Petroselinum crispum è al tempo stesso l’erba più banale delle cucine occidentali e una delle ombrellifere dalla storia nomenclaturale più aggrovigliata. Si tratta di un’erbacea biennale della famiglia Apiaceae, con foglie profondamente incise, radice fittonante ingrossata e un aroma inconfondibile che si libera non appena si stropiccia una parte qualsiasi della pianta. In italiano la si chiama semplicemente prezzemolo, e le due forme che convivono su ogni banco del mercato, la riccia e quella a foglia piana, appartengono alla stessa specie pur sembrando piante diverse.
La famiglia Apiaceae, chiamata anche Umbelliferae, riunisce circa 3.800 specie distribuite in tutti i continenti abitati, e il prezzemolo è tra le poche che hanno varcato il confine dell’orto domestico per passare alla scala agricola industriale. Il genere Petroselinum è minuscolo. I trattamenti tassonomici più recenti vi riconoscono una sola specie accettata, proprio questa, da quando l’antico prezzemolo dei campi è stato restituito al genere Sison.
Ciò che rende notevole la specie dal punto di vista botanico non è la carriera in cucina, ma la combinazione di tre caratteri poco frequenti: un olio fisso dominato da un acido grasso raro in natura, una germinazione notoriamente lenta governata da inibitori alloggiati nel pericarpo e un insieme di furanocumarine fototossiche che la avvicina chimicamente a parenti ben più pericolosi della stessa famiglia. Questa scheda descrive la pianta in sé, la sua morfologia, distribuzione, coltivazione e chimica, senza trattare applicazioni in ambito sanitario.
Il prezzemolo è un'erbacea biennale della famiglia delle Apiaceae, con foglie profondamente incise e radice fittonante ingrossata.
Tassonomia
Il nome accettato è Petroselinum crispum (Mill.) Fuss, pubblicato da Johann Michael Fuss nella Flora Transsilvaniae, pagina 254, nel 1866. Il basionimo è Apium crispum Mill., descritto da Philip Miller nell’ottava edizione del Gardeners Dictionary, voce numero 2, del 16 aprile 1768. La confusione che circola nelle fonti secondarie, e che attribuisce il basionimo a Linneo, non regge: il nome linneano Apium petroselinum L., della Species Plantarum del 1753, è anteriore, ma non è la base della combinazione oggi in vigore.
La classificazione completa è la seguente.
- Regno: Plantae
- Divisione: Tracheophyta (angiosperme)
- Classe: Magnoliopsida (eudicotiledoni)
- Ordine: Apiales
- Famiglia: Apiaceae (Umbelliferae)
- Sottofamiglia: Apioideae
- Tribù: Apieae
- Genere: Petroselinum Hill, 1756
- Specie: Petroselinum crispum (Mill.) Fuss, 1866
Nella letteratura circolano tre combinazioni omonime, attribuite a Fuss (1866), a Nyman (1882) e ad A. W. Hill (1925). La prima ha priorità ed è quella citata da Plants of the World Online. Trovare l’autorità scritta come “(Mill.) Nyman ex A. W. Hill” negli articoli di chimica degli alimenti è comune e riflette soltanto quell’eredità bibliografica, non un’entità botanica distinta.
Sinonimi
Tra i sinonimi omotipici ed eterotipici riconosciuti figurano, in ordine alfabetico:
- Apium crispum Mill. (basionimo)
- Apium petroselinum L.
- Carum petroselinum (L.) Benth. & Hook.f.
- Carum petroselinum var. crispum (Mill.) Beck
- Petroselinum hortense Hoffm.
- Petroselinum sativum Hoffm.
- Petroselinum sativum var. crispum (Mill.) Gaudin
- Petroselinum vulgare Lag.
Gruppi di Cultivar
Due millenni di selezione orticola hanno lasciato una nomenclatura infraspecifica generosa, con decine di varietà e forme descritte da Danert nel 1959 e riviste da Reduron nel 2008. Nella pratica agronomica, tre gruppi raccolgono tutto ciò che si coltiva.
- Gruppo del prezzemolo a foglia piana (var. neapolitanum Danert): foglioline piatte e larghe, portamento più alto, aroma più penetrante. È il gruppo dominante in tutto il bacino del Mediterraneo e quello che oggi la maggior parte dei cuochi preferisce.
- Gruppo del prezzemolo riccio (var. crispum): foglie fortemente arricciate, rosetta compatta, aroma più discreto. Prevale nel nord Europa e negli Stati Uniti.
- Gruppo del prezzemolo tuberoso (var. tuberosum, trattata anche come subsp. tuberosum): radice principale ingrossata e fusiforme, bianca, simile a una carota pallida. Si coltiva soprattutto in Europa centrale e orientale.
Etimologia
Il nome generico deriva dal greco petros, pietra, unito a selinon, l’antico nome del sedano, e vale qualcosa come sedano delle pietre, allusione agli affioramenti rocciosi e ai vecchi muri dove le popolazioni spontanee si insediano volentieri. L’epiteto crispum è l’aggettivo latino per riccio, preso dalle foglie ondulate delle forme orticole che Miller aveva davanti nel 1768. Quasi tutti i nomi vernacolari europei dell’erba discendono da quello stesso petroselinum latino, e la forma italiana ha seguito un percorso descritto più avanti.
Descrizione Morfologica
Pianta erbacea biennale, glabra, aromatica in ogni sua parte, alta da 30 a 80 centimetri nella fase vegetativa. Nel primo ciclo produce soltanto una rosetta basale densa sorretta da una radice fittonante. Nel secondo allunga un fusto fiorale eretto, cilindrico, striato e ramificato all’apice, che può superare il metro, fiorisce, fruttifica e muore. In coltivazione commerciale la pianta non arriva quasi mai a quel secondo ciclo, perché viene estirpata o sostituita prima.
Foglie
Le foglie sono alterne e composte, lunghe da 10 a 25 centimetri picciolo compreso, di un verde scuro intenso e con superficie lucida. La lamina è due o tre volte pennatosetta, con segmenti cuneiformi od ovati a margine seghettato nelle forme a foglia piana, fortemente ondulati e sovrapposti in quelle ricce. Il picciolo misura da 5 a 15 centimetri, è scanalato sulla faccia superiore e si allarga in una breve guaina membranosa presso la base. Le foglie caulinari che compaiono nel secondo anno sono via via più piccole e meno divise, fino a ridursi a segmenti quasi lineari vicino all’infiorescenza.

Foglia di prezzemolo a foglia piana vista dall’alto, con la lamina due volte pennatosetta e i segmenti cuneiformi a margine seghettato che distinguono la var. neapolitanum dalle forme ricce.
Fiori
L’infiorescenza è un’ombrella composta di 3-8 centimetri di diametro, con 8-20 raggi disuguali. L’involucro presenta da una a tre brattee lineari, talvolta bifide, e gli involucretti delle ombrellette riuniscono diverse brattee strette. I fiori singoli sono minuti, con cinque petali giallo verdastri ad apice incurvato, cinque stami e ovario infero bicarpellare sormontato da uno stilopodio appiattito. Quella tinta verdastra è un carattere utile sul campo, dato che buona parte delle ombrellifere confondibili fiorisce in bianco.
Frutti e Semi
Il frutto è uno schizocarpo che si divide in due mericarpi, il diachenio caratteristico della famiglia. Misura da 2,5 a 3 millimetri, ha forma ovoide leggermente compressa lateralmente e assume una tinta bruno grigiastra a maturazione. Ogni mericarpo mostra cinque coste primarie filiformi e poco sporgenti, con canali secretori tra l’una e l’altra. Ciò che il commercio vende come seme di prezzemolo è il mericarpo intero, frutto compreso, ed è proprio il pericarpo a ospitare gli inibitori responsabili della germinazione lenta e irregolare.
Radice e Fusto
La radice è fittonante, biancastra o crema, aromatica, e scende da 20 a 40 centimetri nei gruppi da foglia. Nel gruppo da radice l’organo si ingrossa notevolmente, fino a 5 centimetri di diametro e 25 centimetri di lunghezza, con corteccia spessa e cilindro centrale fibroso. Il fusto si sviluppa solo nel secondo ciclo, è cavo tra i nodi, striato longitudinalmente e privo di qualsiasi macchia o pigmentazione, dettaglio che acquista importanza quando si tratta di separare il prezzemolo dai suoi sosia tossici.
Distribuzione e Habitat del Prezzemolo
Plants of the World Online circoscrive l’areale nativo della specie all’Africa nordoccidentale e alla penisola balcanica. Parte della letteratura orticola più antica estende quell’origine a tutto il Mediterraneo orientale, Anatolia e Levante compresi, ma le prove di popolazioni genuinamente spontanee fuori dal Maghreb e dai Balcani sono deboli e riflettono con ogni probabilità antiche fughe dalla coltivazione. La sottospecie giganteum, descritta per il Marocco, ancora la metà africana di questa distribuzione.
Come pianta coltivata la specie è presente in tutti i continenti abitati ed è sfuggita allo stato subspontaneo o naturalizzato in un lungo elenco di territori, tra cui l’Argentina, l’Australia, il Brasile, il Canada, il Cile, la Nuova Zelanda, gli Stati Uniti e buona parte dell’Europa centrale e occidentale. Risulta inoltre introdotta su isole oceaniche, arcipelago delle Galápagos compreso. Nessuna di queste popolazioni è considerata invasiva aggressiva: il prezzemolo persiste su terreni rimaneggiati, bordi di orto e macerie, senza soppiantare la vegetazione nativa insediata.
L’habitat tipico delle popolazioni spontanee è fatto di pendii rocciosi, fessure di vecchi muri, scarpate e suoli calcarei ben drenati, dal livello del mare fino a circa 2.000 metri di quota. La specie predilige climi temperati e subtropicali, con temperature comprese tra 12 e 22 gradi Celsius, tollera gelate leggere fino a 5 gradi sotto zero e soffre oltre i 30, quando va a seme precocemente e ingiallisce. Il suolo ideale è profondo, fertile, ricco di sostanza organica e con pH tra 5,5 e 7,5, ben drenato e di tessitura franco sabbiosa.

Ciuffi spontanei di Petroselinum crispum tra graminacee e residui vegetali, il tipo di terreno rimaneggiato dove la specie si mantiene dopo essere sfuggita alla coltivazione.
Coltivazione
La propagazione avviene esclusivamente per seme o, più rigorosamente, per frutto secco intero. Non esiste una moltiplicazione vegetativa praticabile, dato che la pianta non emette stoloni né sopporta la divisione del cespo senza perdere la radice fittonante. La germinazione richiede da due a cinque settimane ed è celebre per la sua irregolarità, conseguenza diretta degli inibitori presenti nel pericarpo, che devono essere dilavati dall’acqua del suolo prima che l’embrione reagisca. Un substrato mantenuto umido e una temperatura stabile tra i 20 e i 25 gradi Celsius accorciano parecchio quell’attesa. I semi perdono in fretta la vitalità, e le partite di oltre due anni mostrano di norma un calo marcato dell’emergenza.
Nella semina diretta i frutti si collocano a mezzo centimetro di profondità, in file distanti 20-30 centimetri, con diradamento successivo a 5-10 centimetri tra le piante. La coltura risponde bene alla sostanza organica incorporata prima dell’impianto e a concimazioni azotate periodiche durante il periodo di raccolta. L’irrigazione deve essere regolare, perché il deficit idrico si traduce in fretta in foglie ingiallite e perdita di qualità commerciale. È consigliabile la rotazione con specie di altre famiglie, poiché la coltivazione ripetuta di ombrellifere sulla stessa aiuola accumula patogeni del suolo.

Aiuola di prezzemolo a foglia piana in piena fase vegetativa, con le rosette basali chiuse le une sulle altre poco prima del primo taglio delle foglie esterne.
Tra i parassiti più frequenti figurano, in ordine alfabetico, l’afide Dysaphis apiifolia, specifico delle ombrellifere, che colonizza piccioli e pagina inferiore delle foglie; il bruco di Papilio polyxenes, striato di verde, nero e giallo, che consuma il fogliame nei giardini americani; i nematodi del genere Meloidogyne, che inducono galle radicali e riducono il vigore della pianta; e la mosca Psila rosae, le cui larve minano le radici e colpiscono soprattutto il gruppo a radice ingrossata. Sul fronte delle malattie spiccano Alternaria radicina, responsabile del marciume nero della radice; Cercospora petroselini, all’origine di macchie fogliari brune; Erysiphe heraclei, l’oidio delle ombrellifere; e Septoria petroselini, agente della septoriosi, di gran lunga la malattia fogliare più distruttiva della coltura, riconoscibile dalle lesioni necrotiche punteggiate di picnidi scuri.
La raccolta delle foglie comincia tra i 60 e gli 80 giorni dopo la semina e prosegue con tagli successivi, da quattro a sei per ciclo, prelevando sempre le foglie esterne e preservando il meristema centrale per il ricaccio. Le radici del gruppo tuberoso si estirpano tra i 90 e i 120 giorni. In clima tropicale il ciclo produttivo si accorcia, e la salita a seme può comparire già a tre o quattro mesi, momento in cui il fogliame perde qualità e l’impianto viene rinnovato.
Fenologia
La fioritura avviene nel secondo anno di vita, tra giugno e agosto nell’emisfero settentrionale, e in modo assai più erratico alle latitudini tropicali, dove lo stress termico può anticipare la salita a seme al primo ciclo. L’induzione fiorale dipende dalla vernalizzazione, cioè da un periodo di freddo che la pianta deve accumulare prima di allungare il fusto. Per questo il prezzemolo si comporta da annuale nelle regioni calde e da biennale stretta nei climi temperati.
Le ombrelle sono protandre, carattere generale della famiglia: le antere liberano il polline prima che gli stigmi dello stesso fiore diventino ricettivi, il che favorisce l’impollinazione incrociata. La visita è prevalentemente entomofila e generalista, con ditteri, piccoli imenotteri e vespe a coprire la maggior parte dei passaggi, attirati dal nettare esposto dello stilopodio. La fruttificazione segue tra agosto e settembre nell’emisfero settentrionale, circa sei-otto settimane dopo l’antesi.
La disseminazione è essenzialmente barocora. I mericarpi non hanno ali, uncini né appendici piumose, e cadono per gravità a breve distanza dalla pianta madre, per poi essere spostati dal ruscellamento o dalla lavorazione del terreno. In pratica, la dispersione a lunga distanza della specie è interamente antropica, mossa dal commercio delle sementi e dallo scarto dei residui dell’orto, il che spiega la comparsa della pianta su terreni incolti e nei pressi delle aree coltivate.
Specie Affini e Confusioni
Con il ritorno del prezzemolo dei campi nel genere Sison, Petroselinum è ormai trattato come monospecifico nei cataloghi di riferimento attuali, anche se le flore europee più antiche elencano ancora due specie. I rischi reali di confusione vengono quindi da fuori del genere. Qui sotto, in ordine alfabetico, le specie più spesso scambiate per prezzemolo e i caratteri che risolvono ciascun caso.
- Aethusa cynapium L. (cicuta minore): forte somiglianza superficiale con il prezzemolo a foglia piana. La pianta contiene poliine tossiche del gruppo dell’etusina, e l’ingestione provoca un avvelenamento grave. Si separa per le brattee lunghe e pendenti sotto le ombrellette, per i fiori bianchi anziché verdastri e per l’odore sgradevole del tessuto stropicciato.
- Anthriscus cerefolium (L.) Hoffm. (cerfoglio): parente culinario dalle foglie più sottili e dall’incisione più delicata, fiori bianchi e aroma anisato netto, diverso dall’odore erbaceo del prezzemolo.
- Apium graveolens L. (sedano): fogliame paragonabile, ma con piccioli molto ingrossati, succosi e solcati, foglioline più grandi e meno divise, oltre a un aroma proprio inconfondibile.
- Conium maculatum L. (cicuta maggiore): la confusione più pericolosa di tutte. La pianta contiene coniina e alcaloidi piperidinici affini, e l’ingestione di piccole quantità è letale per le persone e per gli animali. Si distingue per la taglia molto maggiore, che supera i due metri, per il fusto glabro con macchie purpuree caratteristiche, per i fiori bianchi e per l’odore fetido, paragonato a quello dell’urina di topo.
- Coriandrum sativum L. (coriandolo): lo scambio più comune sui banchi del mercato. Il coriandolo ha foglie basali a lobi larghi e arrotondati, non pennatosette, aroma aldeidico marcato, fiori bianchi o rosati e frutti globosi, contro i frutti ovoidi del prezzemolo.
- Sison segetum L. (già Petroselinum segetum): specie selvatica dell’Europa atlantica, con incisione fogliare più grossolana, segmenti meno numerosi e portamento più gracile.
La regola pratica sul campo combina tre osservazioni: colore dei fiori, presenza di macchie sul fusto e odore. Ombrelle verdastre, fusto pulito e odore fresco ed erbaceo indicano il prezzemolo. Fiori bianchi, fusto macchiato o odore sgradevole impongono di fermare l’identificazione e ricorrere a una chiave botanica o a uno specialista.
Fitochimica
La composizione chimica della specie è tra le meglio documentate delle ombrellifere coltivate, e varia in modo marcato tra gruppi di cultivar e tra organi della pianta. Questa sezione descrive che cosa la pianta accumula e dove, senza trattare effetti sulle persone.
L’olio essenziale rappresenta dallo 0,1 allo 0,3 per cento della massa delle foglie fresche e dal 2 al 7 per cento dei frutti. La sua frazione dominante è composta da fenilpropanoidi, e la proporzione fra questi definisce chemiotipi piuttosto distinti: l’apiolo prevale nei frutti di buona parte delle linee a foglia piana, mentre la miristicina domina in molte linee ricce, e l’uno o l’altra possono arrivare dal 30 al 60 per cento dell’olio dei frutti. La frazione monoterpenica riunisce alfa-pinene, beta-pinene, limonene e mircene, e il composto 1,3,8-p-mentatriene è responsabile di buona parte dell’odore verde caratteristico del fogliame appena tagliato.
Tra i flavonoidi, i flavoni apigenina e luteolina compaiono in prevalenza in forma glicosilata, con in testa l’apiina, o apigenina 7-apiosilglucoside, e la cosmosiina, o apigenina 7-O-glucoside. Le foglie concentrano questi composti a tenori alti per un ortaggio da foglia.
Le furanocumarine formano il gruppo chimicamente più delicato della specie e comprendono bergaptene, isopimpinellina, ossipeucedanina e psoralene, distribuiti tra foglie, piccioli e frutti. Queste molecole sono fototossiche. Il contatto prolungato della pelle con la linfa, seguito da esposizione al sole, provoca fitofotodermatite, una reazione di ustione con eritema e vesciche che colpisce soprattutto chi maneggia grandi volumi della pianta durante la raccolta. L’olio essenziale concentrato dei frutti, ricco di apiolo e miristicina, è tossico e non va confuso con la foglia fresca usata come condimento.
L’olio fisso dei semi ha una peculiarità che interessa l’industria: dal 60 al 75 per cento della sua composizione è acido petroselinico, un acido grasso monoinsaturo a diciotto atomi di carbonio con l’insaturazione in posizione 6, disposizione rara tra gli oli vegetali e praticamente limitata alle apiacee e alle araliacee. Le foglie accumulano inoltre carotenoidi, con beta-carotene e luteina in primo piano, oltre a tenori elevati di acido ascorbico e di fillochinone, quest’ultimo tra i più alti registrati in foglie commestibili.
Vale la pena registrare un punto di sicurezza animale: la Società americana per la prevenzione della crudeltà sugli animali classifica la specie come tossica per cani, gatti e cavalli, e attribuisce l’effetto proprio alle furanocumarine e alla fotosensibilizzazione che provocano quando l’animale ne consuma quantità rilevanti.
Storia ed Etnobotanica
I Greci antichi associavano la pianta alla morte e al lutto, non alla tavola. Corone intrecciate con l’erba ornavano tombe e cortei funebri, e l’espressione proverbiale che rendiamo con avere bisogno di prezzemolo indicava chi si trovava ormai alla fine. Serve però una cautela nella lettura delle fonti classiche: il termine greco selinon copriva tanto il prezzemolo quanto il sedano, sicché l’identificazione botanica delle corone di vittoria dei Giochi Nemei resta contesa fra gli ellenisti e non può essere attribuita a questa specie con sicurezza.
Furono i Romani a spostare la specie verso la cucina. I trattati agricoli latini registrano la pianta coltivata nell’orto domestico e impiegata come condimento, abitudine che si diffuse con l’espansione dell’impero nel continente europeo. Nel Medioevo il prezzemolo compare tra le specie che Carlo Magno fece piantare nei domini reali con il Capitulare de Villis, documento di circa il 795, e i monasteri europei lo mantennero in coltivazione continua per tutto il periodo.
La lentezza della germinazione alimentò un folclore tutto suo. Nell’Inghilterra rurale correva la credenza che i semi dovessero scendere sette volte dal diavolo e tornare prima di germogliare, e in varie regioni d’Europa trapiantare il prezzemolo era ritenuto un cattivo presagio, superstizione sopravvissuta nei manuali di giardinaggio fino al diciannovesimo secolo.
Linneo formalizzò la specie come Apium petroselinum nella Species Plantarum del 1753. Miller la ridescrisse come Apium crispum nel 1768, Hoffmann propose la separazione generica nel 1814 e Fuss consolidò la combinazione attuale nel 1866, chiudendo un andirivieni nomenclaturale di oltre un secolo. La pianta raggiunse le Americhe con i coloni europei, e in Brasile, dove i portoghesi la introdussero nel sedicesimo secolo, la coppia che forma con il cipollotto ha guadagnato un nome proprio, cheiro-verde, e una presenza fissa nei mercati di tutto il paese.
Conservazione
La specie non ha una valutazione pubblicata nella Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, e il suo status è quindi Non Valutata. Non compare nemmeno in alcuna appendice della CITES. La situazione è quella attesa per una pianta a distribuzione coltivata globale, con popolazioni immense e nessuna dipendenza dall’habitat naturale per persistere.
Le vere preoccupazioni di conservazione sono di altro ordine e riguardano la diversità genetica. La sostituzione delle varietà locali con una manciata di cultivar commerciali uniformi sta restringendo la base genetica della coltura, processo ben documentato negli ortaggi a ciclo breve. Le collezioni di germoplasma mantenute dall’IPK di Gatersleben, in Germania, dal Centre for Genetic Resources dei Paesi Bassi e dal sistema nazionale di germoplasma degli Stati Uniti conservano centinaia di accessioni, compresi materiali selvatici e varietà tradizionali uscite dal circuito commerciale.
Nelle popolazioni spontanee del Mediterraneo e del Maghreb la pressione viene dall’intensificazione agricola e dalla perdita di habitat rupicoli e di margini coltivati. Il quadro somiglia a quello di altri parenti selvatici di piante coltivate, un gruppo che ha guadagnato attenzione crescente nelle strategie di conservazione proprio perché custodisce variabilità utile che le cultivar moderne hanno già perduto.
Curiosità
- L’acido petroselinico, dominante nell’olio dei semi, è una materia prima industriale poco comune: la scissione ossidativa del suo doppio legame in posizione 6 genera acido laurico e acido adipico, due input di larga scala, il primo per i tensioattivi e il secondo per la fabbricazione del nylon.
- Il bruco di Papilio polyxenes, farfalla coda di rondine nera delle Americhe, usa il prezzemolo come pianta ospite preferenziale e negli Stati Uniti si è guadagnato il soprannome di parsley worm, verme del prezzemolo. Molti giardinieri tollerano il danno al fogliame in cambio delle farfalle adulte.
- Quello che si compra come seme di prezzemolo non è un seme: è il mericarpo intero, frutto secco con tutto il pericarpo, ed è proprio quel pericarpo a portare gli inibitori chimici responsabili delle settimane di attesa fino all’emergenza.
- Il gruppo a radice ingrossata è quasi sconosciuto in Italia, mentre nelle cucine di Polonia, Germania e Ungheria occupa un ruolo paragonabile a quello della carota, e finisce in brodi e minestre come radice e non come erba.
- La parola italiana prezzemolo discende dallo stesso petroselinum latino, attraverso il latino volgare petrosilium, la stessa radice da cui provengono lo spagnolo perejil, il francese persil e l’inglese parsley.
Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.
Riferimenti e Studi Scientifici
Vedi Tutti i 11 Riferimenti Citati
- American Society for the Prevention of Cruelty to Animals. Toxic and Non-Toxic Plants: Parsley (Petroselinum crispum). ASPCA Animal Poison Control Center. Disponibile su: aspca.org.
- 1959 Danert, S. Zur Systematik der Petersilie. Die Kulturpflanze, Beiheft 2, p. 320-326. 1959.
- Fuss, J. M. Flora Transsilvaniae Excursoria. Cibinii, p. 254. 1866.
- International Plant Names Index. Petroselinum crispum (Mill.) Fuss. The Royal Botanic Gardens Kew, Harvard University Herbaria e Australian National Herbarium. Disponibile su: ipni.org.
- 2026 International Union for Conservation of Nature. The IUCN Red List of Threatened Species, versione 2026-1. Disponibile su: iucnredlist.org.
- Linneo, C. Species Plantarum, tomo 1. Holmiae, p. 264. 1753.
- Miller, P. The Gardeners Dictionary, ottava edizione, voce Apium n. 2. Londra. 1768.
- Plants of the World Online. Petroselinum crispum (Mill.) Fuss. Royal Botanic Gardens, Kew. Disponibile su: powo.science.kew.org.
- 2008 Reduron, J.-P. Ombellifères de France, tomo 4. Bulletin de la Société Botanique du Centre-Ouest, numero speciale 29. 2008.
- 1988 Simon, J. E.; Quinn, J. Characterization of Essential Oil of Parsley. Journal of Agricultural and Food Chemistry, v. 36, n. 3, p. 467-472. 1988.
- 1968 Tutin, T. G. et al. (a cura di). Flora Europaea, volume 2: Rosaceae to Umbelliferae. Cambridge University Press. 1968.
