Il Rheum palmatum è una delle erbacee più imponenti delle montagne interne della Cina, capace di sollevare uno scapo fiorale alto fino a due metri sopra una rosetta di foglie che superano il mezzo metro di larghezza. Appartiene alla famiglia delle Polygonaceae, la stessa dei romici e del grano saraceno, e occupa versanti pietrosi e fondovalle tra i 1.500 e i 4.400 metri di quota, lungo l’arco che va dalla Mongolia Interna al Tibet orientale. L’epiteto palmatum descrive con precisione ciò che salta all’occhio sul campo: la lamina fogliare divisa in lobi profondi, aperti come le dita di una mano.
Sotto terra la pianta costruisce un rizoma spesso e una radice principale robusta, il cui tessuto interno assume una colorazione giallastra caratteristica. È stato questo dettaglio anatomico a dare alla pianta il suo nome cinese, da huang (大黃), letteralmente “grande giallo”, nome sotto il quale la radice essiccata circolò per secoli lungo le rotte commerciali che collegavano l’Asia centrale al Mediterraneo e, più tardi, all’Europa settentrionale.
Questa pagina raccoglie la scheda botanica della specie: tassonomia formale confermata negli indici nomenclaturali, morfologia dettagliata, distribuzione, habitat, coltivazione, fenologia, rapporti con le specie vicine del complesso palmatum, composizione chimica descrittiva, testimonianza storica e situazione di conservazione.
Il rabarbaro-cinese cresce su versanti pietrosi e fondovalle tra i 1.500 e i 4.400 metri di quota.

L'areale del rabarbaro-cinese si estende dalla Mongolia Interna al Tibet orientale.
Tassonomia
Il nome Rheum palmatum L. fu pubblicato da Carlo Linneo nel 1759, nella decima edizione del Systema Naturae (volume 2, pagina 1010), e resta accettato negli indici nomenclaturali di riferimento. La famiglia delle Polygonaceae riunisce circa cinquanta generi a distribuzione prevalentemente temperata nell’emisfero settentrionale, e il genere Rheum concentra all’incirca sessanta specie nelle catene montuose e negli altopiani dell’Asia.
- Regno: Plantae
- Divisione: Magnoliophyta (angiosperme)
- Classe: Magnoliopsida (eudicotiledoni)
- Ordine: Caryophyllales
- Famiglia: Polygonaceae Juss.
- Sottofamiglia: Polygonoideae
- Tribù: Rheeae
- Genere: Rheum L.
- Specie: Rheum palmatum L., 1759
Sinonimi Accettati
Tre nomi figurano oggi come sinonimi eterotipici od omotipici della specie:
- Rhabarbarum palmatum (L.) Moench
- Rheum potaninii Losinsk.
- Rheum qinlingense Y. K. Yang, D. K. Zhang & J. K. Wu
Vale la pena segnalare che Rheum tanguticum e Rheum officinale, spesso ricondotti a R. palmatum nella letteratura più antica, restano accettati come specie autonome, anche se il confine tra loro è oggetto di un dibattito continuo tra i tassonomi.
Etimologia del Binomio
Il nome generico risale al greco rheon, forma legata all’antico nome commerciale della radice essiccata, rha. Parte degli autori collega il termine al Rha, designazione classica del fiume Volga, uno degli assi lungo i quali la merce raggiungeva i porti occidentali. L’epiteto viene dal latino palmatus, “a forma di palmo della mano”, in riferimento diretto al ritaglio della foglia basale.
Descrizione Morfologica
Si tratta di un’erbacea perenne di grandi dimensioni, con ampio cespo basale e fusto fiorale eretto che raggiunge da 1,5 a 2 metri, talvolta di più in coltivazione ben nutrita. Il fusto è cavo, solcato longitudinalmente, glabro o quasi, con piccole asperità concentrate ai nodi. Tutta la parte aerea muore alla fine della stagione e ricaccia dalla struttura sotterranea nella primavera successiva.
Foglie
Le foglie basali sono tra le più grandi del genere e definiscono la fisionomia della pianta. La lamina misura intorno ai 40-60 centimetri, ha larghezza pressoché pari alla lunghezza e presenta cinque nervature principali che partono dalla base cordata. La divisione è palmata, con lobi che si approfondiscono fino a diventare pennatosetti, e l’apice di ogni lobo è acuminato o strettamente acuto. La faccia inferiore è densamente pubescente, mentre quella superiore varia da solcata a papillosa al tatto. Il picciolo è cilindrico, coperto di papille dense e lungo quasi quanto la lamina stessa. Le foglie caulinari ripetono lo schema in scala ridotta man mano che salgono lungo il fusto, e l’ocrea, la guaina membranosa che avvolge il nodo appena sopra l’inserzione del picciolo, arriva a 15 centimetri e presenta superficie esterna ruvida. Quest’ocrea è il marcatore di famiglia più affidabile sul campo.
Fiori
L’infiorescenza è un’ampia pannocchia terminale, dai rami conniventi e densamente pubescenti, che si distingue da lontano quando la fioritura investe l’intera popolazione. Ogni fiore è minuto e poggia su un peduncolo di 2-2,5 millimetri, articolato sotto la metà. Il perianzio ha sei tepali di colore rosso porpora, di rado bianco giallastro, i tre esterni ellittici od orbicolari e più piccoli, di 1-1,5 millimetri. Gli stami non superano il perianzio. L’ovario è rombico-ovoide, lo stilo si incurva leggermente verso l’esterno e lo stigma si presenta dilatato.
Frutti e Semi
Il frutto è un achenio trigono provvisto di tre ali membranose, di contorno oblungo-ellissoide od oblungo, lungo circa 8-9 millimetri e largo 7-7,5 millimetri, con entrambe le estremità lievemente incise. Le ali misurano intorno ai 2,5 millimetri di larghezza ed esibiscono nervature longitudinali vicine al margine, dettaglio utile nel separare le specie affini. Il seme è ampiamente ovoide e ha tegumento bruno scuro fin quasi al nero.
Radice e Fusto
L’apparato sotterraneo combina un rizoma corto e grosso con radici principali altrettanto spesse, che nelle piante di più anni formano un pezzo massiccio. La superficie esterna è bruna o bruno scura e il tessuto interno mostra una tonalità gialla o aranciata, attraversata da un disegno marmorizzato che la farmacognosia classica registrava come striature raggiate. Questa colorazione interna è abbastanza costante da servire come carattere diagnostico su materiale essiccato. Fuori terra, il fusto fiorale che si eleva da questa struttura è cavo e solcato, e perisce del tutto alla chiusura di ogni ciclo vegetativo.
Distribuzione e Habitat del Rabarbaro-Cinese
L’areale nativo copre la Cina occidentale e nord-occidentale, con segnalazioni documentate in Gansu, Hubei, Mongolia Interna, Qinghai, Shaanxi, Sichuan, Xizang e Yunnan. Il centro di diversità della specie e delle sue parenti più prossime si trova sull’altopiano tibetano orientale e nelle catene che lo delimitano. Le popolazioni occupano versanti aperti, valli, praterie d’alta quota e margini di bosco di conifere, in un’ampia fascia altitudinale che va dai 1.500 ai 4.400 metri.
Il regime climatico è continentale e freddo, con inverni rigidi, estati brevi ed elevata escursione termica giornaliera. I suoli preferiti sono profondi, ricchi di sostanza organica e ben drenati, condizione decisiva perché il rizoma marcisce con facilità in terreno inzuppato. Fuori dall’areale nativo, la specie fu portata in Russia e nell’Europa occidentale sia come coltura sia come pianta da giardino.
In Gran Bretagna, dove è in coltivazione dal 1763, la pianta risulta neofita, con una prima segnalazione fuori coltura nel 1954, a Bolton, nel sud del Lancashire. Persiste in pascoli abbandonati, sponde di ruscello, fossi, bordi stradali e terreni incolti, quasi sempre come residuo di impianto, senza comportamento invasivo aggressivo documentato. In Sud America il genere non ha rappresentanti nativi, e in Brasile la coltivazione ha senso soltanto nelle zone montane con inverno marcato, dove non esiste produzione commerciale consolidata.
Coltivazione
La propagazione avviene per seme o per divisione del rizoma. La semina richiede stratificazione a freddo prima della germinazione, che si presenta in modo irregolare nell’arco di alcune settimane, e le piante di origine gamica impiegano anni a formare un cespo adulto. La divisione del rizoma a fine autunno, con almeno due gemme per porzione, è la via preferita da chi cerca uniformità tra gli individui.
La specie esige suolo profondo, fertile e ben drenato, di reazione da leggermente acida a neutra, e risponde bene all’incorporazione di compost all’impianto. Chiede pieno sole in clima freddo e accetta la mezz’ombra dove le estati sono calde. Il punto critico della coltivazione è il drenaggio: un ristagno prolungato porta al marciume del rizoma, e il caldo subtropicale continuo impedisce semplicemente l’attecchimento. La spaziatura generosa è d’obbligo, dato che una pianta adulta occupa senza fatica un metro quadrato di proiezione fogliare.
Tra i problemi fitosanitari più comuni compaiono gli afidi, che agiscono da vettori di virosi del mosaico, i curculionidi le cui larve perforano il rizoma, e le lumache e chiocciole, che sfigurano le foglie giovani in una primavera umida. Sul fronte delle malattie, il marciume del rizoma associato a Phytophthora e i marciumi molli di origine batterica concentrano i danni nei suoli mal drenati. Negli impianti destinati alla raccolta della parte sotterranea, lo scapo fiorale viene di norma reciso appena compare, e la raccolta delle radici si effettua in autunno, a partire dal quarto anno di campo.
Fenologia
Nell’areale nativo la fioritura si concentra a giugno e la fruttificazione ad agosto, calendario che si sposta di qualche settimana secondo la quota e l’esposizione del versante. In coltivazione europea le piante ben insediate fioriscono tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate, e non ogni cespo emette lo scapo tutti gli anni.
L’architettura fiorale, con tepali ridotti, stami corti e un’enorme quantità di fiori per pannocchia, è compatibile tanto con la visita di piccoli insetti generalisti quanto con il trasporto del polline da parte del vento, combinazione ricorrente nelle Polygonaceae. La dispersione dei frutti è prevalentemente anemocora, favorita dalle tre ali membranose che funzionano da superficie di trascinamento. In terreno inclinato buona parte degli acheni finisce spostata dalla gravità e dall’acqua di scorrimento, il che aiuta a spiegare la distribuzione aggregata delle popolazioni lungo le valli.
Specie Affini e Confusioni
Il Rheum palmatum fa parte della sezione Palmata del genere, insieme a R. laciniatum, R. officinale e R. tanguticum, quest’ultima con la varietà liupanshanense. Uno studio morfometrico di Wang e collaboratori, pubblicato nel 2014, ha mostrato che il grado di incisione della lamina varia in modo continuo tra lobato e partito, e che la forma del lobo passa senza soluzione di continuità dal triangolare largo al lanceolato, sia all’interno delle popolazioni sia tra di esse. Gli autori sono arrivati a proporre la messa in sinonimia delle altre specie della sezione sotto R. palmatum, proposta non ancora recepita dagli indici nomenclaturali di riferimento.
- Rheum australe D. Don: specie himalayana, con foglie di contorno intero o appena ondulato, priva della divisione palmata caratteristica.
- Rheum × hybridum Murray: ibrido da giardino dal fogliame ampio e intero, coltivato in Europa per il picciolo.
- Rheum officinale Baill.: lamina solo superficialmente lobata, pannocchia più compatta e fiori verdastri, contro i lobi profondi e i fiori purpurei del R. palmatum.
- Rheum rhabarbarum L.: il rabarbaro da orto, dalla foglia intera e cordiforme con margine ondulato e piccioli carnosi e rossastri, senza alcuna divisione palmata.
- Rheum tanguticum (Maxim. ex Regel) Balf.: la confusione più frequente sul campo, riconoscibile per lobi più stretti e più profondamente incisi e per una distribuzione concentrata sull’altopiano tibetano.
Fuori dal genere, le piante a grande foglia basale generano di solito dubbi finché restano in fase vegetativa, come accade con la bardana (Arctium lappa), dalla faccia inferiore tomentosa e priva di lobi, e con Petasites hybridus, dalla lamina orbicolare e dal margine appena dentato. Nessuna delle due possiede l’ocrea membranosa che avvolge il nodo, e quest’unico carattere risolve l’identificazione in pochi secondi.
Fitochimica
Il profilo chimico della specie è tra i più studiati della flora cinese. Radice e rizoma accumulano antrachinoni, presenti sia in forma libera sia legati a zuccheri, con in primo piano aloe-emodina, crisofanolo, emodina, fiscione e reina. Accanto a essi compaiono glicosidi diantronici del tipo sennoside, tannini di natura gallica e catechinica, acidi fenolici come l’acido gallico e stilbeni glicosilati, gruppo che comprende derivati della rapontigenina e del resveratrolo. Sono questi antrachinoni, concentrati nel parenchima della corteccia e del cilindro centrale, a spiegare il colore giallo del tessuto interno.
La distribuzione dei composti all’interno della pianta è disomogenea e cambia con l’età dell’individuo e con la stagione. Foglie e piccioli seguono un’altra strada: concentrano ossalati, presenti come acido ossalico libero e come cristalli di ossalato di calcio.
Qui entra un dato di sicurezza che non dipende dal contesto d’uso. Le foglie di Rheum palmatum, come quelle degli altri rabarbari, contengono ossalati solubili in tenore elevato e non sono commestibili. L’ingestione provoca irritazione del tratto digerente e, in quantità sufficiente, calo del calcio circolante e danno renale. Lo stesso vale per gli animali domestici: cani, gatti, cavalli e altri erbivori da pascolo sono suscettibili all’intossicazione da ossalati quando hanno accesso al fogliame, ragione per cui le aiuole di questo genere richiedono cautela nelle proprietà con allevamento.
Storia ed Etnobotanica
La radice essiccata del rabarbaro asiatico fu una delle merci vegetali più costose del commercio a lunga distanza tra Asia ed Europa. Autori greci e romani registravano già il prodotto sotto il nome rha, giunto per rotte che attraversavano l’Asia centrale, e Marco Polo annotò nel XIII secolo l’abbondanza di rabarbaro nella regione di Tangut, nell’attuale Cina nord-occidentale. Nelle fonti cinesi il materiale compare sotto il nome da huang fin dagli antichi compendi di materia medica, e gli speziali europei dal XVI al XVIII secolo commerciarono la radice importata nelle loro botteghe.
Quel commercio generò, nel Settecento, uno degli episodi più curiosi nella storia delle piante utili: l’Impero russo istituì un monopolio statale sull’esportazione del rabarbaro asiatico, con deposito di ispezione a Kjachta, sul confine con la Cina, e distruzione delle partite respinte. Clifford Foust ha ricostruito questo circuito commerciale in uno studio dedicato alla merce, pubblicato nel 1992.
Sul versante botanico, la specie fu descritta da Linneo nel 1759 a partire da materiale che circolava in Europa lungo quelle stesse rotte, ed entrò in coltivazione in Gran Bretagna nel 1763. Le popolazioni selvatiche, invece, furono ben documentate solo più di un secolo dopo, con le spedizioni russe di Nikolaj Prževal’skij e Grigorij Potanin verso l’altopiano tibetano e le catene vicine, alla fine dell’Ottocento. Fu quel lavoro sul campo a permettere di separare le specie asiatiche del genere sulla base di piante vive, e non soltanto di frammenti di radice essiccata arrivati sul mercato.
Conservazione
La specie non dispone di valutazione globale pubblicata nella Lista Rossa IUCN, situazione registrata come non valutata, e non figura negli allegati CITES. Non compare nemmeno nell’elenco delle piante selvatiche sotto protezione nazionale redatto per l’altopiano del Qinghai-Tibet, anche se la letteratura cinese tratta le popolazioni selvatiche del complesso palmatum come una risorsa sotto pressione.
Il lavoro di Wang e collaboratori, pubblicato nel 2012 su PLoS ONE sulla base di marcatori ISSR, ha campionato ventuno popolazioni selvatiche distribuite dallo Shanxi al Tibet centrale e ha trovato uno schema istruttivo: diversità genetica alta nell’insieme della specie e bassa all’interno di ciascuna popolazione. Gli autori hanno concluso che il declino osservato deriva soprattutto dalla raccolta eccessiva di materiale selvatico, e non da un impoverimento genetico, e hanno raccomandato la conservazione in situ delle popolazioni residue insieme all’ampliamento della coltivazione commerciale come modo per alleggerire la pressione sullo stock naturale.
Lo spostamento della domanda verso impianti consolidati è oggi la principale linea di gestione in corso nelle province produttrici, con programmi ufficiali di buone pratiche agricole rivolti proprio a sostituire la raccolta spontanea con una coltura condotta.
Curiosità
- Il nome cinese da huang significa “grande giallo” e descrive il tessuto interno della radice, il cui colore viene dagli antrachinoni accumulati nel parenchima.
- La foglia basale del Rheum palmatum è tra le più grandi di qualunque erbacea di clima temperato coltivata nei giardini, e le cultivar dal fogliame giovane rossastro, come ‘Atrosanguineum’, si piantano esclusivamente per l’effetto ornamentale.
- Nella stessa famiglia convivono due estremi: il picciolo del rabarbaro da orto è ingrediente corrente di dolci e crostate in Europa, mentre la foglia di qualsiasi specie del genere è tossica per il tenore di ossalati.
- L’Impero russo mantenne nel Settecento un monopolio statale sull’esportazione della radice essiccata, con posto di ispezione sul confine cinese e distruzione delle partite respinte.
- Portata in Gran Bretagna nel 1763, la pianta fu segnalata mentre cresceva fuori coltura solo nel 1954, quasi due secoli dopo l’introduzione.
Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.
Riferimenti e Studi Scientifici
Vedi Tutti i 9 Riferimenti Citati
Studi Scientifici Peer-Reviewed (2)
- DOI2012 Wang, X. M. e collaboratori. Genetic variation in Rheum palmatum and Rheum tanguticum (Polygonaceae), two medicinally and endemic species in China using ISSR markers. PLoS ONE, 7(12): e51667. 2012. ↗
- DOI2014 Wang, X. M. e collaboratori. Morphological variation in leaf dissection of Rheum palmatum complex (Polygonaceae). PLoS ONE, 9(10): e110760. 2014. ↗
Letture Complementari (7)
- American Society for the Prevention of Cruelty to Animals. Rhubarb (Rheum rhaponticum). Toxic and Non-Toxic Plants Database. ↗
- Botanical Society of Britain and Ireland. Rheum palmatum L. BSBI Online Plant Atlas. ↗
- 2003 Flora of China Editorial Committee. Rheum palmatum Linnaeus. Flora of China, vol. 5, p. 345. Science Press e Missouri Botanical Garden Press. 2003. ↗
- 1992 Foust, C. M. Rhubarb: The Wondrous Drug. Princeton University Press. 1992.
- International Plant Names Index. Rheum palmatum L., Syst. Nat. ed. 10, 2: 1010. 1759. Royal Botanic Gardens Kew, Harvard University Herbaria e Australian National Botanic Gardens. ↗
- Linneo, C. Systema Naturae, ed. 10, vol. 2, p. 1010. Stoccolma. 1759.
- Plants of the World Online. Rheum palmatum L. Royal Botanic Gardens, Kew. ↗
