Belladonna (Atropa belladonna): Tossicità e Controindicazioni

13 Min di Lettura
🥈 7 Riferimenti
Pubblicato il

Atropa belladonna L. / Belladonna, chiamata in italiano anche erba della bella donna, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Solanaceae ed è tra le specie più tossiche della flora europea. Originaria dell’Europa, dell’Africa settentrionale e dell’Asia occidentale, concentra in tutte le sue parti alcaloidi tropanici capaci di provocare un’intossicazione grave e potenzialmente mortale. Questa guida serve ad aiutare il lettore a riconoscere il pericolo e a evitare qualsiasi forma di automedicazione con la pianta.

Belladonna (Atropa belladonna): illustrazione botanica in stile antico con foglie ovali e bacche nere lucide della pianta tossica della famiglia Solanaceae.
Foglie ovali e bacche nere e lucide della belladonna, i frutti che la letteratura tossicologica indica come i più spesso scambiati per bacche commestibili, soprattutto dai bambini.

In caso di ingestione o sospetta intossicazione, rivolgersi immediatamente al pronto soccorso e contattare il centro antiveleni del proprio paese. Il quadro può evolvere in fretta e nessun rimedio casalingo sostituisce la valutazione medica. Di seguito sono descritti i composti responsabili della tossicità, i segnali d’allarme, i gruppi più a rischio e gli indizi per identificare la pianta prima che si verifichi un incidente.

Nomi Popolari e Internazionali della Belladonna

In diverse lingue i nomi della pianta alludono al pericolo che rappresenta. È il caso di cereja-do-diabo in portoghese, deadly nightshade in inglese e Tollkirsche in tedesco, qualcosa come “ciliegia della follia”.

  • Francese: belladone, morelle furieuse.
  • Inglese: belladonna, deadly nightshade, death cherries, devil’s berries.
  • Italiano: belladonna, erba della bella donna.
  • Portoghese: beladona, cereja-do-diabo, erva-da-morte, erva-moura-mortal.
  • Spagnolo: belladona, cereza del diablo, solano mayor.
  • Tedesco: Schwarze Tollkirsche, Tollkirsche, Wolfskirsche.

I nomi popolari richiedono cautela, perché in Brasile il termine portoghese erva-moura, senza altre specificazioni, indica di solito un’altra specie, Solanum americanum, chiamata anche maria-pretinha.

Sinonimi Botanici di Atropa belladonna

La World Checklist of Vascular Plants, base tassonomica di Plants of the World Online (POWO), accetta la specie nella grafia con trattino scelta da Linneo nel 1753, Atropa bella-donna L. La forma Atropa belladonna, senza trattino, è la variante ortografica più diffusa nella letteratura medica e designa esattamente la stessa pianta. I nomi scientifici elencati qui sotto, attribuiti alla specie nel corso dei secoli, sono oggi considerati sinonimi:

  • Atropa borealis Kreyer ex Pascher
  • Atropa caucasica Kreyer
  • Atropa cordata Pascher
  • Atropa digitaloides Pascher
  • Atropa lethalis Salisb.
  • Atropa lutea (Döll) Al-Nowaihi & M.M.Mourad
  • Atropa mediterranea Kreyer ex Pascher
  • Atropa paschkewiczii Kreyer
  • Belladona baccifera Lam.
  • Belladona trichotoma Scop.
  • Boberella bella-donna (L.) E.H.L.Krause

Anche la forma a frutti gialli, descritta come Atropa bella-donna var. lutea Döll, rientra nella sinonimia della specie.

Famiglia Botanica: Solanaceae

La famiglia delle Solanaceae comprende circa 2.700 specie e include alimenti come patata, pomodoro, melanzana e peperoni. Accanto a questi si trovano piante ricche di alcaloidi tropanici, come lo stramonio, il giusquiamo e le trombe degli angeli. La belladonna appartiene alla tribù Hyoscyameae, la stessa del giusquiamo nero (Hyoscyamus niger), con cui condivide buona parte della chimica tossica.

Tossicità della Belladonna: Grado di Pericolosità e Parti Tossiche

Il livello di allerta della belladonna è massimo: l’intera pianta è tossica e non esiste una dose sicura stabilita per nessuna delle sue parti. La radice concentra la quantità maggiore di alcaloidi, ma anche foglie, fiori, semi e bacche bastano a causare un’intossicazione grave e potenzialmente mortale, soprattutto nei bambini.

Le bacche nere e lucide, grandi quanto una piccola ciliegia, attirano i bambini e possono ingannare gli adulti abituati a raccogliere frutti selvatici. Il contenuto di alcaloidi varia secondo la parte della pianta, l’età, il luogo e il periodo di raccolta, per cui è impossibile prevedere la gravità di un’esposizione in base alla quantità ingerita. Perfino il contatto del succo con gli occhi può dilatare la pupilla, l’effetto da cui deriva uno degli usi storici più noti della specie.

Composti Tossici e Meccanismo di Tossicità della Belladonna

I principali responsabili della tossicità sono gli alcaloidi tropanici: l’iosciamina, che durante l’essiccazione e l’estrazione si converte in parte in atropina, e la scopolamina, chiamata anche ioscina. Questi composti sono presenti in tutte le parti della pianta e vengono assorbiti facilmente dal tratto digerente.

Il meccanismo d’azione è l’antagonismo antimuscarinico: gli alcaloidi occupano i recettori muscarinici dell’acetilcolina, il messaggero chimico che governa le funzioni di riposo e digestione, e ne bloccano l’azione. Senza questo freno il cuore accelera, le pupille si dilatano, saliva e sudore scompaiono, l’intestino rallenta e la vescica fatica a svuotarsi. Non potendo sudare, il corpo perde anche la capacità di disperdere il calore. Poiché attraversano la barriera ematoencefalica, l’atropina e soprattutto la scopolamina raggiungono il cervello e producono la sindrome anticolinergica centrale, con agitazione, confusione, delirio e allucinazioni.

Sintomi di Intossicazione da Belladonna

Il quadro classico è quello della sindrome anticolinergica, che la letteratura medica di lingua inglese riassume in una formula nota: “caldo come una lepre, cieco come un pipistrello, secco come un osso, rosso come una barbabietola, matto come un cappellaio”. Tra i segni più frequenti descritti nei casi di intossicazione ci sono:

  • Agitazione psicomotoria e confusione mentale
  • Allucinazioni visive e uditive
  • Bocca e gola molto secche, con difficoltà a deglutire
  • Coma, nei casi più gravi
  • Convulsioni
  • Delirio ed eloquio sconnesso
  • Febbre alta (ipertermia), per l’incapacità di sudare
  • Pelle calda, secca e arrossata, soprattutto sul viso e sul collo
  • Pupille dilatate (midriasi), con visione offuscata e sensibilità alla luce
  • Ritenzione urinaria
  • Tachicardia e palpitazioni

Nella serie di 49 bambini analizzata da Caksen e collaboratori, i segni più comuni sono stati eloquio privo di senso, tachicardia, pupille dilatate e rossore. Letargia, coma e l’assenza della tachicardia attesa hanno segnalato i casi più gravi, perciò un cuore che non batte accelerato non deve rassicurare nessuno.

Gruppi a Rischio e Interazioni Farmacologiche della Belladonna

Chiunque può andare incontro a un’intossicazione grave da belladonna, ma alcuni gruppi corrono un rischio maggiore di esposizione accidentale o di complicazioni:

  • Anziani: sono più sensibili agli effetti anticolinergici, con un rischio maggiore di confusione mentale, ritenzione urinaria e cadute.
  • Bambini: sono i più vulnerabili, per il peso corporeo inferiore, per l’attrazione che le bacche lucide esercitano su di loro e per la difficoltà di riferire che cosa hanno messo in bocca.
  • Cardiopatici: l’accelerazione del battito e le alterazioni del ritmo provocate dagli alcaloidi possono scompensare cardiopatie preesistenti.
  • Donne in gravidanza e allattamento: non esiste alcun margine di sicurezza noto e gli alcaloidi tropanici attraversano la placenta.
  • Persone con glaucoma ad angolo chiuso: la dilatazione della pupilla può scatenare una crisi acuta di pressione intraoculare, con rischio per la vista.
  • Persone con ipertrofia prostatica benigna: il rilassamento della muscolatura vescicale può portare a una ritenzione urinaria acuta.

Gli alcaloidi della belladonna sommano i propri effetti a quelli di altri farmaci anticolinergici, il che aumenta il rischio anche dopo esposizioni minime. Tra questi rientrano gli antidepressivi triciclici, gli antispastici anticolinergici, gli antistaminici di prima generazione, gli antiparkinsoniani anticolinergici e alcuni antipsicotici. Alcol e sedativi possono aggravare la confusione e la sonnolenza, e chi segue un trattamento farmacologico continuativo deve informarne il personale sanitario.

Cosa Fare in Caso di Intossicazione da Belladonna

In caso di ingestione o sospetta intossicazione, rivolgersi immediatamente al pronto soccorso e contattare il centro antiveleni del proprio paese. Non esiste un antidoto casalingo sicuro, e cercare di risolvere il problema in casa fa solo perdere tempo prezioso.

Il vomito non va provocato senza l’indicazione di un professionista, perché la manovra può causare soffocamento e aspirazione nelle vie respiratorie, soprattutto in chi è già agitato o sonnolento. È utile conservare un campione della pianta, possibilmente con foglie e frutti, o almeno fotografarla. Chi presta soccorso deve conoscere la quantità approssimativa e l’ora dell’ingestione. Se l’esposizione ha riguardato una tisana fatta in casa o un prodotto acquistato già pronto, il flacone, la confezione o l’etichetta devono accompagnare la persona.

In ospedale il trattamento è soprattutto di supporto, con monitoraggio cardiaco, controllo della temperatura e dell’agitazione e, quando indicato, misure per ridurre l’assorbimento degli alcaloidi. La fisostigmina è un antidoto specifico, ma di impiego esclusivamente ospedaliero e sotto supervisione medica, perché può a sua volta provocare gravi effetti collaterali. Poiché i sintomi possono prolungarsi e oscillare, anche chi sembra migliorare deve restare in osservazione.

Casi Documentati e Situazione Normativa della Belladonna

Una revisione di Fatur e Kreft sulle intossicazioni pubblicate tra il 1966 e il 2018 ha concluso che la maggior parte delle ingestioni di belladonna è avvenuta perché le bacche erano state scambiate per frutti commestibili. In Turchia, Caksen e collaboratori hanno seguito 49 bambini intossicati dalla pianta, sei dei quali hanno avuto un quadro grave, con encefalopatia. Con l’assistenza ospedaliera, in quella serie nessuno ha avuto bisogno di ventilazione meccanica né è deceduto.

Un caso riportato da Berdai e collaboratori, in Marocco, mostra il pericolo dell’automedicazione. Una bambina di 11 anni ha ricevuto la pianta come rimedio casalingo contro l’ittero e ha sviluppato una sindrome anticolinergica centrale, con ricovero in rianimazione prima di riprendersi. La revisione storica di Lee ricorda inoltre che, nel XIX secolo, l’atropina pura fu responsabile di un gran numero di morti per incidente, suicidio o omicidio.

La situazione normativa varia da paese a paese, ma in diverse giurisdizioni la belladonna è trattata come materia prima farmaceutica a impiego limitato o controllato, e i suoi alcaloidi purificati circolano solo come medicinali regolamentati. Nel 2017, negli Stati Uniti, la FDA ha riscontrato contenuti non uniformi di belladonna in compresse omeopatiche per la dentizione dei neonati, e il prodotto è stato ritirato dal mercato, come riferiscono Kwakye e collaboratori.

Usi Storici della Belladonna e Relativi Rischi

Greci e romani sapevano già che la pianta conteneva un veleno potente. Nel Medioevo compariva nelle formule attribuite a stregoni e avvelenatori, compresi i cosiddetti unguenti del volo, i cui effetti allucinogeni erano in realtà segni di intossicazione anticolinergica.

Nel Rinascimento le donne italiane si instillavano negli occhi il succo della pianta per dilatare le pupille, allora considerate un segno di bellezza, e secondo la tradizione da qui deriva l’epiteto belladonna, letteralmente “bella donna”. L’effetto comportava visione offuscata, sensibilità alla luce e rischio di intossicazione sistemica, oltre a poter scatenare crisi di glaucoma. Nel dare il nome al genere, Linneo evocò Atropo, la Moira greca che recideva il filo della vita.

Tra il XIX e il XX secolo, tinture, estratti e cerotti di belladonna figuravano nelle farmacopee come antispastici. Il contenuto variabile di alcaloidi e il margine ristretto tra effetto e intossicazione hanno portato alla loro progressiva sostituzione, nella maggior parte della pratica clinica, con composti purificati e standardizzati. L’atropina, isolata negli anni Trenta dell’Ottocento, e la scopolamina sono oggi farmaci soggetti a prescrizione o riservati all’ambito ospedaliero, che non si possono ottenere in modo sicuro dalla pianta. Sono impiegate in oftalmologia, in anestesiologia, nella gestione della bradicardia e come antidoto nelle intossicazioni da insetticidi organofosforici.

Esiste inoltre un medicinale omeopatico registrato con il nome Belladonna, ottenuto con diluizioni estremamente elevate. Queste preparazioni ultradiluite sono un prodotto distinto sul piano normativo, senza relazione farmacologica diretta con la pianta o con i suoi alcaloidi in dose rilevabile, e la menzione qui non costituisce un avallo.

Identificazione e Rischi di Confusione della Belladonna

La belladonna è un’erba perenne robusta, che può superare il metro di altezza, con foglie ovali a margine intero, spesso disposte in coppie disuguali, una grande accanto a un’altra molto più piccola. I fiori, solitari e a forma di campana, sono di colore viola brunastro e compaiono d’estate all’ascella delle foglie. Il frutto è una bacca nera e lucida poggiata su un calice verde persistente, aperto in cinque punte come una stella, dettaglio che aiuta a riconoscerla.

Una forma meno comune, con fiori giallo pallido e bacche gialle, non va considerata innocua. Fuori dall’areale d’origine, la pianta compare soprattutto in coltivazione, in giardini di piante medicinali e collezioni botaniche.

Il principale rischio di confusione riguarda le bacche, che possono essere scambiate per mirtilli, ciliegie o altri frutti selvatici, soprattutto dai bambini. Secondo la revisione di Fatur e Kreft, questo errore spiega la maggior parte delle ingestioni della pianta. In Brasile conviene non confondere la belladonna con l’erva-moura o maria-pretinha (Solanum americanum), che ha bacche molto più piccole, riunite in piccoli grappoli e precedute da minuscoli fiori bianchi. In ogni caso, nessuna bacca nera selvatica va portata alla bocca senza un’identificazione sicura. La tromba degli angeli (Brugmansia suaveolens) e lo stramonio (Datura stramonium), piante affini e comuni in Brasile, contengono gli stessi alcaloidi e provocano un quadro molto simile.

Domande Frequenti sulla Belladonna

La Belladonna È Velenosa?

Sì, la belladonna è tra le piante più tossiche d’Europa e tutte le sue parti, dalla radice alle bacche, contengono alcaloidi capaci di causare un’intossicazione grave e potenzialmente mortale. Il livello di allerta attribuito a questa specie è massimo.

Esiste una Dose Sicura di Belladonna?

Non esiste una dose sicura stabilita di belladonna, né per uso interno né per uso esterno. Il contenuto di alcaloidi varia molto da una pianta all’altra, il che rende imprevedibile qualsiasi esposizione, e nessun beneficio dimostrato giustifica questo rischio. I farmaci derivati, come l’atropina, sono prodotti dall’industria e impiegati solo su prescrizione o in ambiente ospedaliero.

Cosa Fare se Qualcuno Ha Mangiato della Belladonna?

L’indicazione è chiedere subito soccorso d’urgenza, rivolgendosi al pronto soccorso o al centro antiveleni, anche se la persona non presenta ancora sintomi. Il vomito non va provocato senza l’indicazione di un professionista e, se possibile, conviene portare un campione o una foto della pianta e riferire la quantità approssimativa e l’ora dell’ingestione.

Quali Sono i Primi Sintomi di Intossicazione da Belladonna?

I primi segni sono di solito bocca molto secca, pupille dilatate con visione offuscata, pelle calda e arrossata e cuore accelerato. In seguito possono comparire agitazione, eloquio sconnesso, confusione e allucinazioni e, nei casi gravi, convulsioni e coma.

L’Uso della Belladonna È Vietato?

La legislazione varia da paese a paese e non esiste una regola unica valida per tutti. In diverse giurisdizioni la belladonna è trattata come materia prima farmaceutica a impiego limitato o controllato, e i suoi alcaloidi arrivano al paziente solo sotto forma di medicinali regolamentati. In qualsiasi scenario, l’automedicazione con la pianta è pericolosa e non va tentata.

La Belladonna Omeopatica Comporta lo Stesso Rischio della Pianta?

Il medicinale omeopatico chiamato Belladonna è ottenuto per diluizione ultraelevata e costituisce un prodotto distinto sul piano normativo, senza relazione farmacologica diretta con la pianta o con i suoi alcaloidi in dose rilevabile. Difetti di fabbricazione, tuttavia, hanno già motivato allerte, come quella della FDA nel 2017 su compresse per la dentizione infantile con contenuti non uniformi di belladonna. L’esistenza di questo prodotto non indica che la pianta sia sicura, e la menzione qui non costituisce un avallo.

Avviso: questo contenuto ha finalità esclusivamente informativa e preventiva e non sostituisce la valutazione di un professionista sanitario. Questa pianta non deve essere usata in nessun caso per l’automedicazione. In caso di contatto o ingestione, rivolgersi immediatamente al pronto soccorso.

Riferimenti e Studi Scientifici

7 Riferimenti Citati

Livello di Evidenza: 🥈 Moderato

Basato su 7 riferimenti citati (7 Peer-Reviewed).

  1. PMC2012 Berdai MA, et al. Atropa belladonna intoxication: a case report. Pan Afr Med J. 2012.
  2. PMC2003 Caksen H, et al. Deadly nightshade (Atropa belladonna) intoxication: an analysis of 49 children. Hum Exp Toxicol. 2003.
  3. PMC1966 Fatur K, Kreft S. Common anticholinergic solanaceaous plants of temperate Europe – A review of intoxications from the literature (1966-2018). Toxicon. 2020.
  4. PMC1998 Holzman RS. The legacy of Atropos, the fate who cut the thread of life. Anesthesiology. 1998.
  5. PMC2018 Kwakye GF, et al. Atropa belladonna neurotoxicity: Implications to neurological disorders. Food Chem Toxicol. 2018.
  6. PMC2007 Lee MR. Solanaceae IV: Atropa belladonna, deadly nightshade. J R Coll Physicians Edinb. 2007.
  7. PMC2004 Ulbricht C, et al. An evidence-based systematic review of belladonna by the natural standard research collaboration. J Herb Pharmacother. 2004.
La qualità della traduzione di questo articolo è soddisfacente?
Cosa ne pensi di questo articolo?
Valutazione media: -
Aggiornato il

Belladonna (Atropa belladonna), pianta tossica: composti, sintomi di intossicazione, gruppi a rischio, controindicazioni e cosa fare in caso di ingestione.

Natugreens

Natugreens

Herbs and Medicinal Teas

Il Team Editoriale di Natugreens riunisce professionisti multidisciplinari con esperienza in ricerca, nutrizione e comunicazione scientifica. La nostra missione è offrire contenuti chiari, responsabili e basati su evidenze. Ogni pubblicazione passa attraverso curatela e revisione editoriale. Così, garantiamo coerenza, accuratezza e trasparenza.