Hamamelis virginiana è un arbusto di grandi dimensioni, talvolta un piccolo albero a fusti multipli, che occupa il sottobosco delle foreste decidue dell’America del Nord orientale. Appartiene alle Hamamelidaceae, famiglia dalla distribuzione frammentata fra l’Asia temperata, l’America del Nord, l’Africa meridionale e l’Australia, con una trentina di generi e poco meno di un centinaio di specie legnose. All’interno di questo insieme il genere Hamamelis è piccolo e antico, e la specie nordamericana è quella che copre l’areale continuo più esteso.

Ciò che rende la pianta notevole non è la taglia né il fogliame, ma il calendario. Mentre il resto del sottobosco temperato entra in riposo e perde le foglie, essa apre fiori gialli dai petali a nastro fra ottobre e dicembre, quando quasi nessun’altra legnosa della stessa foresta è in antesi. Il ciclo riproduttivo si distende su quasi un anno intero, tanto che le capsule mature dell’annata precedente pendono di norma dagli stessi rami che portano i fiori nuovi. Questa convivenza di fiore e frutto sta all’origine del nome del genere ed è la chiave di riconoscimento più affidabile sul campo.
Questa pagina raccoglie la scheda botanica della specie: classificazione formale validata su IPNI e POWO, descrizione morfologica con misure, distribuzione naturale, esigenze colturali, fenologia, distinzione dai congeneri e dai sosia di altre famiglie, composizione fitochimica descrittiva, documentazione storica ed etnobotanica e situazione di conservazione.
Tassonomia
La specie fu descritta da Linneo nel 1753, nel primo volume dello Species Plantarum, e da allora il nome è rimasto accettato senza modifiche. La classificazione segue la circoscrizione attuale dell’ordine Saxifragales, nel quale le Hamamelidaceae sono state ricollocate dopo i lavori di filogenesi molecolare che hanno smantellato il vecchio ordine Hamamelidales.
- Regno: Plantae
- Divisione: Tracheophyta
- Classe: Magnoliopsida
- Ordine: Saxifragales
- Famiglia: Hamamelidaceae
- Sottofamiglia: Hamamelidoideae
- Tribù: Hamamelideae
- Genere: Hamamelis Gronov. ex L.
- Specie: Hamamelis virginiana L., Sp. Pl. 1: 124 (1753)
L’IPNI registra il protologo nello Species Plantarum 1: 124, del 1753, e POWO riconosce la specie insieme a due taxa infraspecifici accettati: la varietà tipica, Hamamelis virginiana var. virginiana, diffusa su tutto l’areale nordamericano, e Hamamelis virginiana var. mexicana (Standl.) C.Lane, confinata alle sierre di Coahuila e Nuevo León, nel nord-est del Messico. Quest’ultima era stata pubblicata in origine come specie autonoma, Hamamelis mexicana Standl., nel 1937, e parte della letteratura la tratta ancora a quel rango.
Sul fronte della sinonimia, POWO riconosce Trilopus virginiana (L.) Raf., del 1838, come sinonimo omotipico. Diversi nomi dell’Ottocento e del primo Novecento hanno circolato in associazione con la specie o con le sue forme, fra cui Hamamelis androgyna Walter, Hamamelis corylifolia Moench, Hamamelis dioica Walter, Hamamelis macrophylla Pursh e Lomilis ciliata Raf. A questi si aggiungono varietà e forme descritte da autori nordamericani, come H. virginiana var. angustifolia Nieuwl., H. virginiana var. orbiculata Nieuwl., H. virginiana f. parvifolia Fernald e H. virginiana f. rubescens Rehder, oggi prive di riconoscimento nelle checklist di riferimento.
Il nome del genere viene dal greco antico hamamelis, termine che gli autori classici applicavano a un albero da frutto di identità incerta, con ogni probabilità un nespolo o un sorbo. La lettura corrente scompone la parola in hama, insieme, e melon, mela o frutto d’albero, in allusione alla presenza simultanea di fiori e frutti sullo stesso ramo, tratto che la specie americana esibisce in modo vistoso. L’epiteto virginiana rimanda alla Virginia coloniale, regione da cui partirono le prime raccolte inviate in Europa.
Descrizione Morfologica
Grande arbusto deciduo o piccolo albero, alto da 3 a 5 metri nella maggior parte delle popolazioni e fino a 8 metri in condizioni favorevoli, con rilievi eccezionali vicini ai 10 metri. Il fusto è corto e quasi sempre multiplo, esito del ricaccio vigoroso dalla base, il che produce cespi aperti dal contorno irregolare. La ramificazione alterna a zigzag, con rami ascendenti nella porzione interna e orizzontali alle estremità, e disegna una chioma arieggiata che lascia passare molta luce. La corteccia è liscia e da grigia a bruna negli individui giovani, e diventa lievemente squamosa e fessurata con l’età; i rami dell’anno portano una pubescenza rugginosa che si perde nel secondo anno. La crescita è lenta, nell’ordine di 10-20 centimetri di altezza all’anno, e nelle foreste mature sono documentati esemplari centenari.
Foglie
Le foglie sono alterne, disposte su due piani, semplici e decidue, con stipole caduche che lasciano cicatrici visibili. La lamina è obovata o largamente ellittica, lunga da 7 a 15 centimetri e larga da 5 a 10, con apice arrotondato o ottuso. La base è il carattere più utile per il riconoscimento: nettamente asimmetrica, con un lato inserito più in basso dell’altro sul picciolo, e spesso subcordata. Il margine è ondulato-crenato, con denti larghi e arrotondati che danno alla foglia un contorno sinuoso. La nervatura è penninervia, con 5-7 paia di nervi secondari che corrono paralleli fino al margine, impressi sulla faccia superiore e sporgenti su quella inferiore. La pagina adassiale è verde scuro e opaca, mentre l’abassiale è più chiara e porta peli stellati sulle nervature. Il picciolo misura da 5 a 15 millimetri ed è peloso. In autunno il fogliame assume una tinta giallo dorata uniforme prima della caduta.
Fiori
I fiori si riuniscono in glomeruli ascellari brevi, da due a quattro per asse, distribuiti lungo i rami dell’anno. Ogni fiore ha quattro sepali corti e persistenti, giallo verdastri sulla faccia interna e coperti di peli rugginosi su quella esterna, e quattro petali lineari, a forma di nastro stretto, lunghi da 10 a 20 millimetri. Il colore va dal giallo chiaro al giallo intenso, di rado con base rossastra. Nel bocciolo i petali restano avvolti a spirale e si distendono man mano che il fiore si apre. L’androceo conta quattro stami corti, con antere che si aprono per valve articolate, alternati a quattro staminodi vistosamente dilatati che fungono da strutture nettarifere. L’ovario è bicarpellare e parzialmente infero, sormontato da due stili corti e divergenti. Il profumo è tenue e dolciastro, percepibile soprattutto nelle ore più calde della giornata. Al calare della temperatura i petali tornano ad avvolgersi su se stessi e si distendono di nuovo quando l’aria si riscalda, un ciclo che può ripetersi molte volte lungo le settimane di fioritura.
Frutti e Semi
Il frutto è una capsula legnosa ovoide lunga da 10 a 14 millimetri, pubescente, avvolta alla base dall’ipanzio persistente e coronata da due becchi cornuti che corrispondono agli stili disseccati. La maturazione richiede circa dodici mesi a partire dall’antesi, il che spiega la presenza simultanea di fiori nuovi e capsule mature sullo stesso ramo. L’apertura è esplosiva: la disidratazione differenziale degli strati interni dell’endocarpo genera una tensione crescente finché le valve si separano di scatto e proiettano i semi. Ogni capsula contiene due semi oblunghi lunghi da 5 a 9 millimetri, neri e lucidi, dal tegumento duro e dall’endosperma oleoso. I lanci raggiungono diversi metri, con rilievi di campo prossimi ai nove metri dalla pianta madre.
Radice e Fusto
L’apparato radicale è diffuso, con fittone poco marcato e forte sviluppo laterale, concentrato nei primi 60 centimetri del profilo. Questa impostazione si accorda al suolo forestale a lettiera spessa in cui la specie cresce naturalmente. La base del fusto ha un’elevata capacità di emettere getti avventizi, sia dal colletto sia dalle radici superficiali, ed è proprio questo tratto a sostenere l’architettura a cespo e la ripresa rapida dopo un taglio o un danno meccanico. I rami di primo ordine hanno midollo pieno e lenticelle chiare, e le gemme sono nude, prive di perule protettive, esposte e rivestite soltanto di peli.
Distribuzione e Habitat di Hamamelis virginiana
La specie è nativa dell’America del Nord orientale. In Canada si trova nel Nuovo Brunswick, in Nuova Scozia, in Ontario e in Quebec. Negli Stati Uniti l’areale copre quasi tutto il territorio a est delle Grandi Pianure, dal Maine e dal Minnesota a nord fino alla Florida, al Texas orientale e alla Louisiana a sud, e comprende Alabama, Arkansas, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Illinois, Indiana, Iowa, Kentucky, Michigan, Mississippi, Missouri, Ohio, Oklahoma, Pennsylvania, Tennessee, Virginia, Virginia Occidentale e Wisconsin, oltre agli stati minori del nord-est. In Messico la varietà mexicana occupa chiazze isolate di foresta montana in Coahuila e Nuevo León, all’estremo sud della distribuzione del genere nelle Americhe.
L’habitat tipico è il sottobosco di foreste decidue e miste dominate da aceri, betulle, querce e faggi. La pianta compare di frequente su versanti a mezz’ombra, in forre rocciose, lungo margini boscati di ruscelli e, nel sud-est, sui rilievi sabbiosi a vegetazione sempreverde noti come hammocks. L’ampiezza altitudinale va dal livello del mare a circa 1.500 metri. Predilige suoli acidi o leggermente acidi, freschi, profondi e ricchi di sostanza organica, con un buon strato di lettiera, ma tollera profili più asciutti in posizione di versante. Il clima dell’areale nativo è temperato continentale o temperato umido, con inverni rigidi, e la specie regge temperature molto basse senza danni apparenti ai tessuti legnosi.
Fuori dall’areale nativo la pianta è coltivata da oltre due secoli in collezioni botaniche e giardini d’Europa e dell’Asia orientale, senza che sia stato documentato alcun comportamento invasivo. La crescita lenta, la dipendenza da un suolo forestale acido e la dispersione a corto raggio ne limitano la capacità di fuga verso gli ambienti naturali.
Coltivazione
La propagazione per seme richiede di superare una dormienza doppia. Le capsule vanno raccolte prima della deiscenza esplosiva, all’inizio dell’autunno, e i semi attraversano un periodo caldo seguito da uno freddo prima di germinare, sicché l’emergenza avviene di norma solo alla seconda primavera dopo la semina. Le piantine crescono adagio e di rado superano il mezzo metro nel primo anno. La talea di materiale semilegnoso raccolto a inizio estate funziona, ma con percentuali di radicazione irregolari. Per le cultivar ornamentali, soprattutto quelle dell’ibrido Hamamelis × intermedia, l’innesto su portinnesto di H. virginiana è il metodo standard dei vivai, che sfrutta il vigore e la rusticità della specie americana.
Quanto alle esigenze, la pianta si sviluppa tanto a mezz’ombra quanto in pieno sole, ma fiorisce in modo più fitto quando riceve almeno qualche ora di luce diretta. Il suolo deve essere acido, con pH fra 4,5 e 6,5, fresco, permeabile e ben fornito di sostanza organica. I substrati calcarei e il ristagno prolungato sono le due condizioni che la specie non tollera. La piovosità adeguata si colloca fra 800 e 1.500 millimetri annui ben distribuiti, e una pacciamatura di foglie o cortecce aiuta a mantenere umidità e acidità del profilo. La distanza d’impianto deve tenere conto di chiome adulte di vari metri di diametro. La potatura si limita all’asportazione dei rami secchi o incrociati a fine inverno, poiché interventi severi sfigurano l’architettura naturale a cespo.
Fra gli organismi associati il più visibile è l’afide Hormaphis hamamelidis, che induce galle coniche sulla pagina superiore delle foglie, vistose ma di effetto trascurabile sul vigore della pianta. Bruchi defogliatori come Alsophila pometaria e Malacosoma americanum compaiono in modo sporadico. Sul versante delle malattie si registrano oidio a fine estate, macchie fogliari causate da Phyllosticta hamamelidis e marciume radicale da Armillaria mellea su suoli mal drenati o in piante indebolite.
La fioritura comincia fra il sesto e il decimo anno nelle piante da seme, e prima in quelle innestate. Nella filiera nordamericana rami e cortecce si raccolgono nel periodo di riposo vegetativo, con rotazione delle particelle e rinnovazione per ricaccio, una pratica consolidata nello stato del Connecticut, che concentra la lavorazione industriale della specie dall’Ottocento.
Fenologia
La fioritura avviene in autunno e all’inizio dell’inverno dell’emisfero settentrionale, concentrata fra ottobre e novembre e protratta fino a dicembre nelle popolazioni meridionali. Alle latitudini più alte i primi fiori possono aprirsi già a settembre, quando il fogliame comincia a ingiallire. Questo scarto rispetto al calendario delle altre legnose della stessa foresta è il tratto fenologico che definisce la specie, e l’antesi si prolunga spesso per varie settimane perché i petali si avvolgono e si proteggono durante le ondate di freddo, per poi riesporsi quando la temperatura risale.
L’impollinazione è affidata a insetti attivi a fine stagione, quando l’offerta di fiori è minima. Ditteri di varie famiglie e microlepidotteri figurano fra i visitatori rilevati, e gli studi sull’impollinazione autunnale nelle foreste temperate attribuiscono parte delle visite notturne a nottue capaci di innalzare la temperatura corporea con il tremore muscolare prima del volo. La quantità di nettare per fiore è modesta, ma l’assenza quasi totale di concorrenza florale in quel periodo compensa la scarsità della ricompensa.
La fruttificazione si completa nell’autunno successivo. Dopo la fecondazione lo sviluppo del frutto entra in una fase lenta durante l’inverno, accelera in primavera e in estate e culmina nella maturazione della capsula circa dodici mesi dopo l’apertura del fiore. La dispersione primaria è balistica, con proiezione dei semi a distanze di vari metri. Segue una fase secondaria mediata dalle formiche, attratte dal tessuto nutritivo del seme, e da piccoli roditori e uccelli granivori, che trasportano e interrano parte del materiale. La germinazione, come già osservato, è ritardata e avviene di regola nella seconda stagione favorevole.
Specie Affini e Confusioni
Il genere Hamamelis riunisce poche specie, con distribuzione disgiunta fra l’America del Nord e l’Asia orientale. Le checklist di riferimento riconoscono H. japonica Siebold & Zucc., del Giappone, H. mollis Oliv., della Cina centrale e meridionale, H. vernalis Sarg., degli Stati Uniti centro meridionali, e la stessa H. virginiana. A questo nucleo si aggiunge H. ovalis S.W.Leonard, descritta nel 2006 a partire da popolazioni del Mississippi meridionale e ancora trattata in modo variabile dalle diverse banche dati tassonomiche. L’ibrido orticolo Hamamelis × intermedia Rehder, incrocio fra le due specie asiatiche, è all’origine della maggior parte delle cultivar ornamentali in circolazione.
La confusione più comune sul campo riguarda H. vernalis, e l’epoca di fioritura risolve il caso nella maggioranza dei casi: la specie degli Ozark apre i fiori fra gennaio e marzo, a fine inverno, mentre H. virginiana fiorisce in autunno. I petali di H. vernalis sono inoltre assai più corti, spesso rossastri o aranciati alla base, e le sue foglie tendono a essere glauche di sotto. H. ovalis si distingue per le foglie più grandi e più arrotondate e per i petali di tinta rosso purpurea, unici nel genere, ma la sua presenza naturale è confinata a un’area ristretta del Mississippi meridionale. Le due specie asiatiche fioriscono in inverno e, nel continente americano, compaiono soltanto in coltivazione.
Fuori dal genere il sosia classico è Corylus americana, il nocciolo americano, le cui foglie ripetono il contorno obovato, il margine crenato e la base asimmetrica. La distinzione è immediata guardando le strutture riproduttive: il nocciolo produce amenti maschili penduli a fine inverno e frutti avvolti da un involucro fogliaceo, mai fiori gialli a petali lineari. Un altro membro della stessa famiglia, il genere Fothergilla, ha anch’esso un fogliame simile, ma le sue infiorescenze sono spighe dense e biancastre formate da soli stami, senza petali, e compaiono in primavera. In pratica, la combinazione di base fogliare obliqua, denti larghi e arrotondati sul margine e fiori gialli a quattro petali a nastro in autunno è diagnostica e non si ripete in nessun’altra legnosa della regione.
Fitochimica
Il profilo chimico della specie è dominato dai composti fenolici, con i tannini idrolizzabili in testa. Il marcatore caratteristico è l’amamelitannino, un estere galloilico dell’amamelosio che dà il nome alla pianta nella letteratura fitochimica, accompagnato da galloil-amamelosi a diversi gradi di sostituzione e da gallotannini del glucosio che portano da cinque a dieci unità di acido gallico. La frazione condensata è formata da proantocianidine, con procianidine e prodelfinidine costruite su unità di catechina, epicatechina ed epigallocatechina, compresi derivati galloilati ed esteri benzoici descritti nella corteccia. Le analisi di composizione collocano i tannini idrolizzabili intorno ai quattro quinti dei polifenoli totali, mentre il resto spetta alle proantocianidine.
La distribuzione di questi composti varia molto fra gli organi, ed è una delle peculiarità meglio documentate della specie. Le quantificazioni per cromatografia liquida mostrano una concentrazione di amamelitannino nella corteccia assai superiore a quella delle foglie e a quella del fusto, nell’ordine di decine di volte rispetto alle prime e di quasi un centinaio di volte rispetto al secondo. I tenori di tannini totali riportati si collocano fra l’8 e il 12 per cento nella corteccia e fra il 3 e il 10 per cento nelle foglie, con variazioni secondo l’epoca di raccolta e la provenienza del materiale.
Accanto ai tannini compaiono flavonoidi glicosilati, fra cui astragalina e altri derivati del kaempferolo, isoquercitrina, quercitrina e miricetina, quest’ultima più legata alle foglie. Acidi fenolici liberi e coniugati completano il quadro, con acido gallico e acidi caffeoilchinici come rappresentanti più citati. La frazione volatile è ridotta e comprende esenolo e altri composti di foglia verde, eugenolo e tracce di safrolo. Vale la pena registrare un contrasto chimico rilevante: poiché i tannini non sono volatili, il distillato ottenuto per trascinamento in corrente di vapore dai rami non ne contiene quasi affatto, a differenza degli estratti idroalcolici ricavati dalla corteccia, nei quali la frazione tannica è maggioritaria.
Storia ed Etnobotanica
La pianta occupa un posto di rilievo nella documentazione etnografica del Nord America orientale. Le rilevazioni del Settecento e dell’Ottocento attestano che popoli come gli Irochesi, i Mohegan, gli Osage e i Potawatomi impiegavano corteccia e foglie in impacchi e bagni applicati sulla pelle, e che il legno serviva ad altri scopi domestici. I coloni inglesi assorbirono parte di quelle pratiche nel proprio repertorio nel corso del periodo coloniale, ed è da quel passaggio che nasce la presenza della specie nella letteratura popolare nordamericana.
Il nome inglese witch hazel, che a volte si traduce alla lettera come nocciolo delle streghe, ha un’origine meno pittoresca di quanto sembri. Il primo elemento deriva dall’inglese medio wiche o wych, che significa flessibile e si applicava ad alberi dai rami pieghevoli, e non dalla parola per strega, con la quale ha soltanto coinciso per deriva fonetica. Il secondo elemento rimanda alla somiglianza del fogliame con quello del nocciolo europeo. La flessibilità dei rami spinse i coloni inglesi a usarli come bacchette da rabdomante nella ricerca di acqua sotterranea, pratica portata dall’Europa e trapiantata nel nuovo territorio, il che rafforzò l’associazione errata con la stregoneria.
Linneo formalizzò il nome nel 1753 su materiale proveniente dalla Virginia, dopo essersi rifatto all’opera di Gronovius sulla flora di quella colonia. Un secolo più tardi, negli anni Quaranta dell’Ottocento, la distillazione su scala commerciale prese avvio in Connecticut, legata al nome di Thomas Newton Dickinson, e lo stato arrivò a concentrare la produzione mondiale del distillato, posizione che mantiene da allora. Nel corso del Novecento il prodotto fu accolto nei compendi farmaceutici ufficiali di vari paesi, il che consolidò la specie come una delle poche legnose nordamericane dotate di una filiera industriale propria e ininterrotta da oltre un secolo e mezzo.
Anche la fioritura fuori stagione ha lasciato traccia in letteratura. Henry David Thoreau annotò ripetutamente nei suoi diari l’incontro con i fiori gialli in novembre, e l’immagine della pianta che fiorisce quando il bosco si è ormai ritirato divenne ricorrente nella scrittura naturalistica del New England.
Conservazione
La Lista Rossa della IUCN classifica Hamamelis virginiana come specie a Minor Preoccupazione, sigla LC, in una valutazione che riconosce l’ampiezza della distribuzione, l’abbondanza nelle comunità di sottobosco e l’assenza di un declino demografico significativo. La specie non compare in nessuna delle appendici CITES e non figura in liste nazionali di specie minacciate nei paesi in cui cresce.
Le pressioni documentate sono locali e indirette. La più rilevante è il brucamento intenso da parte del cervo dalla coda bianca, Odocoileus virginianus, le cui popolazioni sono cresciute molto in buona parte degli Stati Uniti orientali e che sopprime la rinnovazione del sottobosco legnoso nelle foreste frammentate. La conversione di foresta matura a uso agricolo o urbano riduce l’habitat preferenziale, e la raccolta commerciale di rami esercita una pressione localizzata, benché sia condotta in regime di rotazione che si appoggia alla forte capacità di ricaccio della pianta.
La situazione è ben diversa per una congenere nordamericana: H. ovalis, ristretta a poche popolazioni del Mississippi meridionale, ha un’area di occupazione minuscola ed è trattata come taxon di preoccupazione negli inventari regionali di flora rara del sud-est degli Stati Uniti.
Curiosità
- Fiori appena aperti e capsule mature dell’annata precedente occupano lo stesso ramo nello stesso momento, situazione insolita fra le legnose temperate e probabile origine del nome del genere, che porta con sé l’idea di frutto e fiore insieme.
- L’apertura della capsula si sente. I raccoglitori che tengono i frutti maturi in sacchetti di carta riferiscono schiocchi e il rumore dei semi che battono contro le pareti del contenitore per giorni.
- I petali a nastro funzionano come un meccanismo reversibile di protezione dal freddo: si avvolgono su se stessi quando la temperatura scende e tornano a distendersi con il caldo, il che consente a uno stesso fiore di restare vitale per settimane in pieno autunno inoltrato.
- L’afide Hormaphis hamamelidis induce galle coniche sulla pagina superiore delle foglie e, nelle popolazioni di bassa quota, alterna le generazioni fra l’amamelide e la betulla nera, Betula nigra, per poi tornare alla pianta d’origine a fine estate.
- La distribuzione del genere, spartita fra l’Asia orientale e l’America del Nord orientale, ripete uno schema che compare anche in Liquidambar e Liriodendron e risale a flore continentali più continue del Terziario, ipotesi sostenuta da analisi filogenetiche e biogeografiche del gruppo.
Avviso: questo contenuto è informativo e non sostituisce il parere di un professionista sanitario. Consultare un medico o un fitoterapeuta prima di usare piante medicinali, soprattutto in gravidanza, durante l’allattamento o in caso di assunzione di farmaci.
Riferimenti e Studi Scientifici
Vedi Tutti i 9 Riferimenti Citati
Studi Scientifici Peer-Reviewed (2)
- DOI1988 Vennat, B., Pourrat, H., Pouget, M. P., Gross, D., Pourrat, A. Tannins from Hamamelis virginiana: identification of proanthocyanidins and hamamelitannin quantification in leaf, bark, and stem extracts. Planta Medica, 54(5), 454-457. 1988. ↗
- DOI2010 Xie, L., Yi, T. S., Li, R., Li, D. Z., Wen, J. Evolution and biogeographic diversification of the witch-hazel genus (Hamamelis L., Hamamelidaceae) in the Northern Hemisphere. Molecular Phylogenetics and Evolution, 56(2), 675-689. 2010. ↗
Letture Complementari (7)
- 1997 Flora of North America Editorial Committee. Hamamelis virginiana L. Flora of North America North of Mexico, vol. 3. Oxford University Press, New York. 1997.
- International Plant Names Index. Hamamelis virginiana L., Sp. Pl. 1: 124 (1753). Royal Botanic Gardens, Kew. ↗
- IUCN. Hamamelis virginiana. The IUCN Red List of Threatened Species. Valutazione in categoria Minor Preoccupazione (LC).
- 2006 Leonard, S. W. A new species of witch-hazel (Hamamelis: Hamamelidaceae) apparently endemic to southern Mississippi. Sida, 22(2), 849-856. 2006.
- Linnaeus, C. Species Plantarum, vol. 1, p. 124. Laurentius Salvius, Stoccolma. 1753.
- Plants of the World Online. Hamamelis virginiana L. Royal Botanic Gardens, Kew. ↗
- Standley, P. C. Studies of American plants. Publications of the Field Museum of Natural History, Botanical Series, 17, 192. 1937.
