Edera Terrestre (Glechoma hederacea): Proprietà e Benefici

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Glechoma hederacea L. / Edera Terrestre è un’erba perenne e strisciante della famiglia Lamiaceae, originaria dell’Europa e dell’Asia. La specie si è naturalizzata in buona parte del Nord America e di altre regioni a clima temperato, dove forma tappeti fitti nei prati, ai margini dei boschi e nei terreni umidi e ombreggiati. L’impiego della pianta nella medicina popolare europea è antico e compare negli erbari, nella tradizione birraria inglese e nelle ricette casalinghe di tisane e impacchi, quasi sempre legato alle vie respiratorie, alla digestione e alla pelle. Studi di laboratorio e su animali hanno indagato una parte di queste testimonianze, con particolare attenzione ai composti fenolici e ai triterpeni della pianta, ma mancano ancora studi clinici sull’uomo in grado di confermare qualsiasi beneficio. Poiché il suo olio essenziale contiene pulegone, l’edera terrestre richiede precauzioni d’uso specifiche, descritte nel corso di questo articolo, e non va confusa con l’edera comune, una rampicante tossica di un’altra famiglia botanica.

Edera terrestre (Glechoma hederacea) in illustrazione botanica, con fusti striscianti, foglie tondeggianti dal margine crenato e fiori blu-violetti dell'edera terrestre all'ascella delle foglie.
Fusti striscianti che radicano ai nodi, foglie tondeggianti dal margine crenato e piccoli fiori blu-violetti riuniti all'ascella delle foglie.

Nomi Popolari e Internazionali dell’Edera Terrestre

  • Italiano: edera terrestre, ellera terrestre.
  • Francese: gléchome, lierre terrestre.
  • Inglese: alehoof, catsfoot, creeping charlie, field balm, gill-over-the-ground, ground-ivy, run-away-robin, tunhoof.
  • Portoghese: glecoma, hera-terrestre.
  • Spagnolo: hiedra terrestre, hierba terrestre, yedra terrestre.
  • Tedesco: Efeublättriger Gundermann, Erd-Efeu, Gundermann.

Molti di questi nomi richiamano la somiglianza delle foglie tondeggianti e del portamento strisciante con l’edera, mentre gli inglesi alehoof e tunhoof ricordano l’antico impiego della pianta nella produzione della birra. Alcuni nomi popolari presenti in fonti antiche sono stati esclusi da questo elenco perché non verificabili per la specie o perché indicano altre piante. È il caso del portoghese erva-de-são-joão, letteralmente erba di San Giovanni, nome con cui è noto soprattutto l’iperico (Hypericum perforatum), e la sua esclusione evita confusioni al momento dell’acquisto o dell’identificazione dell’erba.

Sinonimi Botanici di Glechoma hederacea

I principali sinonimi botanici di Glechoma hederacea L. sono Nepeta glechoma Benth. e Nepeta hederacea, nomi che riflettono la vicinanza della pianta al genere Nepeta, a cui appartiene l’erba gatta, all’interno della stessa linea evolutiva della famiglia Lamiaceae. Queste denominazioni compaiono in classificazioni tassonomiche più antiche e in parte della letteratura d’erbario, ma Glechoma hederacea L. è oggi il nome accettato. In Asia orientale, la pianta impiegata nella medicina tradizionale viene spesso trattata come Glechoma hederacea var. longituba o come specie a sé, Glechoma longituba, una divergenza che ricorre di frequente negli studi fitochimici pubblicati in Cina e in Corea. Conoscere questi sinonimi e queste varietà aiuta a reperire ricerche vecchie e recenti sulla stessa pianta e riduce il rischio di confondere le specie nelle banche dati, nei cataloghi d’erbario e sulle etichette dei prodotti.

Famiglia Botanica: Lamiaceae

La Glechoma hederacea appartiene alla famiglia delle Lamiaceae, la famiglia della menta, che riunisce oltre 7.000 specie e comprende molte piante aromatiche usate in cucina, in profumeria e in fitoterapia, come lavanda, menta, rosmarino e timo. Le piante di questo gruppo hanno di solito fusti a sezione quadrangolare, foglie opposte, fiori bilabiati e piccole ghiandole sulla superficie fogliare che custodiscono gli oli essenziali. L’edera terrestre condivide queste caratteristiche, che spiegano il profumo leggermente mentolato delle sue foglie quando vengono stropicciate. Il frutto tipico della famiglia si divide in quattro piccole nucule, e la chimica del gruppo è segnata da acido rosmarinico, flavonoidi e terpenoidi, composti presenti in quantità rilevante anche nell’edera terrestre. All’interno della famiglia, il genere Glechoma è piccolo e conta poche specie distribuite in Eurasia, tra cui Glechoma hirsuta, già analizzata in studi comparativi accanto all’edera terrestre.

Parti Utilizzate dell’Edera Terrestre

  • Fiori
  • Foglie
  • Parti aeree fiorite, da cui si ricava anche l’olio essenziale

Le foglie e le parti aeree fiorite concentrano la maggior parte dei composti fenolici e dell’olio essenziale, e sono queste a comparire nelle ricette tradizionali di tisane, tinture e impacchi. La pianta fiorisce in primavera, con piccoli fiori blu-violetti riuniti all’ascella delle foglie, e la tradizione erboristica europea la raccoglie di solito in questo periodo. L’olio essenziale, ottenuto per distillazione delle parti aeree, è un prodotto concentrato che serve soltanto per uso esterno diluito o per inalazione, mai per ingestione.

Usi Etnobotanici e Tradizionali

Le testimonianze riportate qui sotto provengono dalla medicina popolare europea e da tradizioni asiatiche e descrivono come la pianta è stata impiegata nel tempo, senza alcun valore di indicazione clinica.

  • Acidità gastrica
  • Ansia e nervosismo
  • Asma
  • Bronchite
  • Catarro
  • Cefalea
  • Cistite
  • Coliche intestinali e flatulenza
  • Congestione delle vie respiratorie
  • Dermatiti
  • Diabete (uso tradizionale, senza conferma clinica)
  • Diarrea
  • Disturbi del fegato e della bile
  • Disturbi digestivi
  • Emorroidi
  • Febbre
  • Ferite superficiali
  • Infiammazioni (cutanee, generali e oculari)
  • Influenza
  • Insonnia
  • Malattie renali
  • Ronzio alle orecchie
  • Sindrome dell’intestino irritabile
  • Sostegno all’espettorazione
  • Stitichezza
  • Tosse

Gran parte di questi usi poggia sulla tradizione orale e su erbari antichi, e solo alcuni, come l’azione su fegato, cistifellea e pelle, sono stati esplorati in studi di laboratorio e su animali. Di fronte a uno qualsiasi di questi disturbi, soprattutto asma, diabete, malattie renali o del fegato, la valutazione di un professionista sanitario deve precedere l’uso di qualunque pianta, che non sostituisce le terapie indicate dal medico.

Proprietà Terapeutiche dell’Edera Terrestre

Le proprietà elencate di seguito uniscono termini della fitoterapia tradizionale ad attività osservate in ricerche preliminari. In laboratorio, gli estratti acquosi della pianta hanno mostrato un’azione antiossidante e antinfiammatoria, e nei roditori si è osservata una riduzione della formazione di calcoli biliari e del danno epatico associato all’ostruzione delle vie biliari, risultati non ancora confermati nell’uomo. Per questo ogni voce è accompagnata da una breve indicazione del livello di evidenza disponibile finora.

  • Analgesica (uso tradizionale per dolori lievi, senza conferma clinica)
  • Antiallergica (attività suggerita da studi preliminari)
  • Antibatterica (attività osservata in test di laboratorio)
  • Anticatarrale (uso tradizionale per ridurre il catarro)
  • Antinfiammatoria (effetto osservato in studi di laboratorio con estratto acquoso)
  • Antiossidante (capacità di neutralizzare i radicali liberi misurata in laboratorio)
  • Antiproliferativa (attività osservata in studi di laboratorio, senza conferma clinica)
  • Antispastica (uso tradizionale in coliche e spasmi digestivi)
  • Antistaminica (meccanismo indagato in studi preliminari)
  • Antivirale (attività riportata in studi di laboratorio)
  • Astringente (attribuita ai tannini, con uso tradizionale nelle diarree lievi e nelle piccole lesioni)
  • Carminativa (uso tradizionale per favorire l’espulsione dei gas)
  • Cicatrizzante (effetto osservato in un modello animale di ferita cutanea)
  • Diuretica (uso tradizionale per l’aumento del volume urinario)
  • Epatoprotettiva (effetto osservato in studi sui roditori)
  • Espettorante (uso tradizionale per facilitare l’espulsione del muco)
  • Ipoglicemizzante (effetto sulla glicemia indagato in studi preliminari, senza sostituire le terapie)
  • Neuroprotettiva (protezione delle cellule nervose osservata in colture di laboratorio)
  • Stimolante (uso tradizionale, senza studi clinici che lo confermino)
  • Tonica (termine della fitoterapia tradizionale per le piante usate durante la convalescenza)
  • Vulneraria (termine tradizionale per le piante applicate su ferite superficiali)

Profilo Fitochimico Dettagliato dell’Edera Terrestre

Il profilo chimico dell’edera terrestre è dominato dai composti fenolici, in particolare dall’acido rosmarinico, affiancato dagli acidi caffeico, clorogenico e ferulico e da flavonoidi come apigenina, luteolina, quercetina e rutina. Tra i triterpeni, gli acidi oleanolico e ursolico sono stati quantificati nelle parti aeree, mentre l’olio essenziale riunisce monoterpeni come il pulegone e l’1,8-cineolo e sesquiterpeni come il beta-elemene e i germacreni B e D.

  • Acido caffeico
  • Acido clorogenico
  • Acido ferulico
  • Acido oleanolico
  • Acido rosmarinico
  • Acido ursolico
  • Apigenina
  • Beta-elemene
  • Cineolo (1,8-cineolo)
  • Flavonoidi
  • Genistina
  • Germacrene B
  • Germacrene D
  • Luteolina
  • Mucillagini
  • Oli essenziali
  • Potassio
  • Pulegone (monoterpene dal tenore variabile, rilevante per la sicurezza)
  • Quercetina
  • Rutina
  • Saponine
  • Tannini
  • Terpenoidi

La composizione varia molto a seconda del luogo di raccolta, della coltivazione e del periodo dell’anno, e gli studi che hanno confrontato piante spontanee e coltivate in diversi paesi hanno rilevato differenze importanti nel contenuto di fenoli e di olio essenziale. Questa variabilità spiega perché la quantità di pulegone non è fissa e rafforza la prudenza verso le preparazioni concentrate, dato che non si può sapere in anticipo quanto di ciascun composto contenga un prodotto casalingo o commerciale.

Forme di Preparazione e Somministrazione dell’Edera Terrestre

  • Cataplasma
  • Crema
  • Estratti (fluido e secco), preferibilmente per uso esterno o con la supervisione di un professionista
  • Impacchi
  • Olio essenziale, solo diluito per uso esterno o per inalazione, mai ingerito
  • Tinture, preferibilmente per uso esterno
  • Tisane (infusi leggeri)

Per l’uso interno, l’unica forma considerata adeguata è l’infuso leggero di foglie o parti aeree essiccate, preparato con poca pianta e assunto per un periodo breve. La quantità e la durata vanno sempre stabilite da un professionista sanitario. Tinture ed estratti concentrati restano riservati all’uso esterno o alla supervisione professionale, perché concentrano anche il pulegone e gli altri monoterpeni dell’olio essenziale. Cataplasmi, impacchi e creme si applicano sulla pelle integra o con piccole lesioni superficiali, e l’olio essenziale va sempre diluito in un olio vegetale prima di qualsiasi applicazione topica, senza mai essere ingerito.

Sinergia con Altre Piante Medicinali

Ansia e Insonnia

Nella tradizione erboristica, l’edera terrestre compare insieme alla valeriana (Valeriana officinalis) e alla passiflora (Passiflora incarnata) in miscele usate per tradizione contro il nervosismo e la difficoltà a dormire. L’idea è che i composti dell’edera terrestre si sommino all’azione calmante attribuita alla valeriana e alla passiflora, che vantano più studi propri, anche se questa combinazione specifica non è mai stata sperimentata in studi clinici. Poiché tutte e tre le piante possono causare sonnolenza, la miscela non va associata a farmaci sedativi, ansiolitici o bevande alcoliche senza il parere del medico, e chi guida o usa macchinari deve prestare la massima attenzione.

Disturbi Digestivi

Per i fastidi digestivi, l’edera terrestre viene tradizionalmente associata alla menta piperita (Mentha × piperita) e alla melissa (Melissa officinalis), due Lamiaceae con una lunga storia d’uso nella dispepsia, nella flatulenza e nelle coliche intestinali. Il mentolo della menta piperita e i composti fenolici della melissa, tra cui lo stesso acido rosmarinico, si sommano a quelli dell’edera terrestre in una miscela dal sapore gradevole, a cui la tradizione attribuisce un’azione antispastica, carminativa e antinfiammatoria sul tratto digerente. Essendo destinata all’uso interno, la combinazione segue la stessa regola della pianta da sola, cioè infuso leggero, per poco tempo e con il parere di un professionista.

Infiammazioni Cutanee

Nelle applicazioni esterne, l’edera terrestre viene tradizionalmente combinata con la calendula (Calendula officinalis) e l’iperico (Hypericum perforatum) in impacchi e unguenti casalinghi usati su piccole ferite, scottature lievi e dermatiti. I terpenoidi dell’edera terrestre, i triterpeni della calendula e l’ipericina dell’iperico sono i composti a cui si attribuisce l’effetto della miscela, che come combinazione resta priva di valutazione clinica. L’iperico può aumentare la sensibilità della pelle al sole, perciò la zona su cui si applica va protetta dall’esposizione solare, e le ferite estese, profonde o con segni di infezione richiedono una valutazione medica prima di qualsiasi preparato casalingo.

Ricette e Protocolli di Utilizzo

Infuso Leggero di Edera Terrestre per le Vie Respiratorie

Uso tradizionale: nella medicina popolare europea questo infuso si usa per tradizione in caso di raffreddore, tosse e congestione, sempre in preparazione leggera e per pochi giorni, a causa del pulegone presente nella pianta.

Ingredienti:

  • Foglie secche di edera terrestre (Glechoma hederacea) in piccola quantità, secondo le indicazioni di un professionista sanitario
  • 1 tazza di acqua bollente

Preparazione:

  1. Mettere le foglie di edera terrestre in una tazza.
  2. Versare l’acqua bollente sulle foglie.
  3. Coprire e lasciare in infusione da 5 a 10 minuti.
  4. Filtrare e bere tiepido.

Modalità d’Uso: La quantità di foglie, il numero di tazze al giorno e la durata dell’uso vanno stabiliti con un professionista sanitario, e il consumo deve limitarsi a un periodo breve. L’infuso non è indicato in gravidanza e allattamento, nei bambini e nelle persone con malattie del fegato, e i sintomi respiratori che persistono o si accompagnano a febbre alta e mancanza di respiro richiedono una valutazione medica.

Tintura di Edera Terrestre per Uso Topico

Uso tradizionale: la tintura si usa per tradizione in impacchi sulle infiammazioni superficiali della pelle e mai per via orale.

Ingredienti:

  • 50 g di foglie secche di edera terrestre
  • 250 ml di alcol etilico alimentare al 70%

Preparazione:

  1. Mettere le foglie di edera terrestre in un barattolo di vetro sterilizzato.
  2. Coprire con l’alcol, assicurandosi che tutte le foglie restino sommerse.
  3. Chiudere bene il barattolo e conservarlo in un luogo fresco e buio da 2 a 4 settimane, agitandolo ogni giorno.
  4. Terminata la macerazione, filtrare la tintura e conservarla in un flacone di vetro scuro.

Modalità d’Uso: Diluire da 10 a 20 gocce di tintura in acqua, inumidire un impacco e applicarlo sulla zona interessata fino a 2 o 3 volte al giorno, solo su pelle integra o con infiammazioni superficiali. Prima del primo utilizzo, provare la diluizione su una piccola area di pelle e sospendere in caso di arrossamento, prurito o bruciore. Poiché contiene alcol, la tintura non va applicata su ferite aperte, mucose o sulla pelle dei bambini, né va ingerita.

Le preparazioni sopra descritte seguono usi tradizionali e non sostituiscono il parere di un professionista. Prima di qualsiasi uso interno, consultare le controindicazioni e le interazioni descritte in questo articolo.

Terapie Associate

Aromaterapia

In aromaterapia, l’olio essenziale di edera terrestre è associato a una sensazione di calma e rilassamento, con un uso documentato in diffusori per ambienti e bagni tiepidi per alleviare stress e ansia e favorire un sonno tranquillo. Questi effetti provengono dalla tradizione aromaterapica e non sono stati valutati in studi clinici su questa specie. Per l’applicazione topica, anche sui punti di pulsazione, l’olio va sempre diluito in un olio vegetale, e nel bagno deve essere prima miscelato a un olio vegetale, perché non si scioglie in acqua. Per la presenza di pulegone, l’olio essenziale non deve mai essere ingerito e va evitato da donne in gravidanza o in allattamento, bambini e persone con malattie del fegato, anche nella diffusione in ambienti chiusi dove queste persone restano a lungo.

Fitoterapia Occidentale

Nella fitoterapia occidentale, l’edera terrestre è una pianta di uso tradizionale versatile, citata nei disturbi digestivi come dispepsia, coliche e sindrome dell’intestino irritabile, in infiammazioni come gengivite e dermatite e in disturbi come ansia, insonnia e dolori mestruali. Gli erbari la propongono in infusi, tinture, estratti fluidi, capsule e preparati topici. Per le ragioni di sicurezza legate al pulegone, però, l’uso interno più prudente si limita all’infuso leggero e per poco tempo, mentre le forme concentrate richiedono la supervisione di un professionista. Il recente interesse per la salute orale ha spinto i ricercatori a indagare l’effetto degli estratti della pianta sulle cellule coinvolte nel riassorbimento osseo, una linea di studio che non è ancora uscita dal laboratorio.

Omeopatia

In omeopatia, Glechoma hederacea figura nelle materie mediche tradizionali come rimedio di uso poco frequente, preparato in alte diluizioni. La scelta segue il principio di similitudine e l’insieme dei sintomi di ciascuna persona, senza relazione diretta con la quantità di pianta usata in fitoterapia. Le indicazioni descritte variano tra le opere di riferimento della pratica, che privilegia un approccio individualizzato e considera il paziente nella sua globalità. Come per tutta l’omeopatia, non esiste un’efficacia dimostrata in studi clinici di buona qualità, e l’uso non sostituisce la valutazione medica, soprattutto nei bambini, in gravidanza o in presenza di sintomi che persistono.

Controindicazioni ed Effetti Collaterali dell’Edera Terrestre

L’edera terrestre contiene pulegone in quantità variabile e altri monoterpeni, per questo va evitata in gravidanza, durante l’allattamento, nelle persone con malattie del fegato e nei bambini. L’uso interno deve avvenire soltanto sotto forma di infuso leggero e per un periodo breve, e l’olio essenziale non deve mai essere ingerito. Il pulegone è lo stesso composto legato alla tossicità epatica dell’olio di menta puleggio, e la quantità presente nella pianta cambia in base all’origine e alla coltivazione, il che rende difficile prevedere l’esposizione con le preparazioni concentrate. Al di fuori di questi gruppi, la pianta viene di solito descritta come ben tollerata in infuso leggero, ma mancano studi di sicurezza sull’uomo. In pratica, prima dell’uso conviene consultare un professionista sanitario, soprattutto se si soffre di una malattia cronica o si assumono farmaci in modo continuativo.

Controindicazioni

  • Allergia alle piante della famiglia Lamiaceae: chi ha una sensibilità nota a piante come menta, origano o timo può sviluppare reazioni allergiche all’edera terrestre.
  • Bambini: l’uso va evitato nei bambini, sia dell’infuso sia della tintura e dell’olio essenziale, per la presenza di pulegone.
  • Confusione con l’edera comune: l’edera terrestre non va confusa con Hedera helix, l’edera comune, rampicante legnosa della famiglia Araliaceae, dalle foglie lobate e coriacee, tossica se ingerita. Nonostante il nome popolare simile, le due piante non sono imparentate, e scambiare l’una con l’altra nelle tisane fatte in casa può causare un’intossicazione.
  • Gravidanza e allattamento: l’edera terrestre va evitata durante la gravidanza e l’allattamento, per la presenza di pulegone e per la mancanza di studi di sicurezza in queste fasi.
  • Interventi chirurgici: si raccomanda di sospendere l’uso dell’edera terrestre almeno due settimane prima di qualsiasi intervento chirurgico, a causa del potenziale effetto anticoagulante osservato in laboratorio.
  • Malattie epatiche: chi soffre di malattie del fegato deve evitare la pianta, poiché il pulegone è tossico per il fegato a dosi elevate.
  • Tossicità per i cavalli: la pianta è tossica per i cavalli e può intossicare questi animali se ingerita in quantità, per questo va tenuta sotto controllo nei pascoli e nelle aree in cui si alimentano.

Interazioni Farmacologiche

  • Anticoagulanti e antiaggreganti: l’edera terrestre ha mostrato un effetto anticoagulante in studi di laboratorio e può potenziare farmaci come il warfarin, aumentando il rischio di sanguinamento.
  • Ipoglicemizzanti: poiché la tradizione e alcuni studi preliminari attribuiscono alla pianta un effetto sulla glicemia, chi usa insulina o altri farmaci per il diabete deve parlarne con il medico prima dell’uso.
  • Sedativi e ansiolitici: la pianta può causare sonnolenza e sommare il proprio effetto a sedativi, ansiolitici, sonniferi e bevande alcoliche, soprattutto se combinata con valeriana e passiflora.

Effetti Collaterali

  • Nausea e vomito: raramente, un consumo eccessivo può provocare nausea e vomito.
  • Reazioni allergiche: possono comparire reazioni allergiche, soprattutto nelle persone sensibili, con eruzioni cutanee, orticaria, gonfiore o, in casi rari, anafilassi.
  • Sonnolenza: in quantità elevate, l’edera terrestre può causare sonnolenza, il che diventa pericoloso alla guida o durante l’uso di macchinari.

Curiosità e Fatti Storici

Il nome del genere deriva dal greco glechon, antico termine per il puleggio, una specie di menta, e l’epiteto hederacea significa simile all’edera, in riferimento alle foglie tondeggianti e al portamento strisciante della pianta. Per coincidenza, anche il pulegone, principale motivo di cautela nell’uso dell’edera terrestre, prende il nome dal puleggio, Mentha pulegium, la pianta nel cui olio essenziale questo composto è il costituente principale.

Prima della diffusione del luppolo, in Inghilterra l’edera terrestre si usava per chiarificare e aromatizzare la birra, una pratica attribuita ai Sassoni e ricordata ancora oggi dai nomi inglesi alehoof e tunhoof. Gli erbari europei del XVI e del XVII secolo, come quello dell’inglese John Gerard, raccomandavano la pianta contro il ronzio alle orecchie. La tradizione popolare la impiegava anche nelle infiammazioni degli occhi, usi che sopravvivono nell’elenco delle testimonianze etnobotaniche della specie.

I coloni europei portarono l’edera terrestre in Nord America come erba medicinale e aromatica, e lì si diffuse al punto da essere considerata una delle infestanti più ostinate dei prati, dove si è guadagnata il soprannome di creeping charlie. Dal punto di vista botanico, la specie è ginodioica, cioè in una stessa popolazione convivono piante con fiori ermafroditi e piante con soli fiori femminili, dagli stami sterili, una caratteristica studiata dalla biologia della riproduzione vegetale.

Più di recente, alcuni gruppi di ricerca in Croazia hanno sperimentato estratti di edera terrestre incapsulati in caramelle e cioccolatini, interessati al contenuto di polifenoli della pianta come ingrediente alimentare. Si tratta di una linea di studio ancora sperimentale, che non autorizza il consumo libero dell’erba.

Domande Frequenti sull’Edera Terrestre

A Cosa Serve la Tisana di Edera Terrestre?

Nella medicina popolare, la tisana di edera terrestre si usa per tradizione in caso di tosse, raffreddore e congestione, nei fastidi digestivi come coliche, flatulenza e gastrite e come sostegno al rilassamento. Questi usi derivano dalla tradizione e da studi preliminari di laboratorio e su animali, senza conferme in studi clinici sull’uomo. A causa del pulegone, la tisana deve essere sempre un infuso leggero, assunto per poco tempo e con il parere di un professionista.

L’Edera Terrestre Ha Controindicazioni?

Sì, e poiché contiene pulegone in quantità variabile la pianta va evitata in gravidanza, durante l’allattamento, nei bambini e nelle persone con malattie del fegato, oltre che da chi è allergico alle piante della famiglia Lamiaceae. Chi usa anticoagulanti, ipoglicemizzanti o sedativi deve parlarne prima con il medico, e l’uso va sospeso almeno due settimane prima di un intervento chirurgico. L’olio essenziale non deve mai essere ingerito.

Come Si Prepara la Tisana di Edera Terrestre?

La tisana è un semplice infuso: le foglie secche si mettono in una tazza, si coprono con acqua bollente e si lasciano riposare, coperte, da 5 a 10 minuti prima di filtrare. La quantità di foglie, il numero di tazze e la durata dell’uso vanno stabiliti con un professionista sanitario, mantenendo sempre una preparazione leggera e un periodo breve. Per addolcire il sapore si possono aggiungere miele o limone.

Edera Terrestre ed Edera Comune Sono la Stessa Pianta?

No, l’edera terrestre (Glechoma hederacea) è un’erba strisciante e aromatica della famiglia Lamiaceae, mentre l’edera comune (Hedera helix) è una rampicante legnosa della famiglia Araliaceae, tossica se ingerita. La somiglianza riguarda solo il nome e la forma delle foglie, per questo la corretta identificazione della pianta prima di qualsiasi preparazione è indispensabile.

Quali Sono i Nomi Popolari dell’Edera Terrestre?

In italiano la pianta è conosciuta soprattutto come edera terrestre ed ellera terrestre. In altre lingue riceve nomi come ground-ivy e creeping charlie in inglese, Gundermann in tedesco, hiedra terrestre in spagnolo, lierre terrestre in francese e hera-terrestre e glecoma in portoghese. Il nome portoghese erva-de-são-joão, a volte associato a questa pianta, appartiene in realtà all’iperico e non va usato per questa specie, proprio per evitare confusioni nell’acquisto e nella preparazione.

L’Edera Terrestre È Tossica?

Per le persone, l’edera terrestre in infuso leggero viene di solito descritta come ben tollerata, ma il pulegone la rende inadatta in gravidanza e allattamento, nei bambini e nelle persone con malattie del fegato, e l’olio essenziale non deve mai essere ingerito. Un consumo eccessivo può causare sonnolenza, nausea e vomito, e nelle persone sensibili sono possibili reazioni allergiche. La pianta è tossica per i cavalli, mentre per altri animali le segnalazioni di tossicità sono discordanti.

Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.

Riferimenti e Studi Scientifici

4 Riferimenti Citati

Basato su 4 riferimenti citati (4 Peer-Reviewed).

  1. PMC2026 Krasocka W, et al. Glechoma hederacea: A Comprehensive Insight into the Botanical Specification, Traditional Uses, Phytochemistry, Nutritional Value, Pharmacology, and Non-medicinal Applications. Planta Med. 2026.
  2. PMC2022 Sile I, et al. Wild-Grown and Cultivated Glechoma hederacea L.: Chemical Composition and Potential for Cultivation in Organic Farming Conditions. Plants (Basel). 2022.
  3. PMC2023 Sławińska N, et al. New Aspect of Composition and Biological Properties of Glechoma hederacea L. Herb: Detailed Phytochemical Analysis and Evaluation of Antioxidant, Anticoagulant Activity and Toxicity in Selected Human Cells and Plasma In Vitro. Nutrients. 2023.
  4. PMC2023 Šeremet D, et al. Studying the Functional Potential of Ground Ivy (Glechoma hederacea L.) Extract Using an In Vitro Methodology. Int J Mol Sci. 2023.
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Edera terrestre (Glechoma hederacea): usi tradizionali, composti attivi, forme di preparazione, ricette e precauzioni di sicurezza prima di usare la pianta.

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