Crataegus mexicana (Biancospino Messicano): Profilo Botanico

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Crataegus mexicana è il biancospino degli altopiani del Messico e del Guatemala, noto in quasi tutto il suo areale con il nome nahuatl di tejocote. Appartiene alle Rosacee, la famiglia che riunisce melo, pero, rosa e fragola, e vi occupa la tribù delle Maleae, quella dei frutti a pomo. Fra le circa duecento specie accettate di Crataegus, poche hanno raggiunto la presenza culturale che questa ha sull’altopiano messicano, dove il frutto giallo attraversa la stagione delle feste di dicembre e regge un’intera filiera produttiva.

Chi cerca questa pianta nella letteratura orticola incontra di frequente il nome Crataegus pubescens, ed è lì che comincia una delle confusioni nomenclaturali più tenaci del genere. Quel binomio non è valido per il tejocote: si tratta di un nome illegittimo, applicato per errore alla specie messicana per oltre un secolo, e chiarire quella vicenda occupa buona parte della sezione di tassonomia che segue. Il nome corretto e accettato dalle banche dati tassonomiche attuali è Crataegus mexicana Moc. & Sessé ex DC.

Questa pagina raccoglie il profilo botanico della specie: classificazione formale, caratteri di riconoscimento sul campo, distribuzione e ambiente, comportamento riproduttivo, parenti stretti con cui viene confusa, composizione chimica descrittiva, documentazione storica ed etnografica e situazione di conservazione.

Crataegus mexicana (Biancospino Messicano)
Il Crataegus mexicana, o biancospino messicano, è un arbusto spinoso della famiglia delle Rosacee, originario degli altopiani del Messico e del Guatemala, noto per i suoi frutti chiamati tejocote.

Tassonomia

La posizione della specie nella classificazione botanica attuale è la seguente:

  • Regno: Plantae
  • Divisione: Tracheophyta (Magnoliophyta, angiosperme)
  • Classe: Magnoliopsida (eudicotiledoni)
  • Ordine: Rosales
  • Famiglia: Rosaceae
  • Sottofamiglia: Amygdaloideae
  • Tribù: Maleae
  • Genere: Crataegus L., 1753
  • Specie: Crataegus mexicana Moc. & Sessé ex DC., 1825

Il Problema del Nome “Crataegus pubescens”

La specie fu pubblicata da Augustin Pyramus de Candolle nel Prodromus Systematis Naturalis Regni Vegetabilis, nel 1825, a partire da materiale attribuito a José Mariano Mociño e Martín de Sessé, botanici della Reale Spedizione Botanica alla Nuova Spagna. In parallelo, Carl Sigismund Kunth descrisse Mespilus pubescens sulla base di raccolte di Humboldt e Bonpland, combinazione che Ernst Gottlieb von Steudel trasferì a Crataegus pubescens nel 1840.

Il problema è che Crataegus pubescens esisteva già. Carl Borivoj Presl aveva pubblicato quel binomio nel 1826, nella Flora Sicula, per una pianta siciliana. Il nome di Steudel è dunque un omonimo posteriore e nomenclaturalmente illegittimo, situazione registrata in modo esplicito nell’IPNI. Nel 1997, rivedendo le specie del Messico settentrionale, James B. Phipps propose Crataegus gracilior come nome sostitutivo per il taxon di Kunth e Steudel.

La conseguenza pratica merita l’attenzione di chi identifica materiale d’erbario o legge letteratura d’epoca. Il nome Crataegus pubescens, risolto correttamente, rimanda oggi a Crataegus gracilior, una specie distinta dal tejocote commerciale. Per decenni, però, è stato applicato erroneamente alla pianta a frutti grossi coltivata a Puebla e a Tlaxcala, e quell’uso sbagliato sopravvive nei cataloghi vivaistici, nelle etichette commerciali e negli articoli di agronomia. Le due specie condividono il nome comune tejocote, il che ha contribuito a consolidare l’equivoco.

Sinonimi Accettati

  • Crataegus nelsonii Eggl.
  • Crataegus quitensis Bosc ex DC.
  • Crataegus stipulacea Loudon
  • Crataegus stipulosa (Kunth) Steud.
  • Mespilus stipulosa Kunth

Etimologia

Il nome generico Crataegus deriva dal greco kratos, forza, unito ad akis, punta acuta, in doppio riferimento alla durezza del legno e alle spine dei rami. L’epiteto mexicana indica la provenienza del materiale che servì da base alla descrizione. Il nome comune tejocote viene invece dal nahuatl texocotl, formato da tetl, pietra, e xocotl, frutto acido, lettura che descrive insieme il sapore del frutto e la durezza del nocciolo legnoso che custodisce al centro.

Descrizione Morfologica

Albero piccolo o arbusto grande, caducifoglio, con altezza corrente di 4-10 metri e crescita moderata. Gli esemplari da frutteto arrivano a vivere una quarantina d’anni. La chioma è ovoidale e ampia, con fogliame abbastanza fitto da proiettare un’ombra chiusa, e il fusto resta diritto e relativamente sottile alla base prima di ramificare. I rami sono rigidi e portano spine robuste, carattere che si accentua negli individui spontanei e tende a ridursi nelle selezioni coltivate.

Foglie

Le foglie sono semplici e alterne, di forma variabile da romboidale-ellittica a ovato-lanceolata, con apice acuto e margine seghettato a denti irregolari. La lunghezza si colloca fra 4 e 8 centimetri. La pagina superiore è verde scuro e glabra, di aspetto leggermente coriaceo, mentre quella inferiore si presenta più pallida e talvolta pubescente, soprattutto lungo le nervature e nelle foglie giovani. Proprio questa pubescenza variabile fu il carattere che motivò l’epiteto del nome illegittimo discusso sopra, ed è troppo incostante per bastare da sola come criterio di riconoscimento. Il picciolo è corto e le stipole, quando presenti, sono cospicue e dentate, dettaglio che diede origine ai sinonimi stipulacea e stipulosa.

Fiori

L’infiorescenza è un’ombrella terminale che riunisce da 2 a 6 fiori, numero basso se confrontato con i corimbi multiflori delle specie europee del genere. Ogni fiore misura circa 2 centimetri di diametro e porta 5 petali bianchi di contorno ovato-orbicolare, lunghi da 7 a 10 millimetri. Gli stami arrivano a una ventina, con antere colorate che risaltano sulla corolla chiara. Gli stili variano da 2 a 5 e l’ipanzio è rivestito da sepali che persistono sul frutto.

Frutti e Semi

Il frutto è un pomo, e non una drupa, benché la designazione compaia scambiata in parte della letteratura divulgativa. Ha forma globosa o leggermente turbinata, di 1,5-3 centimetri di diametro, il che lo rende sensibilmente più grande di quello di qualsiasi specie europea di Crataegus. La colorazione passa dal verde giallastro nel frutto immaturo al giallo dorato, arancione o ramato a maturità, a volte con una faccia arrossata dall’esposizione al sole. I sepali persistenti formano una coroncina all’apice, carattere diagnostico utile. La polpa è soda, aromatica e di acidità marcata, e i frutti si raggruppano sui rami in gruppi di 2-15 unità.

All’interno si trovano i pireni, noccioli fortemente lignificati che ospitano da uno a cinque semi bianchi a seconda del genotipo. Un chilogrammo raccoglie circa cinquemila semi. Come nelle altre Maleae, melo compreso, i semi contengono glicosidi cianogenici, e la rigidità del pirene è ciò che ne impedisce la frantumazione nella masticazione comune.

Radice e Fusto

L’apparato radicale è profondo e ramificato, caratteristica che ancora la specie sui versanti ripidi e spiega il suo impiego nelle opere di trattenimento del suolo. La corteccia è grigio-rossastra e si distacca dal fusto in strisce longitudinali, lasciando in vista superfici più chiare. Il legno è denso e a fibra serrata.

Distribuzione e Habitat

La specie è nativa degli altopiani del Messico e del Guatemala. In territorio messicano occupa un arco ampio che va da San Luis Potosí a Jalisco e da Veracruz al Chiapas, con segnalazioni consolidate in Guanajuato, Hidalgo, Michoacán, Oaxaca, Puebla, Querétaro e nello Stato di México. La fascia altitudinale documentata va da 1.200 a 3.000 metri e si concentra nella porzione centrale e meridionale del sistema montuoso.

L’ambiente tipico è il versante collinare dal rilievo scosceso, dove pendenze vicine al 60 per cento non ne impediscono l’insediamento, oltre a burroni e margini di aree coltivate. La specie predilige suoli acidi e di tessitura franca, profondi e ben drenati, e tollera substrati vulcanici e pietrosi. Sul campo compare spesso insieme a Pinus patula, Pinus teocote e specie di Quercus, e forma lo strato arboreo basso dei boschi misti d’altura.

Il clima che la favorisce è quello subtropicale di montagna, con temperature medie miti e stagione secca definita. La pianta sopporta gelate leggere, e le osservazioni in coltura fuori dall’areale naturale indicano resistenza al freddo fino a circa 18 gradi sotto zero, anche se la defogliazione avviene molto prima. La specie è stata introdotta nella regione andina, dove si mantiene in coltura, e non esiste alcuna segnalazione consolidata di comportamento invasivo nelle aree in cui è stata portata.

Coltivazione

La propagazione per seme si scontra con una dormienza tegumentale accentuata. I semi non trattati possono impiegare due o tre anni a germinare, mentre i semi scarificati e sottoposti a stratificazione fredda germinano in trenta-quaranta giorni a una temperatura prossima ai 21 gradi. La germinazione è epigea e le plantule sopportano il trapianto quando raggiungono circa 8 centimetri. I semi hanno comportamento ortodosso e mantengono la vitalità per diversi anni se conservati con un contenuto di umidità fra il 6 e il 7 per cento e a una temperatura di 0-7 gradi.

Per moltiplicare materiali selezionati, l’innesto su portinnesto ottenuto da seme è il metodo corrente, dato che la propagazione sessuata non conserva i caratteri del genotipo materno. Selezioni messicane a frutto grosso circolano fra i produttori dell’altopiano, alcune nate da lavori di miglioramento condotti in istituzioni agricole del paese.

La specie richiede pieno sole e risponde bene a suoli profondi e ben drenati, con pH da acido a neutro. Nei frutteti commerciali il sesto d’impianto usuale si colloca fra 5 e 8 metri. Fra gli organismi che provocano danno si registrano la mosca della frutta Rhagoletis pomonella, l’afide Aphis gossypii, tarli del tronco, minatori fogliari, acari e ruggini fogliari. Il calpestio e il brucamento del bestiame incidono sulla rinnovazione naturale nelle aree di pascolo. La raccolta si effettua quando il frutto assume la colorazione giallo-arancio e si stacca con facilità dal peduncolo.

Un’applicazione agronomica notevole è l’uso della specie come portinnesto per il melo negli altopiani messicani, ruolo che poggia sulla sua tolleranza ai suoli vulcanici e alle quote elevate.

Fenologia

La fioritura si concentra fra gennaio e aprile, con variazioni secondo l’altitudine e il regime delle piogge locale. L’impollinazione è entomofila e le api compiono la maggior parte delle visite, Apis mellifera compresa nelle aree coltivate, il che rende la specie rilevante per l’apicoltura di montagna durante la stagione secca.

I frutti si formano nel corso della primavera e completano la maturazione fra novembre e dicembre, e possono persistere sui rami fino all’inizio dell’anno successivo. Questo calendario fa coincidere la raccolta con la stagione delle feste messicana, coincidenza che spiega buona parte del valore commerciale della specie.

La disseminazione è endozoocora. Uccelli e mammiferi consumano la polpa ed espellono i pireni intatti lontano dalla pianta madre, e il passaggio nel tratto digerente contribuisce a logorare il tegumento che ritarda la germinazione.

Specie Affini e Confusioni

  • Crataegus gracilior J.B.Phipps: il parente con cui il tejocote viene confuso più spesso, al punto da condividerne il nome comune. Se ne distingue per il frutto più tondeggiante e più piccolo, i peduncoli più lunghi e le spine più lunghe. È questa la specie che porta legittimamente il nome Crataegus pubescens nella propria sinonimia.
  • Crataegus mollis (Torr. & A.Gray) Scheele: specie nordamericana dai frutti rossi e grandi, con foglie più larghe e pubescenza persistente.
  • Crataegus monogyna Jacq.: il biancospino europeo, introdotto in varie regioni delle Americhe. Ha frutti molto più piccoli, di 6-10 millimetri, con un solo pirene, e foglie profondamente lobate.
  • Malus domestica Borkh.: il melo ha portamento comparabile e frutti superficialmente simili, ma presenta foglie a margine intero o appena seghettato, senza i denti irregolari del tejocote.

Adulterazione Commerciale con una Specie Tossica

Esiste un rischio documentato che non riguarda la confusione sul campo, bensì la sostituzione nel commercio internazionale. I prodotti venduti come radice di tejocote sono stati analizzati dalle autorità sanitarie degli Stati Uniti nel 2022, e la maggior parte dei campioni non conteneva Crataegus mexicana: il materiale corrispondeva a Cascabela thevetia, una pianta della famiglia Apocynaceae nota in italiano come oleandro giallo.

Questa sostituzione è pericolosa perché Cascabela thevetia contiene cardenolidi, fra cui la tevetina B, composti che agiscono sul muscolo cardiaco in modo analogo alla digossina. L’ingestione provoca intossicazione cardiaca, con bradicardia, aritmie e alterazioni elettrocardiografiche, ed è documentato il caso di un bambino piccolo che ha avuto bisogno di un antidoto specifico dopo aver consumato uno di questi prodotti. Le due piante non hanno alcuna parentela botanica, e il materiale vegetale essiccato e lavorato non consente al consumatore alcuna distinzione visiva affidabile.

Fitochimica

Il profilo chimico della specie segue lo schema del genere Crataegus, con il peso maggiore sui composti fenolici. La descrizione che segue è strettamente composizionale.

  • Acidi fenolici: i derivati dell’acido clorogenico compongono parte della frazione fenolica dei frutti.
  • Acidi triterpenici: l’acido oleanolico e l’acido ursolico sono presenti nelle foglie e nella buccia del frutto.
  • Carotenoidi: responsabili della colorazione dal giallo all’arancione della buccia e della polpa matura.
  • Flavonoidi: vitexina, iperoside e quercetina compaiono in foglie, fiori e frutti, con tenori più alti nei fiori.
  • Glicosidi cianogenici: l’amigdalina e i composti affini si concentrano nei semi contenuti nei pireni, come nelle altre Maleae.
  • Pectine: i frutti accumulano pectina in tenore elevato, il che sostiene l’estrazione industriale a partire dalle sanse.
  • Procianidine: oligomeri presenti in frutti e foglie, associati all’astringenza del frutto verde.

Gli studi comparativi fra genotipi messicani di Crataegus registrano che il contenuto totale di composti fenolici supera in modo costante quello dei flavonoidi isolati, differenza attribuita all’apporto delle procianidine e degli acidi fenolici.

Storia ed Etnobotanica

L’utilizzo del tejocote in Mesoamerica precede l’arrivo degli europei. Il termine texocotl figura fra le piante registrate nella documentazione nahuatl compilata nel Cinquecento, e il frutto compare negli elenchi dei prodotti che circolavano nei mercati dell’altopiano. I popoli nahua consumavano il frutto fresco e cotto, e la specie rientrava nel calendario agricolo delle terre alte.

Con la colonizzazione, il frutto fu inserito nel ciclo festivo cristiano impiantato in Messico. Divenne componente delle posadas di dicembre, periodo in cui entra nella bevanda calda chiamata ponche, e figura fra le offerte allestite per il Giorno dei Morti. L’usanza di riempire le piñatas di tejocotes ha accompagnato quelle celebrazioni. I documenti del periodo coloniale menzionano la radice e il frutto fra i materiali che i cronisti annotarono descrivendo la farmacopea indigena della regione.

Anche la cultura materiale ha attinto all’albero. Il legno denso servì a fabbricare manici di attrezzi e utensili domestici e fu bruciato come legna da ardere, mentre la specie svolgeva funzione di ombra e di siepe viva nelle proprietà rurali dell’altopiano.

Conservazione

La specie è stata valutata per la Lista Rossa IUCN nel 2019, nell’ambito del lavoro condotto da Botanic Gardens Conservation International insieme al Global Tree Specialist Group, e ha ricevuto la categoria Minor Preoccupazione. La valutazione riflette l’ampia distribuzione, l’abbondanza nelle aree di presenza e l’esistenza di popolazioni coltivate estese.

La specie non compare nelle appendici della CITES e non figura fra le piante sotto protezione speciale della norma messicana sulle specie a rischio. Le pressioni individuate sono localizzate e riguardano la conversione dei boschi d’altura in aree agricole e l’effetto del pascolo sulla rinnovazione naturale, dato che il bestiame consuma le plantule prima che raggiungano una taglia di fuga.

Un aspetto favorevole alla conservazione è il valore economico del frutto, che incentiva il mantenimento degli alberi nelle aree rurali e nei sistemi agroforestali. La specie partecipa anche a programmi di recupero di versanti degradati in Messico, dove viene impiegata per la sua rusticità e per la capacità di fissare il suolo sui terreni in pendenza.

Curiosità

  • L’albero raggiunge una quarantina d’anni di vita produttiva, longevità modesta per lo standard del genere, che annovera esemplari europei secolari.
  • Il frutto matura proprio nella stagione di dicembre, e questa sincronia fra fenologia e calendario festivo è ciò che sostiene la domanda concentrata su cui poggia la produzione messicana.
  • Il nome nahuatl traduce senza giri di parole l’esperienza di mangiare il frutto: pietra e frutto acido, in riferimento al nocciolo legnoso e al sapore.
  • Puebla concentra la maggior parte della produzione nazionale messicana di tejocote, ben davanti agli altri stati produttori.
  • La specie fa da portinnesto ai meli negli altopiani del Messico, situazione in cui un albero spontaneo nativo sostiene un fruttifero arrivato dall’Eurasia.

Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.

Riferimenti e Studi Scientifici

11 Riferimenti Citati

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  10. Steudel, E. G. Nomenclator Botanicus, ed. 2. Stoccarda. 1840.
  11. 2022 US Centers for Disease Control and Prevention. Notes from the Field: Online Weight Loss Supplements Labeled as Tejocote (Crataegus mexicana) Root, Substituted with Yellow Oleander (Cascabela thevetia), United States, 2022. Morbidity and Mortality Weekly Report. 2023.
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Crataegus mexicana, il biancospino messicano o tejocote, albero degli altopiani del Messico. Scheda botanica: tassonomia, morfologia, ecologia, chimica.

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