard
- cultivar
Il termine nasce dalla contrazione dell'espressione inglese cultivated variety ed è disciplinato dal Codice internazionale di nomenclatura delle piante coltivate. A differenza della varietà botanica, la cultivar deriva da ibridazione, propagazione controllata o selezione e si conserva solo con l'intervento umano, tramite innesto, talea o semi controllati. Cultivar della stessa specie possono differire per aroma, colore e contenuto di composti.
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura delle piante coltivate (ICNCP)
- cumarina
La classe comprende cumarine semplici, furanocumarine e piranocumarine, con esempi come la cumarina stessa, lo psoralene, la scopoletina e l'umbelliferone. Sono comuni in famiglie come Apiaceae, Fabaceae e Rutaceae. Alcune furanocumarine rendono la pelle sensibile alla luce solare e possono causare fotodermatiti anche gravi, mentre la cumarina ad alte dosi può danneggiare il fegato. La cumarina naturale non va confusa con gli anticoagulanti cumarinici come il warfarin, molecole di sintesi modificate.
Vedi anche: composto fitochimico, glicoside
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
D
- decidua
Una pianta decidua, o caducifoglia, lascia cadere il fogliame in modo stagionale e trascorre un periodo spoglia, riducendo così la perdita d'acqua e i danni da freddo. All'opposto c'è la pianta sempreverde, che conserva le foglie tutto l'anno e le sostituisce gradualmente, mentre le semidecidue ne perdono solo una parte. In botanica l'aggettivo caduco si applica anche ad altri organi che cadono dopo aver svolto la loro funzione, come sepali o stipole.
Fonte: glossario botanico standard
- decozione
In fitoterapia la decozione si impiega quando i costituenti del materiale vegetale non si liberano facilmente con il solo contatto con l'acqua calda, come accade spesso con cortecce, radici e semi. Il materiale viene messo in acqua, mantenuto in ebollizione e poi filtrato, e il liquido ottenuto prende il nome di decotto. Rispetto all'infusione, la bollitura comune estrae composti più resistenti, ma può degradare le sostanze sensibili al calore.
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- dose
In farmacologia la dose è la quantità assunta a ogni somministrazione, mentre la posologia descrive lo schema d'uso completo, comprese frequenza e durata. Nelle preparazioni vegetali la dose dipende dalla concentrazione dell'estratto, dalla forma farmaceutica e dalla parte della pianta, per cui i valori validi per una preparazione non si possono trasferire a un'altra. La distanza tra la dose efficace e quella che provoca effetti tossici varia secondo la sostanza, e questo rende la dose uno dei principali fattori di sicurezza.
Vedi anche: posologia, tossicità
Fonte: terminologia farmacologica standard
E
- effetto collaterale
In farmacologia l'effetto collaterale è qualsiasi effetto diverso da quello ricercato e legato alle proprietà della sostanza, anche quando non causa danni. La reazione avversa, che nel foglietto illustrativo compare come effetto indesiderato, è invece il termine della farmacovigilanza per le risposte nocive e non volute che si verificano alle dosi abituali. Ogni reazione avversa è indesiderata, ma non tutti gli effetti collaterali sono avversi. Anche i prodotti di origine vegetale possono provocare reazioni avverse, e il fatto che derivino da una pianta non le rende meno rilevanti.
Vedi anche: controindicazione, interazione farmacologica, tossicità
Fonte: definizioni dell'OMS in materia di farmacovigilanza
- endemica
Endemica è la specie che cresce spontanea soltanto in un'area circoscritta, ampia quanto un paese o un bioma oppure ristretta alla vetta di un'unica montagna. Ogni specie endemica è autoctona della propria regione, ma non ogni autoctona è endemica. L'endemismo è frequente negli ambienti isolati, sulle isole e in montagna, e le specie ad areale molto ristretto tendono a essere più vulnerabili alla perdita di habitat. Anche se coltivata altrove, una pianta endemica resta endemica della sua regione d'origine.
Vedi anche: autoctona, naturalizzata
Fonte: terminologia di fitogeografia
- erbacea
Erbacea è la pianta il cui fusto resta tenero, con scarsa deposizione di lignina, a differenza di alberi e arbusti, che producono legno. La parte aerea è di solito bassa e nelle specie perenni può seccare e ricacciare da organi sotterranei. Il termine indica la consistenza e non la durata della vita, tanto che esistono erbacee annuali, biennali e perenni. L'aggettivo si applica anche a parti della pianta, come i rami giovani e non ancora lignificati di una specie legnosa.
Vedi anche: arbusto, perenne, rampicante
Fonte: terminologia di morfologia vegetale
- erbario
Ogni esemplare, detto exsiccatum, è accompagnato da un cartellino con raccoglitore, data, identificazione e località. Gli erbari custodiscono anche i campioni tipo, che fissano l'applicazione di ciascun nome scientifico. Nella ricerca sulle piante medicinali, depositare un campione della pianta studiata, il cosiddetto voucher, permette di verificarne l'identificazione in seguito. In Brasile il Jardim Botânico do Rio de Janeiro conserva una delle collezioni più grandi del paese.
Vedi anche: nome scientifico, specie, taxon
Fonte: glossario botanico di riferimento
- estratto
I sottotipi dipendono dal solvente e dal grado di concentrazione. L'estratto acquoso impiega solo acqua, mentre l'estratto idroalcolico, preparato con acqua ed etanolo, contiene alcol, come di norma anche l'estratto fluido, preparazione liquida e molto concentrata: è bene che chi deve evitare l'alcol ne verifichi il contenuto in etichetta. L'estratto secco si ottiene eliminando del tutto il solvente e si presenta in polvere, mentre l'estratto standardizzato, spesso chiamato titolato in commercio, ha un contenuto definito di uno o più costituenti e permette di confrontare i lotti.
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- evidenza scientifica
La medicina basata sulle evidenze ordina gli studi in una gerarchia. Alla base si collocano i risultati in vitro, seguiti dagli studi sugli animali, dalle sperimentazioni cliniche sull'uomo e, al vertice, dalle revisioni sistematiche e dalle meta-analisi che riuniscono più sperimentazioni. Un effetto osservato su cellule o animali indica una direzione di ricerca, ma non dimostra che si verifichi nelle persone. L'espressione evidenza clinica si riferisce soltanto a dati ottenuti su esseri umani.
Vedi anche: in vitro, sperimentazione clinica, uso tradizionale
Fonte: terminologia metodologica standard della medicina basata sulle evidenze
F
- famiglia botanica
Nella gerarchia botanica la famiglia si colloca tra l'ordine e il genere. I nomi ufficiali terminano in -aceae, ma il codice di nomenclatura ammette alcuni nomi tradizionali come alternativa, ad esempio Compositae per Asteraceae e Labiatae per Lamiaceae. Conoscere la famiglia aiuta a riconoscere parentele e affinità di composizione tra le piante, ma non garantisce che specie della stessa famiglia abbiano impieghi o rischi uguali.
Vedi anche: genere, specie, taxon
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)
- farmacopea
Ogni Paese o regione può averne una propria, come la Farmacopea Europea, la Farmacopea statunitense e la Farmacopea Ufficiale della Repubblica Italiana. Per le piante medicinali le monografie di farmacopea descrivono caratteri botanici, contenuti minimi dei marcatori, limiti dei contaminanti e saggi di identificazione, e permettono di distinguere il materiale autentico da quello adulterato. In Italia la Farmacopea Europea ha valore vincolante accanto alla Farmacopea Ufficiale nazionale.
Vedi anche: monografia, pianta medicinale
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- fitoterapia
Il concetto abbraccia sia le preparazioni casalinghe sia i medicinali prodotti industrialmente e autorizzati. Nell'Unione europea i medicinali vegetali sono disciplinati dalla Direttiva 2001/83/CE, integrata dalla Direttiva 2004/24/CE per quelli di uso tradizionale, e devono rispettare requisiti di qualità farmaceutica. La fitoterapia si distingue dall'omeopatia, che segue altri principi, e dalla farmacologia delle sostanze isolate, perché lavora con l'insieme dei costituenti del vegetale o dei suoi estratti.
Vedi anche: fitoterapico, pianta medicinale
Fonte: Direttiva 2001/83/CE e Direttiva 2004/24/CE (Unione europea)
- fitoterapico
Nell'Unione europea la Direttiva 2001/83/CE, modificata dalla 2004/24/CE, prevede l'autorizzazione all'immissione in commercio, fondata su dati di efficacia e sicurezza o su un uso medico ben consolidato, e la registrazione semplificata dei medicinali vegetali tradizionali, basata su un impiego sicuro e prolungato. La filiera va dalla pianta medicinale alla droga vegetale e alle sue preparazioni, e solo il prodotto finito conforme a queste norme è un fitoterapico. Gli integratori a base di piante seguono invece la normativa alimentare.
Vedi anche: fitoterapia, pianta medicinale, uso tradizionale
Fonte: Direttiva 2001/83/CE e Direttiva 2004/24/CE (Unione europea)
- flavonoide
La struttura di base conta quindici atomi di carbonio, disposti in due anelli aromatici uniti da un anello centrale. La classe comprende sottogruppi come antocianidine, flavan-3-oli, flavanoni, flavoni e flavonoli, con esempi noti come apigenina, catechina, kaempferolo e quercetina. Nelle piante contribuiscono alla pigmentazione e al filtraggio della radiazione ultravioletta. Sono molto studiati nella ricerca farmacologica e le proprietà variano da composto a composto.
Vedi anche: antocianina, composto fitochimico, tannino
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
G
- genere
Il genere occupa il livello compreso tra la famiglia e la specie. Il suo nome è un sostantivo latinizzato, scritto con l'iniziale maiuscola e in corsivo, e costituisce la prima parte del binomio di ogni specie. Le piante dello stesso genere tendono a condividere tratti morfologici, ma possono differire parecchio nella composizione chimica, per cui resta necessaria l'identificazione a livello di specie.
Vedi anche: famiglia botanica, nome scientifico, specie
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)
- glicoside
La natura del glicoside dipende dall'aglicone, per cui si parla di glicosidi antrachinonici, cianogenetici, fenolici o flavonoidici, tra gli altri. In farmacognosia si usa anche eteroside come sinonimo, mentre glucoside indica in senso stretto i composti in cui lo zucchero è il glucosio. Il legame con lo zucchero rende di solito il composto più solubile in acqua, e l'idrolisi libera l'aglicone. Amigdalina, rutina e salicina sono esempi noti.
Vedi anche: antocianina, flavonoide, saponina
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
I
- impacco
In fitoterapia l'impacco è una forma di applicazione esterna in cui il tessuto assorbe una preparazione liquida e viene mantenuto sulla zona per un certo tempo. Si distingue dal cataplasma perché non contiene la massa vegetale, ma solo il liquido che se ne ricava. La temperatura fa parte della tecnica, e gli impacchi caldi richiedono attenzione per evitare ustioni, soprattutto in anziani, bambini e persone con ridotta sensibilità cutanea. Non va confuso con la compressa, che in italiano indica una forma farmaceutica solida.
Vedi anche: cataplasma, decozione, infusione
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- in vitro
Gli studi in vitro occupano la base della gerarchia dell'evidenza scientifica. Permettono di verificare meccanismi in modo rapido ed economico, ma le concentrazioni impiegate e l'ambiente isolato raramente riproducono quanto accade nel corpo, dove intervengono assorbimento, eliminazione e metabolismo. Per questo un risultato in vitro è un punto di partenza per la ricerca, non la dimostrazione di un effetto nelle persone. Si contrappone a in vivo, che designa gli studi su organismi viventi, animali o esseri umani.
Vedi anche: evidenza scientifica, sperimentazione clinica
Fonte: terminologia metodologica standard della medicina basata sulle evidenze
- infiorescenza
L'infiorescenza è il modo in cui i fiori si dispongono sulla pianta quando non compaiono isolati. Lo stelo che sorregge l'insieme è il peduncolo, mentre l'asse che porta i fiori è la rachide. I tipi si distinguono per l'ordine di apertura dei fiori e per la forma complessiva. Tra i più comuni figurano il capolino, che riunisce molti piccoli fiori su un ricettacolo e sembra un fiore unico, il grappolo, l'ombrella, i cui pedicelli partono da uno stesso punto, e la spiga. Il tipo di infiorescenza è tra i caratteri usati per identificare le famiglie botaniche.
Vedi anche: aromatica, erbacea
Fonte: terminologia per l'identificazione delle piante
- infusione
In fitoterapia l'infusione si usa di solito per i materiali vegetali delicati, i cui componenti aromatici e volatili andrebbero persi con un'ebollizione prolungata. Si distingue dalla decozione perché il materiale non bolle insieme all'acqua, e dalla macerazione perché prevede l'uso del calore. Tenere il recipiente coperto durante il riposo limita la dispersione dei composti volatili con il vapore. Il liquido ottenuto si chiama infuso e, nell'uso comune, tisana.
Vedi anche: decozione, macerazione, tè
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- interazione farmacologica
L'interazione può aumentare, modificare o ridurre l'effetto atteso, e a volte ne produce di nuovi. Avviene per meccanismi farmacocinetici, quando una sostanza altera l'assorbimento, l'eliminazione o il metabolismo dell'altra, oppure farmacodinamici, quando entrambe agiscono sugli stessi bersagli nell'organismo. Le preparazioni vegetali contengono numerosi costituenti attivi e possono interagire con i farmaci convenzionali, per cui è importante comunicare al farmacista o al medico tutti i prodotti in uso.
Vedi anche: controindicazione, effetto collaterale
Fonte: terminologia farmacologica standard
- invasiva
In ecologia è invasiva la specie alloctona naturalizzata che si propaga lontano dai punti di introduzione e provoca impatti come la competizione con le piante autoctone, i danni all'agricoltura e le modifiche del suolo o del regime degli incendi. L'invasione è lo stadio più avanzato di un processo che parte dall'introduzione e passa per la naturalizzazione, e non tutte le naturalizzate lo raggiungono. In agronomia le piante indesiderate nelle colture, anche autoctone, si chiamano invece infestanti, accezione distinta da quella ecologica.
Vedi anche: autoctona, naturalizzata
Fonte: terminologia di ecologia delle invasioni biologiche
L
- lignano
I lignani hanno origine dalla stessa via metabolica che porta alla lignina, il polimero che conferisce rigidità al legno, ma sono molecole piccole e non vanno confusi con essa. Matairesinolo, pinoresinolo, podofillotossina e secoisolariciresinolo sono esempi noti. Alcuni lignani vengono trasformati dai batteri intestinali in composti detti enterolignani, e le proprietà studiate variano da composto a composto.
Vedi anche: composto fitochimico, flavonoide
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
M
- macerazione
Come liquido estrattivo la macerazione può impiegare aceto, acqua, alcol oppure olio vegetale, e il prodotto ottenuto si chiama macerato. Poiché non richiede calore, preserva sostanze che si degraderebbero nell'infusione o nella decozione. I macerati acquosi si alterano facilmente, perché la temperatura ambiente favorisce la proliferazione di microrganismi. In tecnica farmaceutica la macerazione in alcol è uno dei metodi classici per preparare le tinture, che di conseguenza contengono alcol.
Vedi anche: estratto, infusione, tintura
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- monografia
Nella regolamentazione dei medicinali vegetali le monografie più citate sono quelle del Comitato per i medicinali vegetali (HMPC) dell'Agenzia europea per i medicinali, che classificano ogni indicazione come uso medico ben consolidato o uso tradizionale. Anche l'Organizzazione mondiale della sanità e varie autorità nazionali pubblicano monografie, che di solito comprendono avvertenze, controindicazioni, identificazione botanica, interazioni e posologia. Si distinguono dalle monografie di farmacopea, dedicate al controllo di qualità della materia prima.
Vedi anche: farmacopea, uso tradizionale
Fonte: monografie dell'HMPC (Agenzia europea per i medicinali)
- mucillagine
Le mucillagini sono prodotte da cellule o strati specializzati, come il rivestimento esterno di alcuni semi, e si distinguono dalle gomme perché sono costituenti normali della pianta, mentre le gomme si formano di solito come essudato dopo una lesione. In farmacognosia l'indice di rigonfiamento misura quanto il materiale vegetale si gonfia in acqua. La consistenza viscosa compare facilmente negli infusi e nei macerati a freddo.
Vedi anche: glicoside, polisaccaride
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
N
- naturalizzata
Una specie naturalizzata è una pianta alloctona, portata dall'uomo fuori dal suo areale d'origine, che si insedia al di fuori delle coltivazioni e completa da sola il ciclo vitale, formando popolazioni che persistono per più generazioni. Si distingue dalla specie soltanto coltivata, che non sopravvive senza cure, e da quella autoctona, giunta nella regione per vie naturali. Non tutte le naturalizzate sono invasive, termine riservato a quelle che si diffondono ampiamente e alterano gli ambienti che occupano.
Vedi anche: autoctona, invasiva
Fonte: terminologia di ecologia delle invasioni biologiche
- nome accettato
Il nome accettato dipende sia dalle regole di nomenclatura, come la priorità di pubblicazione, sia dall'opinione tassonomica adottata da ciascuna banca dati, per cui due fonti possono divergere per qualche tempo. In Brasile il riferimento per le specie native è la Flora e Funga do Brasil, mentre a livello internazionale si consultano di solito World Flora Online e Plants of the World Online.
Vedi anche: nome scientifico, sinonimo botanico
Fonte: World Flora Online
- nome scientifico
Il sistema binomiale fu consolidato da Linneo nel 1753 con lo Species Plantarum, punto di partenza della nomenclatura botanica. Il nome completo può includere l'abbreviazione dell'autore che ha descritto la specie, come in Melissa officinalis L., dove L. indica Linneo. A differenza dei nomi volgari, che cambiano da una regione all'altra, il nome scientifico è univoco e permette di sapere con precisione di quale pianta si parla.
Vedi anche: genere, nome accettato, specie
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)
O
- olio essenziale
Gli oli essenziali sono costituiti soprattutto da fenilpropanoidi, monoterpeni e sesquiterpeni, accumulati in canali, peli ghiandolari e tasche secretrici di cortecce, fiori, foglie e frutti. Nonostante il nome non sono grassi ed evaporano senza lasciare macchia. La composizione cambia con il chemiotipo, il metodo di estrazione e la specie. Sono prodotti concentrati e diversi componenti possono irritare la pelle o risultare tossici se ingeriti, per cui l'uso interno non va intrapreso senza il parere di un professionista.
Vedi anche: composto fitochimico, terpenoide
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
P
- perenne
Una pianta perenne vive più di due anni. In molte specie la parte aerea secca durante l'inverno o la stagione arida, mentre bulbi, radici o rizomi sopravvivono nel terreno e ricacciano alla ripresa vegetativa. Alberi e quasi tutti gli arbusti sono perenni legnose, ma esistono anche numerose perenni erbacee. Il termine si contrappone ad annuale e biennale, categorie di piante che concludono la vita dopo un'unica fruttificazione.
Vedi anche: annuale, biennale, erbacea
Fonte: glossario botanico standard
- pianta medicinale
Per l'Organizzazione mondiale della sanità è pianta medicinale la specie usata a scopo terapeutico, fresca o secca. Il termine descrive un impiego e non garantisce né efficacia né sicurezza. Una stessa specie può avere parti con usi diversi e parti tossiche, e l'identificazione tramite il nome scientifico evita confusioni tra piante dai nomi comuni simili. Le parti impiegate, di norma essiccate, costituiscono la droga vegetale, e solo il prodotto finito ottenuto da queste materie prime e autorizzato o registrato come medicinale si chiama fitoterapico.
Vedi anche: fitoterapia, fitoterapico, tossicità
Fonte: Organizzazione mondiale della sanità; Direttiva 2004/24/CE (Unione europea)
- polisaccaride
Nelle piante i polisaccaridi fungono da riserva energetica, come l'amido e l'inulina, oppure da componenti strutturali della parete cellulare, come la cellulosa, le emicellulose e la pectina. Anche gomme e mucillagini appartengono a questo gruppo e spiegano la consistenza viscosa di alcuni estratti acquosi. Sono studiati nella ricerca farmacologica e nutrizionale, e le proprietà variano secondo la lunghezza della catena e gli zuccheri coinvolti.
Vedi anche: glicoside, mucillagine
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- polvere
In tecnica farmaceutica la polvere vegetale si ottiene essiccando e macinando il materiale, talvolta con una successiva setacciatura che separa le particelle per dimensione. A differenza dell'estratto secco, la polvere contiene il materiale vegetale intero, senza separazione mediante solvente, e la sua composizione rispecchia quella della pianta d'origine. Aria, luce e umidità ne accelerano il degrado, per cui la conservazione in recipienti ben chiusi fa parte del controllo di qualità.
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- posologia
La posologia indica come usare un prodotto e nel foglietto illustrativo varia spesso in base alla condizione, all'età e al peso di chi lo assume. Nel linguaggio corrente la parola dosaggio compare come sinonimo, ma in senso tecnico indica la quantità di principio attivo per unità posologica oppure la determinazione analitica di una sostanza. In fitoterapia la posologia vale per la specifica preparazione descritta e non può essere applicata a un'altra forma o concentrazione della stessa pianta.
Vedi anche: dose
Fonte: terminologia farmacologica standard
R
- rampicante
La rampicante ha fusti lunghi e flessibili che salgono sostenendosi su altre strutture, anziché investire in un tronco autoportante. I sistemi di ancoraggio variano: fusti volubili che si avvolgono attorno al sostegno, radici aeree aderenti, spine o uncini, viticci. Può essere erbacea o legnosa, e le rampicanti legnose delle foreste tropicali prendono il nome di liane.
Fonte: terminologia di morfologia vegetale
- rizoma
Pur somigliando a una radice, il rizoma è un fusto modificato: porta foglie ridotte a squame, gemme, internodi e nodi, strutture che le radici non possiedono. Accumula amido e altre sostanze di riserva, permettendo alla pianta di superare i periodi sfavorevoli e di propagarsi per via vegetativa, poiché ogni frammento provvisto di gemma può dare origine a un nuovo individuo. È frequente nelle erbacee perenni e si distingue dallo stolone, che corre in superficie, e dal tubero, fusto di riserva tondeggiante.
Fonte: terminologia di morfologia vegetale
S
- saponina
Il nome deriva dal latino sapo, sapone, per l'azione tensioattiva simile a quella dei detergenti. Le saponine si dividono in steroidee, frequenti nelle monocotiledoni, e triterpeniche, comuni nelle dicotiledoni. Tra gli esempi più studiati figurano la dioscina, saponina steroidea il cui aglicone è la diosgenina, e la glicirrizina, saponina triterpenica. Alcune saponine irritano le mucose, hanno azione emolitica se entrano nel circolo sanguigno e sono tossiche per i pesci, per cui richiedono prudenza nell'uso.
Vedi anche: glicoside, terpenoide
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- sciroppo
Lo zucchero conferisce consistenza allo sciroppo, maschera i sapori amari e contribuisce alla conservazione del prodotto. Nelle farmacopee lo sciroppo semplice è una soluzione concentrata di saccarosio, e la versione medicinale incorpora estratti o tinture, nel qual caso può contenere alcol. Le preparazioni casalinghe con miele o zucchero si conservano per meno tempo. Il contenuto di zucchero è rilevante per chi controlla l'assunzione di carboidrati, e il miele non è adatto ai bambini nel primo anno di vita.
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- sinonimo botanico
La sinonimia nasce quando una stessa pianta riceve più di un nome scientifico, per descrizioni indipendenti o per il trasferimento a un altro genere dopo una revisione tassonomica. In ogni classificazione un solo nome è accettato e gli altri diventano sinonimi. Banche dati come World Flora Online e Plants of the World Online elencano queste corrispondenze ed evitano confusioni quando si confrontano studi ed etichette che riportano nomi diversi.
Vedi anche: basionimo, nome accettato
Fonte: Plants of the World Online (Royal Botanic Gardens, Kew)
- sottospecie
La sottospecie segue il binomio ed è preceduta da subsp. o ssp., come in Origanum vulgare subsp. hirtum. Di solito indica popolazioni che occupano areali distinti e mostrano differenze morfologiche stabili, pur restando in grado di incrociarsi con altre popolazioni della stessa specie. Nella gerarchia delle categorie infraspecifiche si colloca al di sopra della varietà.
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)
- specie
In botanica la specie si identifica con il binomio, ossia il nome del genere seguito da un epiteto minuscolo, come Matricaria chamomilla. I confini di una specie non sono sempre condivisi, e le revisioni tassonomiche possono separare o riunire specie nel tempo. In fitoterapia l'identificazione corretta è essenziale, perché piante dello stesso genere possono avere una composizione chimica molto diversa.
Vedi anche: genere, nome scientifico, sottospecie
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)
- sperimentazione clinica
Le sperimentazioni cliniche procedono per fasi successive, da piccoli gruppi dedicati alla sicurezza fino ad ampi studi di efficacia. Il disegno di riferimento è lo studio randomizzato, controllato e in doppio cieco, in cui i partecipanti vengono assegnati ai gruppi in modo casuale e né loro né i ricercatori sanno chi riceve l'intervento e chi il placebo. Studi brevi, piccoli o privi di gruppo di controllo producono risultati meno affidabili, mentre la replica da parte di gruppi indipendenti rafforza le conclusioni.
Vedi anche: evidenza scientifica, in vitro
Fonte: Buona pratica clinica (linea guida ICH E6)
T
- tannino
I tannini si dividono in due grandi gruppi: i condensati, detti anche proantocianidine, formati da unità di flavan-3-oli, e gli idrolizzabili, derivati dagli acidi ellagico e gallico. La capacità di precipitare le proteine spiega l'impiego storico nella concia delle pelli e la sensazione ruvida in bocca quando si assaggia un tè nero o un frutto acerbo. Nella ricerca farmacologica le proprietà variano secondo il tipo e il composto.
Vedi anche: composto fitochimico, flavonoide
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- taxon
In italiano il plurale più diffuso è la forma latina taxa, anche se si incontra pure taxon invariato. Il concetto vale per tutti i livelli gerarchici, dalle grandi divisioni fino alle categorie inferiori alla specie, ed è l'unità su cui lavorano tassonomia e sistematica. Espressioni come taxon infraspecifico, riferita a sottospecie e varietà, indicano in quale punto della gerarchia si trova il gruppo.
Vedi anche: famiglia botanica, genere, specie
Fonte: glossario botanico di riferimento
- tè
In senso proprio il termine designa soltanto le preparazioni di Camellia sinensis, la pianta da cui derivano il tè bianco, il tè nero, l'oolong e il tè verde. Le bevande preparate con altre erbe in acqua calda si chiamano tisane, e i testi tecnici distinguono tra infuso e decotto secondo il metodo impiegato. Denominazioni commerciali come tè alla frutta, però, non sempre indicano la presenza di Camellia sinensis, per cui conviene leggere l'elenco degli ingredienti.
Vedi anche: decozione, infusione
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- terpenoide
La classificazione segue il numero di unità isopreniche: i monoterpeni ne hanno due, come limonene e mentolo, i sesquiterpeni tre, come bisabololo e cariofillene, i diterpeni quattro e i triterpeni sei. A rigore terpene indica l'idrocarburo, mentre terpenoide comprende anche i derivati ossigenati, ma nella pratica i due termini circolano come equivalenti. Anche i carotenoidi e le saponine triterpeniche appartengono a questa grande famiglia.
Vedi anche: carotenoide, olio essenziale, saponina
Fonte: Pharmacognosy (Trease and Evans)
- tintura
Le farmacopee descrivono la tintura come preparazione alcolica o idroalcolica ottenuta per macerazione o percolazione, con un rapporto definito tra materiale vegetale e solvente. Il contenuto alcolico, espresso di solito in percentuale di volume, è una caratteristica essenziale del prodotto e va tenuto presente da chi deve evitare l'alcol, come bambini, donne in gravidanza o in allattamento e persone con dipendenza da alcol o malattie del fegato. Rispetto all'estratto fluido la tintura è in genere meno concentrata, perché impiega più solvente per la stessa quantità di materiale vegetale.
Vedi anche: estratto, macerazione
Fonte: Farmacopea Europea (Consiglio d'Europa, EDQM)
- tossicità
La tossicologia distingue la tossicità acuta, che si manifesta dopo un'esposizione singola o di breve durata, dalla tossicità cronica, associata all'uso ripetuto per lunghi periodi. Si parla inoltre di tossicità d'organo quando il danno si concentra su un organo o un apparato bersaglio. Il principio secondo cui è la dose a fare il veleno, attribuito a Paracelso, vale anche per le sostanze di origine vegetale: essere naturale non significa essere privo di tossicità.
Vedi anche: dose, effetto collaterale
Fonte: terminologia tossicologica standard
U
- uso tradizionale
Le autorità regolatorie, tra cui quelle dell'Unione europea, accettano l'uso tradizionale come base per registrare alcuni medicinali vegetali quando esiste documentazione di un impiego continuativo e sicuro nel corso di decenni. Questo riconoscimento attesta una storia d'uso e una plausibilità, ma non equivale alla dimostrazione di efficacia mediante sperimentazioni cliniche. Per questo i prodotti registrati per questa via riportano in etichetta che l'indicazione si basa esclusivamente sull'esperienza d'uso tradizionale.
Vedi anche: evidenza scientifica, monografia, sperimentazione clinica
Fonte: Direttiva 2004/24/CE (Unione europea)
V
- varietà
La varietà botanica è una categoria infraspecifica regolata dal codice di nomenclatura e si riferisce, in linea di principio, a popolazioni che si formano in natura. Non va confusa con la cultivar, che designa piante selezionate dall'uomo e mantenute in coltivazione. Nelle piante coltivate la categoria compare anche per tradizione, come in Brassica oleracea var. capitata, il cavolo cappuccio.
Vedi anche: cultivar, sottospecie
Fonte: Codice internazionale di nomenclatura per alghe, funghi e piante (ICN)