Rheum officinale (Rabarbaro Officinale): Profilo Botanico Completo

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Il Rheum officinale è un’erbacea perenne di taglia imponente che occupa i versanti umidi e i fondovalle delle montagne della Cina centromeridionale. Appartiene alla famiglia delle Polygonaceae, la stessa dei romici, delle bistorte e del grano saraceno, e forma una rosetta basale le cui foglie arrotondate superano largamente il mezzo metro di larghezza prima che lo scapo fiorale si sollevi a due metri da terra. Tra le specie del genere Rheum, è una delle poche il cui epiteto porta impressa in modo diretto la traccia dell’interesse umano che l’ha circondata per secoli.

Rheum officinale, erbacea perenne con rosetta basale di foglie arrotondate larghe oltre mezzo metro e scapo fiorale che si solleva a due metri.
Erbacea perenne con rosetta basale di foglie arrotondate larghe oltre mezzo metro e scapo fiorale che si solleva a due metri.

La specie è endemica di un arco piuttosto ristretto del territorio cinese, distribuito tra Guizhou, Henan, Hubei, Shaanxi, Sichuan e Yunnan, ad altitudini che vanno da poco più di mille metri fino alla fascia alpina. Sotto la superficie costruisce un rizoma spesso e ramificato il cui tessuto interno mostra un giallo intenso, carattere che i coltivatori cinesi associano al nome da huang (大黃), letteralmente “grande giallo”. Fu quella radice essiccata, e non la pianta viva, ad attraversare l’Asia centrale e a raggiungere i mercati europei molto prima che un botanico occidentale ne avesse visto un esemplare sul campo.

Questa pagina raccoglie la scheda botanica completa della specie: tassonomia formale verificata sugli indici nomenclaturali di riferimento, morfologia dettagliata con le misure di campo, distribuzione e habitat, tecniche di coltivazione, fenologia, criteri di distinzione rispetto alle specie vicine del complesso palmatum, composizione chimica descrittiva, documentazione storica e situazione di conservazione.

Tassonomia

Il nome Rheum officinale Baill. fu pubblicato da Henri Ernest Baillon sulla rivista Adansonia, volume 10, pagina 246, nel 1872, sulla base di materiale proveniente dall’entroterra montuoso della Cina. La scheda dell’International Plant Names Index conferma l’autore, la data e il protologo, e il nome resta accettato senza contestazioni negli indici nomenclaturali attuali. La famiglia delle Polygonaceae riunisce una cinquantina di generi a distribuzione prevalentemente temperata nell’emisfero settentrionale, e il genere Rheum concentra circa sessanta specie sulle catene e sugli altipiani dell’Asia.

  • Regno: Plantae
  • Divisione: Magnoliophyta (angiosperme)
  • Classe: Magnoliopsida (eudicotiledoni)
  • Ordine: Caryophyllales
  • Famiglia: Polygonaceae Juss.
  • Sottofamiglia: Polygonoideae
  • Tribù: Rheeae
  • Genere: Rheum L.
  • Specie: Rheum officinale Baill., 1872

Sinonimi Accettati

La specie mostra una stabilità nomenclaturale insolita per un taxon di così lungo sfruttamento commerciale. Soltanto due nomi figurano oggi come sinonimi eterotipici:

  • Rheum baillonii F. Heim
  • Rheum pichonii Pierre ex A. Chev.

Vale la pena correggere un equivoco ricorrente nella letteratura divulgativa: Rheum potaninii Losinsk. non è sinonimo di R. officinale, bensì un nome trattato nell’ambito del complesso Rheum palmatum. Allo stesso modo R. officinale e R. tanguticum, che alcuni autori arrivarono a declassare a varietà di R. palmatum, restano accettati come specie autonome, anche se i confini tra loro continuano a essere discussi tra i tassonomi.

Etimologia del Binomio

Il nome generico risale al greco rheon, forma legata all’antico nome commerciale della radice essiccata, rha. Una parte degli autori collega il termine al Rha, denominazione classica del fiume Volga, uno degli assi lungo i quali la merce raggiungeva i porti occidentali, e la stessa radice sopravvive nell’italiano “rabarbaro”, dal latino medievale reubarbarum, ossia il rha venuto da terre straniere. L’epiteto officinale deriva dal latino officina, la bottega o la spezieria dove si allestivano le preparazioni, e segnalava, nella nomenclatura dell’Ottocento, le specie che comparivano negli elenchi ufficiali delle farmacopee dell’epoca. È un’etichetta storica, non la descrizione di un uso contemporaneo.

Descrizione Morfologica

Si tratta di un’erbacea perenne robusta, con ampio cespo basale e fusto fiorale eretto che raggiunge da 1,5 a 2 metri di altezza, superando talvolta questa misura in terreno profondo e ben nutrito. Il fusto è cavo, finemente solcato per il lungo e coperto di peli bianchi che si infittiscono nella porzione superiore e ai nodi. Tutta la parte aerea dissecca completamente alla fine della stagione vegetativa e ricaccia dalla struttura sotterranea nella primavera successiva, ciclo che la pianta ripete per uno o due decenni.

Foglie

Le foglie basali definiscono la fisionomia della specie e figurano tra le più grandi di qualsiasi erbacea di clima temperato. La lamina è orbicolare, più raramente largamente ovata, e misura da 30 a 50 centimetri di diametro nelle piante affermate, arrivando a sfiorare i 75 centimetri negli esemplari più vigorosi. La base è subcordata, da quel punto si dipartono da cinque a sette nervature principali e la divisione è palmatolobata, con lobi triangolari poco incisi e apice subacuto. La pagina superiore è glabra, quella inferiore pubescente, e la consistenza complessiva è coriacea e leggermente rugosa al tatto. Il picciolo è cilindrico, carnoso, misura da 20 a 60 centimetri e passa dal verde al violaceo verso la base. Le foglie cauline ripetono lo schema in scala progressivamente minore man mano che salgono lungo il fusto. L’ocrea, guaina membranosa che avvolge il nodo appena sopra l’inserzione del picciolo, arriva a 15 centimetri, ha superficie esterna densamente pelosa e costituisce il marcatore di famiglia più affidabile per riconoscere una Polygonacea sul campo.

Fiori

L’infiorescenza è un’ampia pannocchia terminale a ramificazione aperta, sostenuta dallo scapo fiorale. I fiori sono piccoli e numerosi, disposti in fascetti lungo i rami, ciascuno con sei tepali di colore variabile dal verdastro al bianco giallastro, ellittici o strettamente ellittici, lunghi da 2 a 2,5 millimetri e larghi da 1,2 a 1,5 millimetri. I tre tepali esterni sono più stretti di quelli interni. L’androceo riunisce nove stami e l’ovario è supero, sormontato da tre stili corti con stimmi capitati. Il peduncolo è articolato presso la base, dettaglio che agevola il distacco del frutto maturo.

Frutti e Semi

Il frutto è un achenio trigono di contorno oblungo ellissoide, lungo da 8 a 10 millimetri e largo da 7 a 9 millimetri, con i tre spigoli prolungati in ali membranose larghe circa 2 o 2,5 millimetri. Il colore passa dal verdastro al bruno rossastro e quindi al bruno scuro con l’avanzare della maturazione. Ogni frutto racchiude un solo seme. Le ali sono strutture di disseminazione anemocora e spiegano l’efficienza con cui la specie colonizza scarpate e radure sui versanti in cui vive.

Radice e Fusto

L’apparato sotterraneo è la struttura più voluminosa della pianta e riunisce un rizoma spesso e ramificato, di 5-20 centimetri di diametro negli esemplari adulti, e radici secondarie grosse e fibrose. La superficie esterna è bruna e percorsa da solchi longitudinali. Al taglio il tessuto interno rivela un colore giallo o arancio intenso, risultato dell’accumulo di derivati antrachinonici nel parenchima, con un motivo raggiato di fasci più scuri che la farmacognosia classica descriveva come disegno stellato. Il sapore è nettamente amaro e astringente, l’odore è terroso.

Distribuzione e Habitat del Rheum officinale

La specie è endemica della Cina e il suo areale naturale copre il centro nord, il centro sud e il sud-est del paese, con segnalazioni consolidate in Guizhou, nel sud-ovest dell’Henan, nell’ovest dell’Hubei, nello Shaanxi, nel Sichuan e nello Yunnan, oltre a presenze probabili nel Fujian. Il nucleo della distribuzione coincide con le catene che fanno da transizione tra il bacino del Sichuan e il margine orientale dell’altopiano tibetano, regione dal rilievo accidentato e dalle piogge estive abbondanti.

L’habitat tipico è il sottobosco delle foreste montane, i margini boschivi, i valloni ombrosi e i fondovalle con suolo profondo e ricco di sostanza organica. L’ampiezza altitudinale registrata è notevole e va da circa 1.200 metri fino a 4.000 metri, con le popolazioni più dense concentrate nella fascia intermedia. Il regime climatico preferito unisce estati fresche e umide a inverni freddi e lunghi, condizione che impone una dormienza completa alla parte aerea. I suoli franchi o franco argillosi, ben drenati e di reazione da leggermente acida a neutra, sostengono gli sviluppi migliori.

Fuori dall’areale naturale la specie è entrata in coltivazione e risulta naturalizzata in modo localizzato in Gran Bretagna e nella regione dell’ex Cecoslovacchia, con ulteriori segnalazioni in Laos e in Vietnam. Nessuna di queste popolazioni introdotte mostra un comportamento invasivo documentato, e la necessità di inverni freddi limita fortemente qualsiasi espansione verso latitudini più basse. In Italia la pianta compare soltanto in qualche collezione botanica e in orti sperimentali di montagna, senza coltivazione commerciale né naturalizzazione registrata.

Coltivazione

La propagazione commerciale avviene soprattutto per seme, seminato in semenzaio protetto tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. La germinazione si compie in due o quattro settimane e le piantine passano in campo dopo sei o dodici mesi di allevamento. La divisione del cespo è l’alternativa impiegata quando si vuole conservare l’identità genetica di un materiale selezionato: il rizoma adulto viene sezionato in porzioni che mantengano una o due gemme vitali e ripiantato nella stessa stagione. La moltiplicazione per coltura di tessuti è in fase di sviluppo per la clonazione su larga scala, ma non ha ancora sostituito i metodi convenzionali nella produzione corrente.

Quanto alle esigenze, la pianta chiede pieno sole nei climi freddi e gradisce un’ombreggiatura parziale dove le estati sono più calde, perché l’ampia lamina fogliare soffre scottature sotto insolazione intensa. Il terreno deve essere profondo, fertile e ben drenato, con pH tra 5,5 e 7,0 e un’incorporazione generosa di sostanza organica all’impianto. La fascia termica di benessere si colloca tra 5 e 20 gradi Celsius, con buona tolleranza alle gelate severe durante la dormienza e un calo marcato delle prestazioni oltre i 28 gradi. La piovosità adeguata si aggira sui 700-1.500 millimetri annui ben distribuiti, e l’irrigazione a goccia copre i vuoti nelle annate secche. La distanza d’impianto abituale è di 1,2-1,5 metri tra le piante in entrambe le direzioni, e una pacciamatura spessa è pratica corrente per stabilizzare la temperatura del suolo e conservare l’umidità sopra l’apparato radicale superficiale. Le posizioni riparate dai venti forti evitano la lacerazione delle foglie più grandi.

Tra i problemi fitosanitari più frequenti figurano le lumache e le chiocciole, che attaccano le foglie giovani nei periodi umidi, e gli afidi, che si insediano in condizioni di stress idrico e possono veicolare virosi fogliari. Sul fronte delle malattie, l’oidio ricopre il fogliame di una patina biancastra nelle fasi asciutte, la maculatura fogliare causata da funghi del genere Ramularia produce lesioni bruno rossastre e il marciume radicale associato a Phytophthora è l’evenienza più grave, quasi sempre legata a terreno ristagnante o mal drenato.

La raccolta dell’apparato sotterraneo si esegue in autunno, quando la pianta ha alle spalle da quattro a otto anni di campo e la parte aerea entra in senescenza. L’operazione è manuale: si dissotterra l’intero cespo, si separano rizoma e radici grosse da piccioli e foglie, si lava il materiale, lo si seziona in fette o cubetti e lo si disidrata al sole o in essiccatoio a temperatura moderata fino a stabilizzarlo sotto il 12 per cento di umidità. Nelle colture destinate alla produzione di rizoma gli scapi fiorali vengono di norma eliminati all’inizio dell’emissione, pratica che dirotta i fotosintetati verso la porzione sotterranea.

Fenologia

Il ricaccio della rosetta basale segue il rialzo delle temperature primaverili e l’espansione fogliare si completa in poche settimane, il che conferisce alla pianta uno dei tassi di accumulo di superficie fogliare più rapidi tra le erbacee di montagna. L’emissione dello scapo fiorale avviene a partire dal terzo o quarto anno di vita e non si ripete necessariamente ogni anno, a seconda del vigore accumulato dal rizoma.

La fioritura si concentra in giugno e luglio nell’emisfero settentrionale, e la fruttificazione segue da luglio a settembre, con maturazione scalare lungo la pannocchia. I fiori sono piccoli, chiari e raggruppati, disposizione che attira piccoli ditteri e imenotteri, ma l’architettura aperta dell’infiorescenza e la leggerezza del polline favoriscono anche l’anemofilia, e la letteratura descrive il genere come funzionalmente ambofilo. La disseminazione è anemocora: le tre ali membranose dell’achenio rallentano la caduta e permettono al vento dei versanti di portare i frutti a una certa distanza dalla pianta madre. La disseminazione secondaria per ruscellamento superficiale su terreno in pendenza completa il quadro.

Specie Affini e Confusioni

Le confusioni che contano riguardano le altre specie di grande taglia della sezione Palmata e il rabarbaro da orto, e il carattere fogliare risolve la maggior parte dei casi sul campo.

  • Rheum australe D. Don: specie dell’Himalaya occidentale, con foglia da ovata a orbicolare e lobatura molto discreta o assente, di taglia in genere minore. La separazione geografica rispetto a R. officinale è praticamente completa.
  • Rheum palmatum L.: la confusione più comune. La lamina di R. palmatum è profondamente palmatopartita, con lobi che si approfondiscono fino allo schema pennatosetto e margine frastagliato, mentre R. officinale presenta lobi triangolari poco incisi e margine quasi intero. R. palmatum occupa altitudini medie più elevate e si spinge nel nord e nel nord-ovest del paese, area in cui R. officinale non compare.
  • Rheum rhabarbarum L.: il rabarbaro coltivato negli orti europei. Ha foglia dal contorno arrotondato senza lobatura apparente, picciolo rosso vivo, carnoso e succoso, pannocchia più piccola e meno vistosa, e un rizoma il cui tessuto interno non presenta il giallo intenso caratteristico delle specie della sezione Palmata.
  • Rheum tanguticum (Maxim. ex Regel) Maxim. ex Balf.: pianta delle terre alte del Tibet e delle province limitrofe, con lobi fogliari ancora più profondi e stretti di quelli di R. palmatum, tanto da dividere quasi la lamina. Si incontra al di sopra della fascia altitudinale tipica di R. officinale.

Resta un punto di attenzione che va oltre il genere. Foglie grandi, orbicolari e con base cordata, sostenute da piccioli lunghi, compaiono anche in piante prive di qualsiasi parentela con Rheum, tra cui specie di Petasites e la bardana, Arctium lappa. La presenza dell’ocrea membranosa che avvolge il nodo, esclusiva delle Polygonaceae, scioglie il dubbio all’istante.

Fitochimica

Il profilo chimico di Rheum officinale è dominato da derivati antrachinonici concentrati nel rizoma e nelle radici grosse, dove rendono conto della colorazione giallo arancio del parenchima. I composti identificati con maggiore costanza in questo gruppo sono l’aloe-emodina, il crisofanolo, l’emodina, la fisciona e la reina, presenti sia in forma libera sia legati a zuccheri come glicosidi antrachinonici. Accanto a essi compaiono antranoidi dimerici di tipo sennoside, indicati con le lettere da A a F, la cui proporzione varia con l’età dell’esemplare, l’altitudine di provenienza e il processo di essiccazione applicato al materiale raccolto.

La seconda classe per abbondanza è quella dei tannini, che nel rizoma essiccato raggiungono tenori considerevoli e riuniscono sia forme idrolizzabili, come gallotannini e derivati dell’acido gallico, sia forme condensate di tipo proantocianidinico, accompagnate da catechina ed epicatechina libere. Gli stilbenoidi, tra cui il resveratrolo e i suoi glicosidi, compaiono in quantità modeste. Completano il quadro flavonoidi come la rutina, oltre ad amido, pectine e al corredo minerale abituale di un organo di riserva, con potassio, calcio e fosforo in primo piano.

La distribuzione di questi composti nella pianta non è uniforme. Gli antrachinoni si concentrano nel tessuto sotterraneo, i tannini compaiono in modo più disperso e gli ossalati predominano nella lamina fogliare. Quest’ultimo punto è una questione di sicurezza e non ammette vie di mezzo: le foglie di Rheum officinale, come quelle di tutte le specie del genere, contengono acido ossalico e sali di ossalato in concentrazione elevata, e la loro ingestione provoca intossicazione, con rischio di danno renale grave. L’episodio meglio documentato si verificò durante la Prima guerra mondiale, quando le foglie di rabarbaro furono divulgate in Gran Bretagna come ortaggio sostitutivo in piena penuria alimentare, raccomandazione che si tradusse in casi di avvelenamento e in decessi registrati. Le foglie non sono commestibili in nessuna preparazione. La tossicità da ossalati vale anche per cani, gatti e cavalli, motivo per cui le banche dati veterinarie di riferimento elencano il genere tra le piante tossiche per gli animali da compagnia.

Storia ed Etnobotanica

La più antica testimonianza scritta associata alla radice essiccata del genere si trova nello Shennong Bencao Jing, compilazione farmacobotanica cinese i cui strati più antichi risalgono ai primi secoli dell’era volgare, dove il materiale compare sotto il nome di da huang. Nei secoli successivi gli autori cinesi distinsero provenienze e qualità commerciali della merce, e ciò che circolava sotto quel nome riuniva radici di R. officinale, R. palmatum e R. tanguticum, raccolte in regioni diverse e commerciate senza una rigorosa separazione per specie.

La radice essiccata fu uno degli articoli a lunga distanza più preziosi dell’Eurasia preindustriale. I mercanti portarono il prodotto lungo le rotte che collegavano l’entroterra cinese all’Asia centrale e da lì al Mediterraneo, e i cronisti europei del Medioevo e del Rinascimento registrarono prezzi che in certi momenti collocarono la merce al di sopra del suo peso equivalente in metalli preziosi. Tra il Seicento e il Settecento lo Stato russo organizzò il commercio in regime di monopolio: dal 1736 funzionò a Kjachta, sulla frontiera siberiana con l’impero Qing, un posto di ispezione attraverso cui passava tutto il carico che entrava in territorio russo, e le partite respinte venivano distrutte sul posto. Quel controllo sostenne per decenni la reputazione del cosiddetto rabarbaro russo sui mercati dell’Europa occidentale, finché l’apertura dei porti cinesi e la perdita del monopolio, intorno al 1860, ridisegnarono completamente le rotte.

Sul versante europeo la pianta viva impiegò molto più tempo ad arrivare della merce. Gli orti botanici del Settecento coltivarono esemplari ottenuti a fatica da semi portati da diplomatici e viaggiatori, e l’identificazione botanica delle specie che fornivano la radice rimase confusa per generazioni, situazione che cominciò a chiarirsi solo quando Baillon descrisse formalmente R. officinale nel 1872, su materiale cinese. L’epiteto che scelse registra lo status che la specie occupava negli elenchi ufficiali delle spezierie del suo tempo. Sulle montagne dell’ovest dell’Hubei e del sud dello Shaanxi, comunità rurali mantennero per generazioni la gestione delle popolazioni spontanee, lasciando in loco gli esemplari giovani durante la raccolta, pratica documentata da osservatori dell’Ottocento e del Novecento come modo per garantire il rinnovo delle scorte prelevate.

Conservazione

La specie non dispone di una valutazione pubblicata nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e figura pertanto come non valutata. L’assenza di una valutazione formale non va letta come assenza di pressione, e la letteratura cinese sul tema indica con coerenza il contrario.

La minaccia principale è la raccolta estrattiva dalle popolazioni spontanee. Trattandosi di una specie il cui organo di interesse commerciale è sotterraneo, la raccolta comporta l’asportazione dell’intero esemplare, senza possibilità di ricaccio, e l’intervallo di quattro-otto anni necessario perché una pianta raggiunga la taglia utile rende lento il rinnovo naturale rispetto all’intensità della domanda. Studi di diversità genetica condotti con marcatori molecolari su popolazioni residue di R. officinale hanno rilevato frammentazione e raccomandato la conservazione in situ delle popolazioni con maggiore variabilità, oltre a una raccolta ex situ distribuita su tutto l’areale. La conversione di versanti boscati in superfici agricole si aggiunge al quadro come fattore di perdita di habitat.

Nessuna specie del genere Rheum figura attualmente nelle appendici della CITES. Sul fronte delle misure in vigore, la Cina ha ampliato negli ultimi decenni le coltivazioni condotte secondo protocolli di buone pratiche agricole, spostando la maggior parte dell’approvvigionamento industriale dalle popolazioni spontanee a impianti stabili, e l’Accademia Cinese delle Scienze mantiene collezioni di germoplasma del genere destinate a preservarne la base genetica.

Curiosità

  • Il nome cinese da huang, “grande giallo”, descrive alla lettera ciò che si vede sezionando il rizoma, e il colore proviene dai derivati antrachinonici accumulati nel parenchima di riserva.
  • La parola “rabarbaro” porta con sé una geografia antica: viene dal latino medievale reubarbarum, composto dal greco rha, nome che designava tanto la pianta quanto il fiume Volga, e da barbaron, straniero. La merce arrivava in Europa da nord, e la lingua registrò la rotta prima che un botanico registrasse la specie.
  • Per quasi un secolo e mezzo un posto di frontiera in Siberia decise il prezzo del prodotto in Europa: tra il 1736 e la metà dell’Ottocento tutto il carico che entrava in Russia passava per l’ispezione di Kjachta, e le partite respinte venivano bruciate sul posto.
  • La stessa famiglia botanica ospita due estremi che convivono nello stesso giardino: il picciolo del rabarbaro da orto è ingrediente corrente di torte e composte in Europa, mentre la foglia di qualsiasi specie del genere contiene ossalati in concentrazione tossica.
  • Le foglie basali di Rheum officinale arrivano a 75 centimetri di diametro e figurano tra le lamine fogliari più grandi prodotte da una pianta erbacea di clima temperato dell’emisfero settentrionale.

Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.

Riferimenti e Studi Scientifici

10 Riferimenti Citati

Basato su 10 riferimenti citati (2 Peer-Reviewed, 8 Complementari).

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Studi Scientifici Peer-Reviewed (2)

  1. DOI2010 Hu, Y. et al. Genetic diversity of the endemic and medicinally important plant Rheum officinale as revealed by inter-simple sequence repeat (ISSR) markers. International Journal of Molecular Sciences, 11(12), 5060-5074. 2010. ↗
  2. DOI2006 Komatsu, K. et al. Comparative study of chemical constituents of rhubarb from different origins. Chemical and Pharmaceutical Bulletin, 54(11), 1491-1499. 2006. ↗

Letture Complementari (8)

  1. American Society for the Prevention of Cruelty to Animals. Rhubarb (Rheum spp.). Toxic and Non-Toxic Plants Database. ↗
  2. Baillon, H. E. Sur le Rheum officinale. Adansonia, vol. 10, p. 246. Parigi. 1872.
  3. 2003 Flora of China Editorial Committee. Rheum officinale Baillon. Flora of China, vol. 5. Science Press e Missouri Botanical Garden Press. 2003. ↗
  4. 1992 Foust, C. M. Rhubarb: The Wondrous Drug. Princeton University Press. 1992.
  5. International Plant Names Index. Rheum officinale Baill., Adansonia 10: 246. 1872. Royal Botanic Gardens Kew, Harvard University Herbaria e Australian National Botanic Gardens. ↗
  6. Plants of the World Online. Rheum officinale Baill. Royal Botanic Gardens, Kew. ↗
  7. 2016 Wanner, M. The Russian-Chinese trade in Kyakhta, its organisation and commodity structure. Prague Papers on the History of International Relations, p. 35-49. Università Carolina di Praga. 2016.
  8. World Flora Online. Rheum officinale Baill. WFO Plant List. ↗
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