Salvia officinalis (Salvia Comune): Profilo Botanico Completo

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La salvia comune, Salvia officinalis L., è un suffrutice perenne dal fogliame grigiastro e dall’aroma canforato che appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, la stessa del rosmarino, dell’origano e della menta. La specie cresce spontanea sui versanti calcarei e pietrosi dell’Europa meridionale, dalla Germania sud-occidentale fino alla penisola balcanica, e accompagna l’agricoltura mediterranea da così tanto tempo che le popolazioni selvatiche e quelle coltivate si confondono in buona parte dell’areale d’origine.

Salvia comune (Salvia officinalis), suffrutice perenne dal fogliame grigiastro e dall'aroma canforato, spontanea sui versanti calcarei e pietrosi dell'Europa meridionale.
Suffrutice perenne dal fogliame grigiastro e dall'aroma canforato, spontaneo sui versanti calcarei e pietrosi dell'Europa meridionale.

Il genere Salvia è il più ampio dell’intera famiglia, con circa novecento o mille specie accettate e tre centri di diversificazione indipendenti: il bacino del Mediterraneo e l’Asia occidentale, le Americhe e l’Asia orientale. All’interno di questo insieme imponente, S. officinalis si distingue meno per l’esuberanza dei fiori che per la consistenza delle foglie. Le lamine spesse, rugose e coperte di tricomi bianchi conferiscono alla pianta un aspetto argentato che la rende riconoscibile anche fuori dalla stagione della fioritura, mentre l’architettura legnosa alla base sostiene cespi che durano diversi anni nello stesso punto.

Questa scheda raccoglie quanto la letteratura botanica documenta sulla specie: nomenclatura verificata sulle banche dati primarie, morfologia dettagliata, areale naturale, pratiche agronomiche correnti, fenologia, parenti stretti che generano confusione nell’identificazione e vicenda culturale della pianta in Europa.

Tassonomia

La collocazione di Salvia officinalis nei sistemi di classificazione moderni è stabile e non solleva controversie a livello di specie. Il nome fu validamente pubblicato da Linneo nel 1753 e da allora è rimasto accettato.

  • Regno: Plantae
  • Divisione: Magnoliophyta (angiosperme)
  • Classe: Magnoliopsida (eudicotiledoni)
  • Ordine: Lamiales
  • Famiglia: Lamiaceae Martinov
  • Sottofamiglia: Nepetoideae
  • Tribù: Mentheae
  • Genere: Salvia L.
  • Specie: Salvia officinalis L., 1753

Il protologo compare nel Species Plantarum, volume 1, pagina 23, pubblicato il 1º maggio 1753. La scheda corrispondente dell’International Plant Names Index porta l’identificatore 456833-1, e Plants of the World Online mantiene il binomio come nome accettato.

Sinonimi

La sinonimia della specie è breve a livello specifico, il che riflette la stabilità del concetto tassonomico. Tra i sinonimi eterotipici registrati nelle banche dati di Kew figurano:

  • Salvia chromatica Hoffmanns.
  • Salvia grandiflora Ten.
  • Salvia papillosa Hoffmanns.

Un insieme assai più ampio di nomi infraspecifici, soprattutto varietà e forme descritte nell’Ottocento, è stato ricondotto alla sinonimia nel corso del tempo. Al rango di sottospecie, Plants of the World Online riconosce quattro taxa accettati: S. officinalis subsp. gallica (W.Lippert) Reales, D.Rivera & Obón, S. officinalis subsp. lavandulifolia (Vahl) Gams, S. officinalis subsp. officinalis e S. officinalis subsp. oxyodon (Webb & Heldr.) Reales, D.Rivera & Obón. Questa circoscrizione ampia non è unanime: buona parte della letteratura iberica e quasi tutta la bibliografia sugli oli essenziali continua a trattare Salvia lavandulifolia Vahl come specie autonoma, e il lettore troverà entrambe le grafie in fonti ugualmente serie.

Etimologia

Il nome generico Salvia deriva dal latino salvus, integro o sano, attraverso la radice verbale di salvare. L’epiteto officinalis non descrive la pianta bensì il luogo in cui veniva custodita: l’officina era il locale del monastero medievale dove si conservavano le erbe essiccate e i preparati della casa, e l’aggettivo finì per contrassegnare, nella nomenclatura linneana, le specie che comparivano in quei depositi. In italiano i nomi popolari attestati comprendono salvia, salvia comune, salvia domestica e salvia officinale.

Descrizione Morfologica

Suffrutice perenne di taglia contenuta, alto da 30 a 70 centimetri nella maggior parte delle popolazioni e talvolta fino a 90 centimetri in condizioni molto favorevoli. La base è decisamente legnosa e persiste durante l’inverno, mentre i rami dell’anno restano erbacei o semilegnosi. La crescita è simpodiale e la ramificazione parte già vicino al suolo, il che produce cespi densi e arrotondati, di diametro paragonabile all’altezza. La longevità utile in coltura si aggira sui quattro o sei anni, periodo dopo il quale aumenta la quota di tessuto legnoso improduttivo e il cespo si apre al centro.

Foglie

Le foglie sono semplici, opposte e decussate, con ogni coppia che nasce ad angolo retto rispetto alla precedente. La lamina è oblungo-lanceolata od ovato-lanceolata, lunga da 4 a 8 centimetri e larga da 1 a 2 centimetri, con base arrotondata o lievemente cordata e apice ottuso. Il margine è finemente crenulato, con denti arrotondati e poco sporgenti. La consistenza è spessa e quasi coriacea, e la superficie presenta un rilievo caratteristico: la nervatura reticolata sporge sulla pagina inferiore e si infossa su quella superiore, da cui l’aspetto bolloso che il tatto riconosce subito. Entrambe le pagine sono densamente pubescenti, con tricomi tettori ramificati che danno alla foglia il colore verde grigiastro o argentato, più intenso di sotto. Il picciolo misura da 1 a 3 centimetri ed è altrettanto peloso. I tricomi ghiandolari peltati, visibili con la lente, occupano gli avvallamenti tra le nervature e liberano l’aroma balsamico al minimo sfregamento.

Fiori

L’infiorescenza è un tirso terminale allungato, formato da verticillastri di quattro-otto fiori disposti a intervalli regolari lungo l’asse. Ogni fiore ha calice tubuloso-campanulato, bilabiato, persistente e peloso, e corolla bilabiata lunga da 2 a 3 centimetri, di colore azzurro-violetto nella forma tipica, con varianti rosate e bianche fra cultivar e popolazioni. Il labbro superiore è a elmo e ospita gli organi riproduttivi; quello inferiore è trilobato, con il lobo mediano allargato che funge da piattaforma di atterraggio. L’androceo presenta soltanto due stami fertili, riduzione caratteristica del genere, montati su un connettivo allungato e articolato che costituisce il cosiddetto meccanismo a leva: quando il visitatore spinge il braccio sterile inferiore per raggiungere il nettare, il braccio superiore ruota e appoggia le teche sul dorso dell’insetto. Lo stilo è lungo, bifido all’apice e sporge oltre la corolla.

Frutti e Semi

Il frutto è schizocarpico e a maturità si frammenta in quattro nucule, o mericarpi, alloggiate in fondo al calice persistente. Ogni nucula misura da 2 a 3 millimetri, ha contorno ovoide o subgloboso, superficie liscia e colore bruno scuro, quasi nero. La produzione di semi vitali è irregolare nelle colture clonali e più costante nelle popolazioni selvatiche, dove l’impollinazione incrociata è frequente. La germinazione in condizioni controllate avviene fra i quattordici e i ventuno giorni, con tassi che variano parecchio a seconda della provenienza del lotto.

Radice e Fusto

Il fusto ha sezione quadrangolare, tratto costante nelle Lamiaceae, ed è rivestito da una fitta pubescenza biancastra sui getti giovani. Con il tempo la base lignifica, la corteccia assume un tono bruno-grigiastro e si sfalda in strisce sottili. La ramificazione parte dai nodi, sempre a coppie opposte. L’apparato radicale è fittonante nelle plantule e diventa fascicolato e di espansione laterale nella pianta adulta, concentrandosi fra i 30 e i 60 centimetri di profondità. I rami bassi che toccano il terreno emettono radici avventizie con facilità, carattere su cui si basa la propagazione per propaggine.

Distribuzione e Habitat della Salvia Comune

Secondo Plants of the World Online, l’areale nativo di Salvia officinalis va dalla Germania sud-occidentale all’Europa meridionale e comprende Albania, Francia, Grecia, Italia, Spagna, Svizzera e il nord-ovest della penisola balcanica. Il nucleo di maggiore abbondanza spontanea si trova sulle coste carsiche dell’Adriatico orientale, soprattutto in Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Montenegro, dove la specie forma chiazze continue sui versanti esposti.

L’habitat tipico è costituito da gariga aperta e da praterie rocciose su calcare e dolomia, su suoli poco profondi, alcalini, pietrosi e a drenaggio rapido. La specie si trova dal livello del mare fino a circa 1.500 metri di quota, con netta preferenza per i versanti soleggiati. Il regime climatico che la favorisce è quello mediterraneo tipico, con estati secche e calde, inverni miti e precipitazioni annue fra 500 e 900 millimetri. Le piante insediate sopportano temperature negative fino a circa 15 gradi sotto zero durante la dormienza, ma non tollerano il ristagno idrico, e l’eccesso di umidità alle radici è il principale fattore di mortalità fuori dall’areale nativo.

Fuori dal Mediterraneo la specie è stata portata come pianta da orto in tutta l’Europa temperata, in America del Nord, in America del Sud e in Oceania. La naturalizzazione è locale e circoscritta ad ambienti ruderali, scarpate aride e margini di coltivo nelle regioni dal clima compatibile, senza comportamenti invasivi documentati in nessuna di quelle aree. In Brasile la pianta è arrivata con la colonizzazione portoghese e si è affermata come coltura domestica nelle regioni dal clima mite del Sud e del Sud-Est, in particolare la Serra Gaúcha, il sud del Minas Gerais e i rilievi paulisti, senza sfuggire in modo costante verso la vegetazione nativa.

Coltivazione

La propagazione commerciale si fonda soprattutto sulla talea, perché il seme dà discendenza disomogenea per portamento, colore della foglia e composizione dell’olio essenziale. Le talee semilegnose di 8-12 centimetri, prelevate a fine primavera e tenute in substrato leggero sotto nebulizzazione intermittente, radicano in trenta-quarantacinque giorni. La divisione del cespo, effettuata a fine inverno, e la propaggine dei rami bassi restano alternative di scala minore. La semina rimane in uso quando si cerca variabilità oppure quando il costo del materiale vegetativo risulta proibitivo.

Il pieno sole è un requisito irrinunciabile: l’ombreggiamento parziale allunga gli internodi, riduce la densità dei tricomi ghiandolari e abbassa il tenore di olio essenziale. Il terreno ideale è leggero, calcareo o neutro, con pH fra 6,5 e 8,0 e drenaggio libero; i suoli argillosi compattati richiedono aiuole rialzate. La concimazione va contenuta, poiché l’eccesso di azoto stimola una crescita vegetativa acquosa e impoverisce il profilo aromatico. L’irrigazione si limita ai periodi siccitosi prolungati, e la pacciamatura con pietrisco o paglia aiuta a mantenere la superficie asciutta e calda. La distanza d’impianto in pieno campo si colloca di norma fra 0,5 e 0,8 metri sulla fila e fra 0,8 e 1,2 metri fra le file.

Fra i problemi fitosanitari più frequenti si contano gli afidi sul getto primaverile, le cocciniglie sui rami lignificati, l’oidio provocato da specie di Erysiphe e il ragnetto rosso nei periodi caldi e secchi. La malattia più distruttiva è il marciume radicale legato a terreni mal drenati, che di solito uccide l’intero cespo in poche settimane. La raccolta della foglia si esegue prima dell’antesi, quando la concentrazione di olio essenziale tocca il massimo, tagliando i rami a 10 o 15 centimetri dal suolo; nei climi favorevoli sono possibili due o tre raccolte l’anno. L’essiccazione avviene all’ombra, in ambiente arieggiato, per sette-quattordici giorni, finché il tenore di umidità non scende sotto il 12 per cento. La resa media si colloca fra 3 e 8 tonnellate di massa verde per ettaro all’anno, con picco fra il secondo e il quarto anno e reimpianto consigliato ogni quattro-sei cicli.

Fenologia

Nell’emisfero settentrionale la fioritura si concentra fra maggio e luglio, con un anticipo di qualche settimana nelle popolazioni costiere dell’Adriatico e un ritardo corrispondente in quelle di quota maggiore. Nelle aree di coltivazione del Sud e del Sud-Est del Brasile lo stesso periodo fenologico si sposta all’intervallo fra settembre e dicembre. La maturazione dei frutti avviene da quattro a sei settimane dopo l’antesi, e il calice secco trattiene le nucule per settimane prima di lasciarle cadere.

L’impollinazione è entomofila e dipende soprattutto dalle api a lingua lunga, in primo luogo i bombi del genere Bombus e le api del genere Anthophora. Il meccanismo a leva degli stami è il cardine dell’intero sistema: condiziona il deposito del polline sul dorso del visitatore e favorisce il trasferimento fra fiori della stessa specie. La protandria è comune, con rilascio del polline prima della maturazione dello stigma nello stesso fiore, il che riduce l’autofecondazione senza eliminarla. I fiori ricevono anche le visite delle api mellifere, e la specie gode di un valore apistico riconosciuto nelle regioni di coltivazione estensiva dei Balcani.

La disseminazione è passiva. Le nucule non presentano appendici, arilli o strutture di galleggiamento, e cadono per gravità a breve distanza dalla pianta madre; il trasporto secondario avviene per ruscellamento superficiale sui versanti e, in modo accessorio, per il calpestio delle greggi. Questo schema spiega la distribuzione in chiazze dense e circoscritte delle popolazioni spontanee.

Specie Affini e Confusioni

In un genere che conta circa mille specie, l’identificazione di S. officinalis dipende da un piccolo insieme di caratteri: suffrutice legnoso alla base, foglie intere oblungo-lanceolate e bollose, tomento cinereo denso e calice bilabiato persistente. I parenti con cui viene confusa più spesso sono i seguenti:

  • Salvia fruticosa Mill.: la salvia greca ha foglie spesso trilobate, con un paio di lobi basali minori, portamento più alto e ramificato, e olio essenziale dominato dall’1,8-cineolo anziché dal tujone. È la sostituzione commerciale più comune nella foglia secca del mercato del Mediterraneo orientale.
  • Salvia lavandulifolia Vahl: trattata da Kew come sottospecie di S. officinalis, si distingue per foglie molto più strette, quasi lineari, con margini revoluti e tomento bianco assai fitto. Si trova nella penisola iberica e nella Francia meridionale.
  • Salvia pratensis L.: erbacea, priva di base legnosa, con rosetta basale di foglie grandi e infiorescenza slanciata. Cresce nei prati europei e non forma mai un cespo arbustivo.
  • Salvia rosmarinus Spenn.: il rosmarino, trasferito in Salvia nel 2017, ha foglie lineari e coriacee con margini fortemente revoluti e pagina inferiore bianca. La confusione è soltanto nomenclaturale, mai visiva.
  • Salvia sclarea L.: biennale robusta, alta fino a 1,2 metri, con foglie basali molto più grandi e brattee fiorali ampie e colorate che dominano l’infiorescenza.
  • Salvia tomentosa Mill.: assai vicina sul piano morfologico, con foglie più grandi, tomento ancora più spesso e calice più ampio. La separazione sicura su materiale essiccato richiede di norma l’analisi del calice e del profilo dei composti volatili.

Nessuna specie del genere funziona da sosia letale di S. officinalis, e non risultano confusioni con piante tossiche di altre famiglie. Il rischio documentato è di altra natura: la sostituzione della materia prima nel commercio della foglia secca, soprattutto con S. fruticosa e S. tomentosa, che altera in modo sostanziale la composizione dell’olio essenziale del lotto. Va aggiunto che Salvia divinorum Epling & Játiva, endemica di Oaxaca, accumula salvinorina A, un diterpene psicoattivo, ed è pianta la cui coltivazione e il cui commercio sono controllati in diversi paesi; la specie non ha alcuna somiglianza morfologica con la salvia comune, ma il nome volgare condiviso genera confusione nei testi di ampia circolazione.

Fitochimica

Le foglie di Salvia officinalis accumulano dall’1 al 2,5 per cento di olio essenziale sulla sostanza secca, immagazzinato in tricomi ghiandolari peltati distribuiti sull’epidermide di entrambe le pagine. Il tenore varia con lo stadio fenologico e raggiunge il massimo poco prima dell’apertura dei fiori, per poi calare durante la fruttificazione.

La frazione volatile è dominata dai monoterpeni. L’alfa-tujone ne è di solito il componente maggioritario, con una quota che la letteratura colloca fra circa il 18 e il 43 per cento a seconda del chemiotipo, dell’origine geografica e dell’epoca di raccolta; lo accompagnano il beta-tujone, la canfora, l’1,8-cineolo, il borneolo, l’alfa-pinene, il beta-pinene e il beta-cariofillene, quest’ultimo già nella frazione sesquiterpenica. I tujoni sono monoterpeni chetonici neurotossici, e l’ingestione di olio essenziale puro provoca convulsioni; per questo motivo la normativa europea sugli aromi fissa limiti massimi di tujone negli alimenti e nelle bevande. La foglia intera e la foglia essiccata compaiono invece nell’elenco delle piante non tossiche per cani e gatti dell’ASPCA, a differenza dell’olio essenziale concentrato.

Nella frazione non volatile prevalgono tre gruppi. I diterpeni fenolici di tipo abietanico, fra cui l’acido carnosico, il carnosolo e il rosmanolo, si concentrano nelle foglie e sono comuni anche al rosmarino. I triterpeni pentaciclici, soprattutto gli acidi oleanolico e ursolico, ricorrono con maggiore densità nella cuticola fogliare. I composti fenolici solubili comprendono l’acido caffeico, l’acido rosmarinico, che di norma rappresenta dal 2 al 5 per cento della foglia secca, e flavoni come l’apigenina e la luteolina, presenti sia in forma libera sia come glicosidi. I tannini si attestano fra il 4 e l’8 per cento. Le radici e i fusti lignificati mostrano un profilo assai più povero di composti volatili rispetto alle foglie, e i fiori accumulano una composizione qualitativamente simile a quella fogliare, ma a concentrazione minore.

Storia ed Etnobotanica

La testimonianza scritta sulla salvia accompagna la storia stessa della botanica occidentale, per quanto l’identificazione delle specie antiche richieda cautela. Teofrasto, nel IV secolo avanti l’era volgare, e Dioscoride, nel I secolo, descrissero salvie mediterranee con il nome greco elelisphakos, che la critica moderna riferisce soprattutto a Salvia fruticosa, specie assai più comune in Grecia della salvia comune. Fu Plinio il Vecchio a registrare la pianta nella Naturalis Historia con il nome latino salvia, ed è per questa via che la denominazione è passata alle lingue romanze.

Nell’Europa medievale la specie occupò una posizione centrale negli orti monastici. Il Capitulare de Villis, raccolta di disposizioni agricole attribuita all’amministrazione carolingia del IX secolo, elencava la salvia fra le specie da piantare nei domini regi, il che aiuta a spiegarne la diffusione ben oltre il clima mediterraneo originario. La Scuola Medica Salernitana, attiva dall’XI secolo, rese celebre il verso “Cur moriatur homo cui salvia crescit in horto?”, che si chiede perché dovrebbe morire l’uomo che ha la salvia nell’orto, e la sentenza circolò per secoli nelle raccolte europee.

Gli speziali e gli erboristi europei fra il XVI e il XIX secolo registrarono la foglia secca nelle loro farmacopee in relazione ai disturbi della bocca e della gola, e gli erbari dell’epoca descrivono quelle voci con dovizia di particolari. Le popolazioni rurali dei Balcani bruciavano rami secchi per suffumigare stanze e magazzini, e gli allevatori di ovini della Dalmazia collegavano il pascolo sui versanti a salvia alla qualità del latte e del formaggio della regione, associazione tuttora viva nel repertorio culturale locale. Dal XVIII secolo la pianta si è affermata nella cucina europea, soprattutto italiana e britannica, come aromatizzante di carni, salumi e ripieni, ed è in questo ruolo culinario che è giunta in Brasile con i colonizzatori portoghesi.

Il commercio internazionale della foglia secca si consolidò nel Novecento attorno ai Balcani. L’Albania divenne uno dei maggiori fornitori mondiali, con buona parte del volume ancora ricavata dalla raccolta in popolazioni spontanee, mentre Bulgaria, Croazia e Turchia strutturarono filiere proprie rivolte al mercato europeo.

Conservazione

Alla data di questa scheda non esiste una valutazione globale di Salvia officinalis pubblicata nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, sicché la specie va considerata non valutata su scala mondiale. L’assenza di valutazione non segnala un rischio: la coltivazione è diffusa in tre continenti, l’areale naturale è vasto e nessuna flora regionale europea documenta un declino generalizzato.

Le pressioni documentate sono localizzate. La raccolta spontanea intensiva destinata all’esportazione colpisce le popolazioni di Albania, Bosnia ed Erzegovina, Croazia e Montenegro, e ha portato all’istituzione di schemi di certificazione della raccolta sostenibile e di piani di gestione comunitaria in parte di quelle aree. L’abbandono del pascolo tradizionale sui versanti carsici dell’Adriatico favorisce la successione verso la macchia chiusa e riduce l’habitat aperto da cui la specie dipende, processo che la bibliografia sulla vegetazione mediterranea rileva in diverse regioni. Una terza preoccupazione riguarda l’erosione genetica: la propagazione commerciale per talea lavora con un numero ridotto di cloni, il che restringe la base genetica disponibile per il miglioramento.

La specie non compare in nessuna delle appendici della Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora selvatiche minacciate di estinzione, e la sua esportazione non è soggetta a controllo in base a quello strumento.

Curiosità

  • La leva staminale dei fiori di Salvia è uno dei meccanismi di impollinazione più studiati fra le angiosperme, e la variazione della lunghezza del braccio della leva da una specie all’altra è legata alla taglia dell’impollinatore che ciascuna recluta.
  • La riclassificazione molecolare pubblicata nel 2017 ha mostrato che Perovskia, Rosmarinus e altri generi minori erano annidati dentro Salvia; la conseguenza più visibile è stata il trasferimento del rosmarino, divenuto Salvia rosmarinus Spenn.
  • L’aggettivo officinalis, presente in decine di binomi linneani, non descrive alcuna caratteristica della pianta: indica soltanto che la specie figurava nelle scorte dell’officina, il deposito di erbe dei monasteri medievali.
  • Diverse cultivar ornamentali dal fogliame variegato, fra cui Berggarten, Icterina, Purpurascens e Tricolor, hanno ricevuto l’Award of Garden Merit della britannica Royal Horticultural Society, riconoscimento assegnato alle piante dal comportamento costante in giardino.
  • L’Albania figura fra i maggiori esportatori mondiali di foglia secca di salvia, e buona parte di quel volume proviene ancora dalla raccolta in popolazioni spontanee e non da coltivazioni impiantate.

Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.

Riferimenti e Studi Scientifici

9 Riferimenti Citati

Basato su 9 riferimenti citati (3 Peer-Reviewed, 6 Complementari).

Vedi Tutti i 9 Riferimenti Citati

Studi Scientifici Peer-Reviewed (3)

  1. PEER American Society for the Prevention of Cruelty to Animals (ASPCA). Toxic and Non-Toxic Plants: Sage (Salvia officinalis). ↗
  2. DOI2017 Drew, B. T., González-Gallegos, J. G., Xiang, C.-L., Kriebel, R., Drummond, C. P., Walker, J. B., Sytsma, K. J. Salvia united: the greatest good for the greatest number. Taxon, 66(1), 133-145. 2017. ↗
  3. DOI2017 Will, M., Claßen-Bockhoff, R. Time to split Salvia s.l. (Lamiaceae): new insights from Old World Salvia phylogeny. Molecular Phylogenetics and Evolution, 109, 33-58. 2017. ↗

Letture Complementari (6)

  1. Euro+Med PlantBase. Salvia officinalis L. Botanic Garden and Botanical Museum Berlin. ↗
  2. 1972 Hedge, I. C. Salvia L. In: Tutin, T. G. et al. (a cura di) Flora Europaea, vol. 3. Cambridge University Press. 1972.
  3. International Plant Names Index (IPNI). Salvia officinalis L., Sp. Pl. 1: 23. 1753. Identificatore 456833-1. Royal Botanic Gardens Kew, Harvard University Herbaria e Australian National Herbarium. ↗
  4. Linneo, C. Species Plantarum, vol. 1, p. 23. Stoccolma: Laurentius Salvius. 1753. ↗
  5. Plants of the World Online (POWO). Salvia officinalis L. Royal Botanic Gardens, Kew. ↗
  6. 2008 Unione Europea. Regolamento (CE) n. 1334/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio relativo agli aromi, allegato III: tenori massimi di tujone (alfa e beta) negli alimenti e nelle bevande. Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. 2008.
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La salvia comune, Salvia officinalis L., suffrutice mediterraneo delle Lamiaceae: tassonomia, morfologia, distribuzione, coltivazione e fitochimica.

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